Addio al fisico Zichichi, il brillante scienziato che metteva in discussione le teorie di Darwin.
*SPECIAL FEE* [Posato] Ginevra, Antonino Zichichi nel suo studio al CERN (Ginevra – ,
Il suo desiderio era assistere all’esplosione di una supernova. Per questo motivo aveva realizzato un rivelatore di neutrini sotto il Gran Sasso. Negli ultimi esperimenti mirava a provare l’esistenza di un Supermondo a 43 dimensioni, e con la loro spiegazione riusciva a intrattenere i suoi interlocutori disorientati per ore. La sua fede in Dio (ma anche in se stesso) lo portava a ritenere «che il mondo possieda una Logica interna comprensibile attraverso l’intelletto».
In terra, più che in cielo, Antonino Zichichi ha realizzato però le sue opere straordinarie. Lo scienziato dalla chioma bianca e dall’eloquio inarrestabile, specializzato in fisica delle particelle, è venuto a mancare ieri all’età di 96 anni. Originario di Erice, in Sicilia, risiedeva tra la Svizzera, sede del centro di ricerca del Cern, e Roma, dove frequentava il Vaticano e i suoi pontefici (era particolarmente amico di Giovanni Paolo II). Di lui rimangono il più importante laboratorio sotterraneo del mondo, situato sotto il Gran Sasso, e la scuola di fisica di Erice, dove scienziati premi Nobel insegnano a studenti provenienti da tutto il mondo. Erice, fondata nel 1963, ha attraversato la guerra fredda promuovendo il dialogo tra i ricercatori divisi dalla cortina di ferro. «Nella sua scuola, più di 50 anni fa, fu lanciato il manifesto per la pace e contro le armi nucleari» ricorda Antonio Zoccoli, presidente dell’Infn, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di cui Zichichi fu presidente tra il 1977 e il 1982.
Proprio in quegli anni l’Italia, che viveva nel periodo del boom, stava costruendo l’autostrada tra Roma e l’Aquila. Zichichi chiese ai democristiani al governo, con i quali aveva ottimi rapporti, di scavare accanto al tunnel sotto il Gran Sasso tre sale di cento metri per condurvi esperimenti di astrofisica. Quasi un chilometro e mezzo di montagna sovrastante avrebbe protetto gli strumenti dai raggi cosmici che permeano l’aria attorno a noi. Solo le particelle più energetiche, generate dai fenomeni violenti dell’universo, avrebbero raggiunto i rivelatori scientifici.
Nessuno, tranne Zichichi, avrebbe potuto convincere un governo italiano a investire 77 miliardi di lire per osservare il cielo da sotto una montagna. Nel 1979 il presidente del Senato Amintore Fanfani presentò il progetto alla Commissione Lavori Pubblici, nel 1982 le ruspe iniziarono a lavorare e nel 1987 fu avviato il primo esperimento. Lo strumento voluto da Zichichi per osservare le supernove, denominato Lvd, aprì gli occhi nel 1992. Non riuscì a vedere nulla, ma solo perché l’ultima supernova dell’universo era esplosa 5 anni prima.
Anche se nel frattempo insegnava fisica all’università di Bologna, in Sicilia Zichichi continuava a sentirsi a casa. C’erano la scuola di Erice e le escursioni in windsurf a San Vito Lo Capo. A novembre del 2012 il presidente della Regione Rosario Crocetta gli propose di diventare assessore ai Beni Culturali (suo collega alla Cultura era Franco Battiato). L’esperienza si concluse in modo traumatico sia per il cantautore che per lo scienziato, spesso collegato alle sedute dal Cern di Ginevra. «Bisognava lavorare e lui parlava di raggi cosmici» lo licenziò Crocetta. «Sono andato via io per divergenze culturali di cui sono orgoglioso» replicò Zichichi. Un altro famoso scontro fu con l’oncologo Umberto Veronesi, che aveva affermato «Dopo Auschwitz, il cancro è la prova che Dio non esiste». Se c’è una logica, gli rispose Zichichi, deve esserci un Autore: «Dio esiste e la prova è l’universo. L’ateismo è la fede nel nulla».
Una mediazione di tipo diverso fu per lui più fortunata. Secondo i racconti dello scienziato, è stato proprio grazie alle sue insistenze che Giovanni Paolo II ha riabilitato Galileo nel 1992 (anche se Zichichi avrebbe desiderato che lo proclamasse direttamente santo). A fargli perdere le simpatie di molti (ma non della destra, che ieri l’ha ricordato con messaggi di politici dalla premier in giù) erano state le sue posizioni contro la responsabilità umana nella crisi climatica e contro la teoria di Darwin. A chi si preoccupa del riscaldamento del pianeta rinfacciava «i limiti intrinseci dei modelli matematici su cui si basano le previsioni». Su Darwin invitava a «distinguere fra narrazione e rigore scientifico. Una teoria deve rispettare due principi del metodo galileiano: descrizione matematica e riproducibilità sperimentale. L’evoluzionismo, pur affascinante, non lo fa».
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