Aggressione all’Ariosto: il 22enne, colto da crisi psichica, colpiva a caso per poi togliersi la vita

L’aggressione sarebbe stata dettata da un impulso irrazionale, legato a una condizione di forte sofferenza psichica aggravata nel periodo successivo al Covid. Non ci sarebbe dunque nessun movente specifico né un obiettivo individuato in precedenza alla base del gesto del giovane di 22 anni arrestato nel primo pomeriggio di mercoledì 30 settembre dai carabinieri con l’accusa di lesioni aggravate e porto abusivo di arma da taglio, dopo essere entrato abusivamente nel liceo Ariosto e aver tentato di colpire con un pugnale subacqueo uno studente di 15 anni.
Secondo quanto apprende Estense.com da fonti vicine agli ambienti giudiziari, il giovane avrebbe raccontato agli inquirenti di essersi svegliato con l’idea di recarsi nell’istituto di via Arianuova, dove nessuno lo conosceva, per ferire una persona scelta casualmente e poi togliersi la vita. Avrebbe inoltre riferito di essersi sentito fuori da sé e particolarmente agitato, raccontando di aver pianto nel momento in cui aveva puntato la lama contro l’addome dello studente.
Una ricostruzione che, almeno per quanto riguarda l’assenza di un rapporto tra aggressore e vittima, trova riscontro negli accertamenti effettuati nelle ore successive all’aggressione. Le verifiche hanno infatti escluso un legame diretto tra i due, anche attraverso l’analisi dei social network. A carico del 22enne, che da alcuni mesi risulta essere già preso in carico dal Servizio psichiatrico territoriale dell’Asl di Ferrara per istinti suicidi e pensieri di aggressività, non sarebbero inoltre emersi precedenti episodi di violenza.
Durante l’interrogatorio davanti alla pm Isabella Cavallari, il giovane ha mantenuto un atteggiamento collaborativo, mostrando di comprendere la gravità di quanto accaduto e di essere consapevole del proprio stato di malessere, che già in precedenza gli aveva provocato sofferenza. Proprio su questo aspetto potrebbero essere disposti ulteriori approfondimenti clinici.
Decisivo per la ricostruzione dei fatti è stato anche il supporto dei genitori nelle ore successive all’aggressione. In particolare, la madre, dopo aver notato un comportamento grave e anomalo nel figlio, è riuscita a convincerlo a recarsi dai carabinieri per raccontare quanto era accaduto.
Dopo la colluttazione, il quindicenne era riuscito a disarmare il 22enne e a metterlo in fuga. I militari del 112, intervenuti poco dopo, avevano recuperato e messo sotto sequestro l’arma utilizzata, raccogliendo inoltre le prime testimonianze. Successivamente, i carabinieri hanno identificato il giovane, che si era presentato in caserma portando con sé il fodero dell’arma da taglio, risultato perfettamente compatibile con il coltello repertato a scuola, oltre agli indumenti che indossava al momento dell’aggressione.
Elementi che hanno portato all’arresto in quasi flagranza. A difenderlo è l’avvocato Emiliano Mancino, che commenta: “Il mio assistito non è un delinquente e quanto accaduto non è un atto di violenza tra coetanei all’interno della scuola. È stato un gesto isolato di una persona che purtroppo soffre di disturbi psichici e per la quale è già in corso un percorso di cura”.
Attualmente il giovane è detenuto in una struttura sanitaria, dove attende l’udienza di convalida davanti al gip del tribunale di Ferrara fissata per le 10.30 di questa mattina. Il quindicenne, che ha riportato fortunatamente solo lievi lesioni all’addome e alle mani, dopo l’episodio è stato accompagnato al pronto soccorso di Cona per gli accertamenti del caso e subito dimesso.
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