Allerta per il cuore, la questione della compatibilità. “I medici di altri tre pazienti sono costretti a rinunciare all’organo”
La madre del bambino ricoverato al Monaldi
Il bambino sarebbe stato il primo nella lista d’attesa se il donatore avesse avuto il gruppo sanguigno B, come il suo. Tuttavia, si tratta di un bambino di 3 anni, deceduto a causa di una leucemia, con gruppo 0 rh+.
Per questo motivo, il bambino di due anni e mezzo ricoverato al Monaldi dopo un trapianto di cuore che non ha avuto successo era ieri sera il quarto nella lista, poiché solo compatibile. Tre bambini malati, ricoverati in altre cardiochirurgie italiane, erano in cima alla lista perché condividevano lo stesso gruppo sanguigno del donatore. Anche questi pazienti si trovano in condizioni critiche, come è comune per bambini così piccoli che necessitano di un nuovo cuore per continuare a vivere.
I protocolli, in vigore da anni nel nostro Paese, stabiliscono che quando un organo diventa disponibile, il sistema, coordinato dal Centro nazionale trapianti, lo comunica ai centri con pazienti compatibili. In base a vari fattori, a partire dalle dimensioni dell’organo, che in questo caso non rappresentano un problema, si determina quale sia il primo malato avente diritto al trapianto, poiché l’intervento ha maggiori probabilità di successo grazie alla migliore compatibilità. Si crea quindi una nuova lista, non più potenziale come quella elaborata in attesa di un organo, ma concreta. Questo è esattamente ciò che è accaduto ieri sera, quando al Monaldi si attendeva di sapere se i cardiochirurghi degli altri tre centri avrebbero accettato l’organo del bambino deceduto. L’approvazione da parte di uno dei centri cardiochirurgici avvia immediatamente le operazioni necessarie per il trapianto. Pertanto, un’équipe si dirige verso l’ospedale dove è ricoverato il bambino in morte cerebrale per effettuare il prelievo e poi rientra il più rapidamente possibile nel proprio reparto.
In attesa di comprendere a chi sarà destinato il cuore, ci sono diversi aspetti da chiarire, che riguardano specificamente il Monaldi. Se l’organo dovesse arrivare a Napoli, ad esempio, chi si occuperebbe del trapianto? Come noto, dopo l’errore avvenuto a dicembre, l’attività del centro è stata sospesa. Potrebbe quindi essere necessario l’intervento di professionisti esterni per eseguire l’operazione. Ma chi? Ieri non era ancora chiaro e, in ogni caso, il primario del Monaldi, Guido Oppido, sarebbe l’unico disponibile a effettuare l’intervento.
La scorsa notte ci sono state comunicazioni tra i chirurghi dei quattro centri in cima alla lista d’attesa e si è deciso di effettuare oggi una nuova valutazione delle condizioni del bambino ricoverato a Napoli, per stabilire se è idoneo al trapianto. Va inoltre ancora esaminata la situazione del cuore del donatore. Pertanto, la riunione già programmata a Napoli con gli specialisti delle altre cardiochirurgie (Bambino Gesù, Torino, Bergamo e Padova) sarà utile per decidere come procedere con il cuore trovato ieri sera. Inoltre, è molto probabile che nella lista d’attesa, prima del bambino di Nola, ci siano pazienti seguiti da alcuni dei medici che sono stati chiamati a fornire consulenza. I centri cardiochirurgici che effettuano trapianti pediatrici in Italia sono, infatti, molto limitati, sei o sette a seconda degli anni.
«Facciamo di tutto per salvarlo», aveva dichiarato ieri mattina la premier Giorgia Meloni al ministro della Salute Orazio Schillaci, prima di contattare la madre del bambino. Schillaci ha immediatamente riunito il suo staff per cercare una soluzione. Nel frattempo, è stata attivata la rete europea che gestisce le donazioni. Il sistema continentale prevede già che se un cuore non può essere trapiantato in una struttura del Paese in cui viene prelevato, venga immediatamente offerto all’estero, per evitare sprechi. Comunque, si è deciso di rilanciare un’allerta anche attraverso il Centro nazionale trapianti, evidenziando la delicatezza del caso italiano. A quanto pare, comunque, il primo cuore almeno compatibile con il bambino del Monaldi non è stato reperito all’estero, bensì nel nostro Paese.
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