Alloggio Erp per una famiglia del Grattacielo: il Tar dichiara illegittimo il silenzio del Comune

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Il Comune di ha 45 giorni di tempo per rispondere alla richiesta di alloggio Erp presentata da una delle famiglie rimasta senza casa dopo lo sgombero del Grattacielo avvenuto lo scorso 12 febbraio.

A stabilirlo è il Tribunale Amministrativo Regionale (Tar) dell’Emilia-Romagna in una sentenza del 28 settembre, nella quale ha dichiarato illegittimo il silenzio del Comune dopo che l’istanza per l’assegnazione dell’alloggio era stata presentata il 31 marzo dello scorso anno.

La domanda era stata presentata per “estrema emergenza abitativa”, disciplina prevista dal Regolamento comunale Erp. Una prima risposta all’istruttoria era stata fornita dal Comune a giugno, il quale aveva dichiarato che avrebbe deciso entro trenta giorni dal termine della stessa. A settembre, tuttavia, nessun provvedimento era ancora stato adottato.

Il Tar ha così accertato l’illegittimità del silenzio, rilevando il “lungo tempo trascorso” senza che l’Amministrazione avesse concluso il procedimento.

In una memoria depositata dagli avvocati del ricorrente – Corrado Caruso, Morelli e Fabio Nicolicchia – si evidenzia come fin dall’inizio di luglio tra il nucleo familiare e l’Asp di Ferrara si fosse instaurato un confronto che “ha portato all’accertamento della condizione di ‘difficoltà abitativa’ e di ‘bisogno abitativo’ della famiglia, senza che tuttavia il Comune abbia poi concluso il procedimento”.

In seguito alla memoria presentata dagli avvocati, il Comune di Ferrara non ha presentato repliche e non si è presentato alla discussione che si è tenuta lo scorso 24 settembre.

Il Tribunale ha quindi ordinato al Comune di concludere il procedimento entro 45 giorni e ha nominato sin d’ora il Prefetto di Ferrara quale Commissario ad acta. Questi avrà la possibilità di subdelegare e, se il Comune non provvederà nel termine previsto dalla sentenza ad assegnare l’alloggio, si sostituirà ad esso.

Lo stesso Tar, nella sentenza, ha invece respinto la domanda – posta dai ricorrenti – di fondatezza della pretesa dell’ottenimento dell’alloggio, poiché non può sostituire il Comune nell’adozione delle misure richieste.

“La sentenza – dichiarano gli avvocati Corrado Caruso, Francesco Morelli e Fabio Nicolicchia – afferma un principio essenziale: l’Amministrazione ha il dovere di dare una risposta ai cittadini e non può lasciare senza decisione, per mesi, una domanda che riguarda una situazione di grave emergenza abitativa e coinvolge un diritto fondamentale della persona quale il diritto all’abitazione”.

“Il Tribunale – aggiungono – ha accertato l’illegittimità del silenzio e ha previsto un meccanismo concreto per superare eventuali ulteriori ritardi, attraverso l’intervento sostitutivo del Prefetto. Spetta ora al Comune completare l’istruttoria e assumere una decisione espressa sulla richiesta presentata dalla famiglia. Il principio è che i procedimenti che incidono su situazioni di grave emergenza abitativa non possono rimanere indefinitamente senza risposta”.

“Siamo fiduciosi – concludono i legali – che, all’esito di questa vicenda, possano trovare concreta tutela il diritto fondamentale all’abitazione e, con esso, il diritto alla dignità delle persone coinvolte. Ci aspettiamo che l’Amministrazione dia tempestiva esecuzione alla sentenza e affronti concretamente il bisogno abitativo della famiglia”.

Oltre all’intervento dei legali, arriva anche quello politico della consigliera del Partito Democratico Sara Conforti: “Trasparenza e certezza dei tempi dei procedimenti – scrive – sono state fin dall’inizio una mia priorità sulla vicenda delle richieste di alloggi di emergenza per gli sfollati del grattacielo. Oggi il Tar ci dice che, almeno in un caso, quel ritardo è diventato inerzia amministrativa, dichiarando illegittimo il silenzio del Comune”.

“Ora – aggiunge – è ancora più necessario fare chiarezza sulle altre pratiche depositate da molti mesi: le prime relazioni sociali dell’Asp erano arrivate già il 27 maggio, l’11 giugno Comune e Asp avevano già esaminato una prima proposta di abbinamento e, a fine luglio, risultavano quattro alloggi pronti all’assegnazione”.

Secondo Conforti occorre quindi “capire perché si siano mantenute per mesi persone e famiglie in una condizione di tale precarietà, protrattasi fino all’avvio dell’anno scolastico e dei servizi educativi per l’infanzia, creando grandi disagi ai minori che li frequentano e che si trovano oggi a vivere in spazi fisici e in condizioni psicologiche che mal si conciliano con la ripresa del loro impegno scolastico”.

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