Argenta, arrestato ai domiciliari l’infermiere sotto inchiesta per omicidio in ospedale.
Argenta. Non si trova più in carcere, ma agli arresti domiciliari, il 44enne Matteo Nocera, l’infermiere sotto inchiesta per la morte sospetta del paziente 83enne Antonio Rivola, avvenuta – nel settembre 2024 – all’interno del reparto di Lungodegenza Post-Acuzie Riabilitativa Geriatrica dell’ospedale Mazzolani Vandini di Argenta, dove l’anziano era ricoverato.
Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari, che – dopo aver ascoltato l’indagato – ha accolto la richiesta della difesa, rappresentata dall’avvocato Lorenzo Valgimigli.
Tuttavia, sulla modifica della misura non è ancora stata pronunciata l’ultima parola. La pm Barbara Cavallo ha infatti presentato appello al Tribunale della Libertà, che ha accolto il ricorso, ordinando il ripristino della custodia cautelare in carcere. La decisione non è ancora definitiva poiché rimangono aperti i termini per un eventuale ricorso in Cassazione da parte della difesa.
Nocera era detenuto a Ravenna dal 12 luglio scorso, dopo che i gip di Ferrara e Ravenna avevano concordemente riconosciuto il pericolo di reiterazione del reato e di inquinamento probatorio. Il provvedimento era stato adottato a seguito degli accertamenti dei carabinieri, che erano riusciti a raccogliere elementi considerati idonei a ipotizzare il rischio concreto di possibili ritorsioni nei confronti dei colleghi che avevano segnalato anomalie e sospetti.
La principale accusa che il pubblico ministero Barbara Cavallo oggi rivolge all’infermiere è quella di omicidio volontario aggravato per aver somministrato all’anziano paziente, senza alcuna finalità terapeutica (perché non ha finalità terapeutiche), un farmaco, l’Esmeron, un miorilassante normalmente utilizzato solo per facilitare l’intubazione in caso di anestesia generale e deve essere accompagnato dalla respirazione artificiale. In assenza di ciò, può risultare letale poiché chi lo assume non è in grado di respirare autonomamente.
Il 44enne deve inoltre difendersi dall’accusa di maltrattamenti aggravati nei confronti di altri otto pazienti (persone offese insieme all’Ausl e al Ministero della Salute) ricoverati all’ospedale di Argenta tra settembre e ottobre di due anni fa. Secondo la Procura di Ferrara, infatti, avrebbe somministrato in modo abituale agli anziani ricoverati benzodiazepine e sedativi, come Midazolam, Haldol e Naloxone (quest’ultimo peraltro scaduto, ndr), in assenza di prescrizioni mediche ufficiali da parte dei medici di turno.
Per questo motivo deve anche rispondere di esercizio abusivo della professione medica per la quale è richiesta ovviamente una speciale abilitazione dello Stato, oltre che di falso in atto pubblico, poiché avrebbe attestato falsamente fatti non veri nelle cartelle cliniche dei pazienti per coprire i presunti maltrattamenti. È il caso di un paziente a cui l’infermiere avrebbe somministrato, secondo l’accusa, arbitrariamente un sedativo. Questo, però, non venne annotato nella cartella clinica, dove si attestava l’assopimento dell’anziano senza indicarne la reale causa e venne poi indicata la prescrizione del farmaco quando questo era già stato somministrato.
In un’occasione, invece, il 22 settembre 2024, l’infermiere – secondo la ricostruzione della Procura – avrebbe lesionato gravemente un paziente con un bisturi, effettuando un’incisione senza anestesia nelle parti intime che gli provocò dolori e conseguenze. Secondo l’accusa, infatti, dopo quell’episodio, l’anziano – che sarebbe stato sottoposto anche a umiliazioni verbali – fu costretto a un ulteriore intervento chirurgico da cui si riprese solo dopo quaranta giorni di convalescenza.
All’infermiere 44enne vengono inoltre contestati i reati di truffa, in relazione a un titolo di studio “fantasma” che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stato conseguito indebitamente in Romania per consentirgli di lavorare per l’Ausl senza averne diritto, nonché di interruzione di pubblico servizio. Quest’ultima accusa è condivisa con una dottoressa del reparto, la quale risulta inoltre indagata – sempre in concorso con l’infermiere – per il reato di falso in atto pubblico.
La donna, difesa dall’avvocato Maria Luigia Mezzogori, avrebbe infatti fatto da “scudo” a Nocera: secondo la Procura, avrebbe compilato in modo non veritiero le cartelle cliniche di alcuni pazienti, omettendo in alcuni casi di annotare circostanze rilevanti. Inoltre, sempre secondo l’accusa, avrebbe chiesto all’infermiere indagato – mentre era in servizio – di allontanarsi dall’ospedale per recarsi nell’abitazione della propria anziana madre e prestarle assistenza medica domiciliare.
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