Artemis è arrivata sulla Luna. Inizia il sorvolo del lato opposto, stabilendo un nuovo primato di distanza dalla Terra.
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La Luna dal finestrino di Orion (afp)
“Non dimenticate di apprezzare lo spettacolo”. Gli astronauti di Artemis II si preparano a sorvolare il lato opposto della Luna. La sveglia delle 17 italiane ha portato a bordo della loro navetta Orion la voce di un pioniere spaziale. Jim Lovell – astronauta di Apollo 8, la prima missione a osservare il lato nascosto del satellite – ha registrato il messaggio prima della sua scomparsa, avvenuta lo scorso agosto.
Ha voluto esortare i colleghi più giovani a catturare le emozioni del momento, nonostante la varietà di fotocamere e smartphone forniti dalla Nasa per immortalare il raro panorama.
Il record di distanza dalla Terra
Con un’escursione di Pasquetta davvero fuori dal comune, alle 20 italiane i quattro astronauti a bordo di Artemis sono diventati gli esseri umani che si sono allontanati di più dalla Terra. Se Apollo 13 nel 1970 aveva raggiunto i 400.171 chilometri di distanza, oggi la navetta Orion – partita da Cape Canaveral mercoledì primo aprile – ha superato questo record di 6.600 chilometri.
Jeremy Hansen si fa la barba al risveglio (afp)
Nello spazio profondo, i raggi cosmici risultano più intensi rispetto all’orbita bassa della Stazione Spaziale Internazionale, situata a 400 chilometri di altitudine. Uno degli esperimenti a bordo di Artemis ha l’obiettivo di misurare il livello di radiazioni assorbito dagli astronauti. I dati raccolti serviranno a valutare i potenziali rischi per la salute di un viaggio verso Marte.
La missione sul lato nascosto della Luna
Verso le nove di sera italiane, Orion inizierà il sorvolo del lato lontano della Luna, uno degli spettacoli più rari mai osservati dall’occhio umano. Oltre ad Apollo 8 nel 1968, anche Apollo 13 nel 1970 ha avuto l’opportunità di ammirare il terreno molto più montuoso e irregolare rispetto al lato a noi visibile.
La missione del celebre “Houston abbiamo un problema”, a causa dei motori danneggiati dall’esplosione di un serbatoio di ossigeno a bordo, aveva deciso di effettuare alcune orbite attorno al satellite per sfruttare la complessa interazione tra la gravità della Terra e quella della Luna, tornando poi a casa senza necessità di utilizzare i motori. Artemis seguirà lo stesso approccio a partire da domani, per poi rientrare sul nostro pianeta il 10 aprile.
La sala di controllo di Orion a Houston, sede della Nasa (afp)
Le altre missioni Apollo, pur orbitando attorno al satellite, non si erano trovate in condizioni di luce favorevoli per osservare a lungo la superficie del lato lontano. Le date delle missioni erano state infatti selezionate per garantire una migliore illuminazione del lato vicino, quello destinato agli allunaggi.
La riscoperta della Terra e lo scatto di Earthrise
Gli astronauti di Apollo 8, una volta raggiunto il lato nascosto della Luna, alzarono lo sguardo dalla sua superficie e rimasero colpiti da un altro spettacolo. Con stupore, da lassù, si resero conto di quanto fosse bella la nostra Terra. Vedendola sorgere con la sua gamma di colori dal profilo grigio della Luna, si affrettarono a prendere la macchina fotografica e improvvisarono uno scatto che è diventato il celebre Earthrise, la biglia azzurra punteggiata di bianco. “La Terra da qui è una grande oasi nel nero dello spazio” affermò Lovell.
Earthrise, la foto scattata da Apollo 8 (afp)
L’equipaggio di Artemis II – gli americani Reid Wiseman, Victor Glover e Christina Koch, insieme al canadese Jeremy Hansen – tenterà di replicare quel famoso scatto. Il lato oscuro della Luna, durante il sorvolo che durerà oltre sei ore – con 45 minuti senza contatto radio con la Terra – offrirà un’illuminazione del 20% del disco. Meno di quanto sperassero. In compenso, intorno all’una di notte, Orion assisterà a un’eclissi di Sole.
A caccia dei colori della Luna
Da un’altitudine compresa tra 5 e 6mila chilometri, la Luna apparirà grande come una palla da basket tenuta da un braccio disteso. I quattro astronauti potranno osservare una delle strutture geologiche più singolari del satellite: il Mare Orientale, 900 chilometri di diametro, risultato dell’impatto con un meteorite che ha generato una serie di creste concentriche simili a un sasso lanciato in uno stagno.
Il Mare Orientale ripreso dalla sonda della Nasa Lro in falsi colori
A Terra, e con una spedizione sul terreno vulcanico dell’Islanda, l’equipaggio lunare si è addestrato per riconoscere i vari tipi di rocce e strutture geologiche. Oltre al grigio predominante, i loro occhi dovranno cercare anche delle striature colorate.
“Si tende sempre a considerare la Luna come un mondo esclusivamente in scala di grigi – spiega Andrea Longobardo, planetologo e primo ricercatore dell’Inaf, Istituto Nazionale di Astrofisica – ma abbiamo trovato anche campioni lunari più colorati. Penso all’olivina, un materiale presente sotto la superficie, ma che può emergere a causa degli impatti. Ha una tonalità verdastra, che ricorda le olive. La missione Apollo 17 riportò anche delle perle arancioni, generate da un’attività vulcanica avvenuta miliardi di anni fa, frutto di una rapida solidificazione del magma.”
Il messaggio di pace degli astronauti
Se Apollo 8 raggiunse la Luna alla vigilia di Natale del 1968 (e gli astronauti celebrarono leggendo un passo della Genesi), la coincidenza del viaggio di Artemis durante la Pasqua non è sfuggita ai quattro membri di Orion. È stata un’opportunità, ha dichiarato Glover, per apprezzare la bellezza della creazione. “L’umanità è un solo popolo. Nessuna frontiera, nessuna bandiera. Solo un unico pianeta blu”.
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