Assolti i tre accusati di truffa nei confronti di falsi carabinieri e avvocati.
Un 46enne e una 40enne di Napoli, insieme a un 45enne di Carpi, sono stati prosciolti dalle accuse di truffa in concorso, in quanto avrebbero simulato di essere carabinieri e avvocati per ingannare delle persone, fino a quando le forze dell’ordine non li hanno bloccati.
Il pubblico ministero Ciro Savino aveva richiesto la condanna per loro il 29 maggio scorso: per i due uomini, una pena di 2 anni e 6 mesi di detenzione, oltre a una multa di 5mila e 4.200 euro rispettivamente, mentre per la donna la pena proposta era di 1 anno e 6 mesi di carcere e una multa di 3mila euro.
La Procura di Ferrara contestava loro sette episodi avvenuti tra settembre e novembre 2019, principalmente ai danni di donne anziane.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il modus operandi prevedeva che uno dei due uomini contattasse la vittima telefonicamente, presentandosi come ufficiale dei carabinieri o avvocato, inducendola a credere che un familiare fosse in pericolo o fosse stato arrestato a seguito di un incidente stradale. Per liberarlo, era necessario versare una “cauzione”. A quel punto, il complice si recava all’indirizzo dell’anziana per riscuotere il denaro e i beni richiesti. Per spostarsi, utilizzava un’auto a noleggio fornita dalla 40enne.
In un primo episodio, secondo quanto emerso in aula, riuscirono a persuadere una signora a consegnare 800 euro in contante, un bracciale e due collane d’oro. In altre occasioni, convinsero la vittima di turno a dare loro 4.500 euro, poi 2.600, 3.700, 500 euro, due bracciali in oro e nuovamente 3.700 euro.
Tuttavia, la richiesta di condanna da parte dell’accusa non è stata accolta a causa di prove insufficienti. Non è stato possibile dimostrare il legame tra le utenze telefoniche utilizzate per le truffe e gli imputati.
In particolare, secondo la polizia giudiziaria, il 46enne napoletano – assistito, come la 40enne, dall’avvocata Barbara D’Arcangelo – avrebbe utilizzato un gran numero di utenze telefoniche. Tuttavia, non è stato possibile collegare in modo univoco tali numeri agli imputati, poiché risultavano intestati a terzi.
In alcuni casi, pare che le utenze siano state attive contemporaneamente in luoghi diversi, molto distanti tra loro, come Ferrara e Napoli.
I tre sono stati quindi assolti perché il fatto non sussiste o per non aver commesso il fatto. Dei sette episodi contestati dalla Procura, alcuni si erano conclusi con la realizzazione della truffa, mentre altri, come quello del 22 aprile, erano stati sventati.
Davanti alla giudice Rosalba Cornacchia, un’anziana ha raccontato la sua esperienza. Alcuni individui l’avevano contattata facendole credere che il figlio fosse in pericolo. Tuttavia, lei non si era lasciata ingannare e, dopo aver verificato che stesse bene, aveva respinto quel tentativo di truffa telefonica, riattaccando e lasciando a bocca asciutta chi stava cercando di raggirarla.
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