Cecchini italiani a Sarajevo negli anni ’90, quattro nuovi soggetti coinvolti nelle indagini.

Cecchini italiani a Sarajevo negli anni '90, quattro nuovi soggetti coinvolti nelle indagini. 1

I segnali con la scritta Pazi Snajper! (“Attenzione, cecchino!”) divennero frequenti e alcune vie particolarmente rischiose, come evidenziato in questa di Belgrado risalente al primo luglio 1995 ( / Anja Niedringhaus) 

 

SAN VITO AL TAGLIAMENTO – Un ex autotrasportatore di San Vito al Tagliamento è stato già oggetto di indagine e convocato lunedì a . Tuttavia, non è l’unico soggetto sotto osservazione. Altri nomi, almeno quattro, sono attualmente sotto esame da parte degli investigatori milanesi nell’ambito dell’inchiesta sui cecchini attivi durante il fine settimana a Sarajevo, sotto assedio tra il ’92 e il ’96.

Gli avvisi di garanzia

La lista degli indagati è destinata ad ampliarsi a breve. Secondo fonti raccolte e diffuse dalle emittenti locali friulane, ulteriori accertamenti riguardano tre individui nella regione, tra cui un “banchiere di Trieste” e un residente della zona montuosa friulana. Si sospetta inoltre la partecipazione di “un torinese, un milanese e almeno altri cinque individui già segnalati all’epoca dai servizi segreti”. Alcuni di loro avrebbero già ricevuto un avviso di garanzia, ma la notizia non ha ancora trovato conferma ufficiale.

Cecchini italiani a Sarajevo negli anni '90, quattro nuovi soggetti coinvolti nelle indagini.1

Il centro di Sarajevo è sotto il tiro dei cecchini: una donna corre tenendo per mano la figlia il primo luglio 1995, alle spalle il cartello con la scritta che caratterizzava tutto il centro di Sarajevo: Pazi Snajper! (“Attenzione, cecchino!”). Alcune vie erano particolarmente rischiose come Ulica Zmaja od Bosne, la strada principale che conduce all’aeroporto, nota come “vicoli dei cecchini”. Ansa / Anja Niedringhaus

 

A San Vito al Tagliamento

Nella piccola comunità friulana lungo le rive del Tagliamento non si discute d’altro, nei bar, per le strade, ai tavoli. “Siamo ancora scioccati dalla notizia ma anche molto indignati”, afferma un abitante di San Vito, tra i banchi del mercato rionale quasi vuoto nella piazza del Popolo a causa della pioggia. Sono molte le segnalazioni su cui sta indagando la procura di Milano, con il procuratore capo Marcello Viola e il pm Alessandro Gobbis, per identificare gli altri presunti “cecchini del weekend”, che pagavano per andare a uccidere “per gioco”, inclusi donne, anziani e bambini, nella Sarajevo assediata dai serbo-bosniaci.

I “motivi abietti” dei “tiratori turistici”

Altri nomi sono in fase di verifica, che potrebbero aggiungersi all’80enne camionista, indagato per omicidio volontario continuato e aggravato dai “motivi abietti” e che sarà interrogato il 9 febbraio. Persone provenienti dal centro-nord Italia, oggi anziani, che partivano per queste trasferte verso la Bosnia nei fine settimana dopo il lavoro. “Tiratori turistici”, come vengono definiti negli atti, che coprono un’area che va dal Piemonte, alla Lombardia fino al Friuli, lungo l’asse Torino-Milano-Trieste.

Lo scenario “macabro”

Un contesto “macabro” in cui, secondo l’ipotesi investigativa, operavano anche “cecchini” provenienti da altri Paesi. La procura di Milano è stata la prima a avviare le indagini, ma ora esiste un coordinamento internazionale e “si stanno attivando anche autorità giudiziarie estere, tra cui quelle belga, francese e svizzera”. Presto gli inquirenti si recheranno anche a L’Aja per approfondimenti con altri colleghi europei, anche riguardo agli atti del Tribunale penale internazionale sui crimini commessi nella ex Jugoslavia.

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