Che spasso la maschera di Giusy
(ansa)
Ogni anima profonda ha necessità di una maschera, sosteneva il filosofo. Sulla profondità dell’animo di Giusy Giugliano non metterei la mano sul fuoco, ma sulla maschera indossata un paio di anni fa sì. La maschera: non era particolarmente entusiasta all’idea di trasferirsi a Milano — considerando i prezzi degli affitti nel capoluogo lombardo — Giusy Giugliano decide di fare su e giù da Napoli. Ogni giorno? Sui Frecciarossa? I conti non tornano. Lei non né conferma né smentisce, ma la dolceamara commedia — del tipo: la vita moderna ti stritola (Chaplin), ti aliena (Bianciardi), ti logora (il Cynar di Bernacca) –: quella è gradita. Non è una pubblicità studiata per i Trasporti (Salvini pensa al ponte, non ai treni), né la cruda verità di Pavese («I lavori cominciano all’alba. Ma noi/ cominciamo prima dell’alba»), ma funziona: la maschera diventa virale, lei ha il suo quarto d’ora di celebrità, tutti ne discutono.
Giusy trova un impiego come collaboratrice scolastica grazie al decreto Caivano. Trova un lavoro e lo perde, perché secondo la sua Dirigente, non si presenta al lavoro. Sarà finita nel 1400, quasi mille e cinque, come il bidello Mario, nel film di Troisi e Benigni? Non so. Tuttavia, Giusy è la donna del treno (quanto a Mario, spiega a Leonardo da Vinci come inventarlo), e per questo fa notizia. Prima l’assunzione, poi il licenziamento.
Ieri, un’altra notizia ancora: lo stalking e l’arresto a seguito della denuncia della Dirigente contro le presunte molestie di lei. Notizia al quadrato: la Dirigente è la stessa che ha ispirato liberamente la fiction su Rai1. Un grande successo.
Potenza dei social, potenza della maschera, potenza del falso. Che, sicuramente, si mescola al vero. Ma più per meno produce meno e il falso mescolato al vero fa lo stesso. Infatti, il filosofo continuava così: «Ancor più, attorno a ogni anima profonda cresce continuamente una maschera, grazie all’interpretazione costantemente falsa, cioè superficiale, d’ogni parola, d’ogni passo, d’ogni segno di vita che egli dà». E i social non esistevano ancora.
In Re per una notte, e ben prima di Joker, un grande Robert De Niro, comico disgraziato, perseguitava il conduttore (l’altrettanto grande Jerry Lewis), per riuscire a farsi ospitare in tv. Sistematicamente rifiutato dalla produzione, decideva di rapirlo, chiedendo come riscatto l’apparizione nel suo show. Giusy Giugliano non è arrivata alla fase del rapimento, e sperabilmente non ci arriverà mai.
Siamo noi, però, che l’aspettavamo al varco. Noi che, molto prima di lei, siamo già non davanti alla tv ma sui social, desiderando avidamente storie come la sua, la cui forza è di lasciarsi scrollare con divertita indifferenza sui nostri smartphone.
(Dimenticavo: il filosofo è Nietzsche e il libro Al di là del bene e del male. Il titolo, Nietzsche non me ne voglia, dice tutto).