Comala: un ulteriore centro di incontro chiude a Torino

Foto di Comala: https://www.facebook.com/comala65?locale=it_IT
A Torino chiude un altro spazio culturale e di coesione sociale: il Comala. Dopo circa quindici anni, i gestori attuali dello spazio perdono il bando che consente l’utilizzo dello spazio per i prossimi dieci anni. A gestirlo sarà un’azienda milanese di formazione di start-up d’impresa.
Con una lunga storia all’interno della città di Torino, uno dei luoghi significativi per studenti e residenti del quartiere, il Comala dovrà cessare la sua attività. L’avviso è giunto poche ore fa attraverso il profilo Instagram della community; a chiarire la questione è stato uno dei principali gestori dello spazio, Andrea Pino:
Comala chiude e Comala chiude per una decisione del Comune di Torino. […] Chiunque stia discutendo di un cambio di gestione di Comala o stia raccontando una narrativa diversa, sta comunicando informazioni errate. Non si tratta di un semplice cambio di gestione, ma di un altro spazio che riaprirà, gestito da una misteriosa cordata […]
[…] ha come soggetto capofila colui che riceverà l’assegnazione dello spazio, ossia un’associazione milanese che si occupa di start-up d’impresa e di incubazione di nuove realtà imprenditoriali. Questo è accaduto […] non c’è un cambio di gestione di Comala, è Comala che chiude. E Comala chiude per scelta del comune di Torino. […]
La presunta conclusione della storia del Comala rappresenta un altro passo nella eliminazione degli spazi di aggregazione torinesi: dopo quindici anni di operatività, il centro culturale, nato dal recupero della ex caserma La Marmora, chiude per essere riaperto – forse – con un progetto completamente differente, affidato a una cordata composta da sette associazioni e guidata da Social Innovation Teams Italia, per una decisione del Comune di Torino.
[…] È uno spazio che non ha pendenze con il comune di Torino, non ha debiti con nessuno, paga regolarmente i fornitori e tutte le persone che vi lavorano sono inquadrate nel rispetto delle normative nazionali. Non ci sono state difficoltà oggettive nella gestione dello spazio, tranne una specifica, che è stata l’unico vero ostacolo di questi anni, ovvero l’incapacità della pubblica amministrazione della circoscrizione 3 di regolare amministrativamente la nostra presenza qui dentro […]
Il ruolo del comune di Torino
Essendo un immobile di proprietà pubblica, la situazione, secondo uno dei gestori, avrebbe dovuto essere formalmente regolata tramite un atto amministrativo per definire in modo chiaro la concessione e, in particolare, il rapporto tra la gestione dello spazio e l’amministrazione.
Dalle affermazioni riportate, sembra che questo passaggio non sia mai stato completato in modo definitivo: in tal senso, per anni la Circoscrizione 3 del Comune di Torino non si sarebbe occupata delle normative necessarie per regolare stabilmente la presenza dell’associazione all’interno dell’immobile. Diverse vicende hanno causato tensioni sull’organizzazione degli eventi, come la presenza dell’aula studio o la programmazione di concerti, fino alla sospensione delle attività.
La mancanza di un inquadramento amministrativo chiaro ha reso, secondo l’associazione, estremamente difficile pianificare interventi anche strutturali, investimenti e sviluppi dei progetti, ostacolando la creazione di stabilità e delle garanzie necessarie per la gestione di uno spazio pubblico.
Il Comala
Nato nel 2011 come un’esperienza di comunità: aule studio, concerti gratuiti, festival – come Primavera di bellezza; il Comala è uno spazio ibrido e autofinanziato che garantisce 21 posti di lavoro regolarmente contrattualizzati.
[…] il territorio di fatto recupera questo spazio, perché questo spazio ha assunto una forma che ne riflette quella del quartiere. Se ci sono le aule studio e si verifica un’aggregazione informale di migliaia di giovani, ciò accade perché si è risposto a un bisogno che è emerso in questo spazio e che gli ha conferito quella forma. Non è stata la circoscrizione a creare le aule studio, a organizzare gli eventi musicali e ora a cambiare il gestore di questa realtà […]
In migliaia hanno avuto l’opportunità di frequentarlo e partecipare alle attività senza alcun costo; tuttavia, lo spazio, non ricevendo, come già detto, finanziamenti pubblici, si è sempre autosostenuto e offre da anni posti di lavoro regolari: un progetto non imposto dall’alto, ma che ha radici profonde nel suo quartiere. Realizzato e sostenuto dalla comunità locale, l’ex caserma non era stata concessa ai residenti, ma si trovava in uno stato di abbandono fino all’apertura del centro.
Questo serve a ricordare come, ad oggi, il comune si stia appropriando di ciò che una comunità ha sviluppato in quindici anni, cercando di trasformarlo a proprio vantaggio: secondo il gestore, la decisione sarebbe quindi, principalmente politica. I progetti presentati dalla cordata guidata da Social Innovation Teams Italia non riuscirebbero a compensare le iniziative che il Comala, il suo team e il quartiere hanno promosso nel corso degli anni, ma si tratterebbe esclusivamente della sostituzione di un modello di aggregazione con un altro, più orientato all’impresa e meno legato alla dimensione informale e conflittuale tipica degli spazi sociali.
[…] il punto è che è molto complesso aprire e gestire uno spazio pubblico. Ce ne sono pochi. Quanti spazi di aggregazione ci sono a Torino? Ogni tre mesi ne scompare uno, tuttavia si tratta di un’operazione molto complessa. […] si nega alle persone la possibilità di utilizzarlo per non si sa quanto tempo, e tutte le realtà che venivano ospitate gratuitamente o semi gratuitamente, vengono cancellate, poiché non rientrano in quel modello che viene imposto.
La chiusura degli spazi sociali
Dopo Askatasuna, Torino perde un ulteriore punto di riferimento. A soli due mesi dallo sgombero del centro sociale di corso Regina e dagli scontri di fine gennaio, chiude un altro spazio di aggregazione sociale e giovanile. Il tema rimane sempre il rapporto tra le esperienze autogestite e l’amministrazione pubblica: il comune che con una mano si avvicina ad Askatasuna e con l’altra spinge per chiudere gli ultimi spazi sociali rimasti.
Nonostante si tratti di realtà piuttosto diverse, le vicende pongono interrogativi simili: quale spazio rimane, nelle nostre grandi città, per forme di comunità popolari? E soprattutto: l’innovazione urbana può avvenire esclusivamente attraverso modelli imprenditoriali distanti dai residenti, o può (e deve) includere anche esperienze associative non focalizzate esclusivamente sul profitto?
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[…] L’unica risposta che ci siamo dati è che evidentemente uno spazio di questo tipo non è gradito all’amministrazione, poiché rappresenta un luogo di forte aggregazione, principalmente giovanile, anche informale, con tratti di spontaneismo molto evidenti, uno spazio che gestisce i giovani in modo alternativo. E questo spazio non è di gradimento, quindi, tra la possibilità di mantenerlo e lasciarlo andare, si è optato per la seconda ipotesi.
L’amministrazione del comune di Torino afferma, comunque, di aver seguito le procedure previste dal nuovo regolamento, valorizzando i criteri oggettivi nell’avviso pubblico.
Ed è una decisione politica e non tecnica, perché evidentemente c’è un cambio di vocazione dello spazio. Non si tratta di un cambio di soggetto gestore, come avevamo detto. C’era un’esperienza pluriennale che andava tutelata, invece è stata completamente eliminata e sostituita da un’altra, in contesti totalmente diversi. […] La questione dei rapporti politici, evidente, tra i soggetti assegnatari e la parte politica che governa la città, è un dato di fatto inconfutabile, ma non è nemmeno così centrale dal nostro punto di vista. […]
Torino sta cambiando, ed è evidente: la svolta politica adottata dal comune sta riformulando la gestione degli spazi pubblici. Dall’Askatasuna al Comala, la città sta perdendo sempre più luoghi di aggregazione popolare e di quartiere, a favore di un modello distante dall’individuo e dalla comunità. Gli ultimi mesi hanno evidenziato la tensione tra un’amministrazione che sembra non ascoltare i suoi cittadini e l’autonomia sociale e la solidarietà insite nelle comunità.
[…] Esiste un patrimonio incredibile di relazioni e di comunità, fortissimo, che non ho mai visto in altre esperienze. È fondamentale che venga in qualche modo preservato e non distrutto in questa esplosione di rabbia e rassegnazione che purtroppo si sta manifestando in questi giorni.
Nei prossimi mesi saranno cruciali gli eventuali ricorsi che i gestori intendono presentare, con accessi agli atti e richieste di chiarimenti riguardanti le motivazioni della commissione tecnica. Tuttavia, il dibattito va oltre i singoli eventi e riguarda la nostra concezione di città, di partecipazione, libertà e il tipo di comunità che si desidera costruire.
Le affermazioni riportate sono state pubblicate sulla pagina ufficiale del Comala – comalacommunityhub
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