Crans, il governo alle famiglie: “Anche l’Ue sia parte civile”
A handout picture, provided by Vatican Media Press Office, shows Pope Leo during the meeting in the Vatican with the families of the children who died in Crans-Montana, January 15, 2026 ANSA/Vatican Media Press Office handout.Il Papa mentre riceve in Vaticano i familiari dei ragazzi deceduti a Crans-Montana, 15 gennaio 2026. ANSA/VATICAN MEDIA+++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE – NO ARCHIVING – NO LICENSING – NPK +++
Nel procedimento sul rogo di Crans Montana l’Italia si costituirà parte civile e chiederà alla Commissione europea di fare altrettanto, ma il ministero della Giustiizia assicurerà anche tutto il supporto necessario alla procura di Roma, che sul caso ha aperto un fascicolo. È il primo risultato dell’incontro che il sottosegretario Alfredo Mantovano e il ministro della Giustizia, Carlo Nordio hanno avuto ieri con le famiglie dei sei ragazzi italiani morti nell’incendio del bar Le Constellation.
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«Questo non significa una mancanza di considerazione nei confronti dei feriti», ci tiene subito a chiarire Mantovano. Ma bisogna procedere in fretta, spiega Nordio, perché «i tempi di prescrizione in Svizzera sono più ristretti». Con la costituzione di parte civile, affidata all’avvocatura dello Stato, il governo ambisce a convertirsi in «punto di riferimento rispetto a tutti coloro, familiari delle vittime e familiari dei feriti, che devono far valere le loro ragioni». L’Italia, afferma Mantovano, deve parlare con una voce unica. E lo stesso, sottolinea, dovrebbe fare la Commissione Ue, per questo invitata a costituirsi parte civile.
Il governo però non sembra volersi limitare ad affiancare le famiglie nel procedimento svizzero. In Italia come in altri Paesi Ue le procure stanno indagando sul rogo di Capodanno, dunque l’auspicio — si spiega — è che ci sia anche un coordinamento giudiziario e investigativo fra Paesi Ue «per affiancare le autorità svizzere nel rispetto del diritto elvetico, ma in coerenza con le esigenze dei danneggiati». Con Zurigo, sottolinea Mantovano, la collaborazione è rodata, con la procuratrice generale Bèatrice Pilloud, incaricata del caso «c’è un rapporto diretto», ma la Svizzera è Paese extra Ue, dunque «le procedure sono meno agevoli». In Italia, nel frattempo, rivela Nordio, le indagini procedono spedite. A breve partiranno le rogatorie per acquisire elementi utili alla ricostruzione di fatti e responsabilità, e «non appena si creeranno i presupposti per procedere» contro eventuali indagati il ministero, competente per legge, inoltrerà la richiesta alle autorità svizzere.
«Il sostegno della politica, dello Stato italiano, del governo ci aiuterà per far sentire la nostra voce che sarà sicuramente unitaria — dice uno dei legali delle famiglie, l’avvocato Alessandro Vaccaro — la questione non sono i risarcimenti ma accertare i fatti».