Crescono le donazioni di organi: 340 in un trimestre. Nessuna conseguenza negativa dopo il caso di Domenico.

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Nel periodo compreso tra gennaio e marzo 2026 si è registrato un incremento delle donazioni di organi rispetto allo stesso intervallo del 2025. Finora, non si è verificato l’auspicato effetto negativo sulle donazioni a seguito della tragica vicenda del piccolo Domenico, il bambino di due anni deceduto dopo un trapianto di cuore errato all’ospedale Monaldi di .

A riportarlo sono i più recenti dati del Centro Trapianti. «Nel corso degli ultimi tre mesi, le donazioni hanno raggiunto quota 340, mentre nello stesso periodo del 2025 erano state 316» spiega il direttore Giuseppe Feltrin. «Il tasso di nelle rianimazioni è attualmente sceso dal 27,7 al 26,9 per cento. Anche i trapianti, sempre nel periodo gennaio-marzo, sono aumentati passando dai 764 del 2025 agli 837 di oggi».

Solo poche settimane fa, il CNT ha avviato il corso di formazione “Trapianti: costruire la cultura del dono”, con l’intento di promuovere la cultura della donazione. Si tratta di un percorso FAD gratuito destinato a un’ampia gamma di professionisti sanitari – medici, infermieri, farmacisti, psicologi, biologi – con l’obiettivo di approfondire i principali strumenti di comunicazione istituzionale in ambito sanitario, prestando particolare attenzione ai temi della donazione e del trapianto di organi, tessuti e cellule.

Questa è l’ultima iniziativa di una rete italiana che consente di donare e trapiantare oltre 4mila organi ogni anno. Almeno 15.000 professionisti operano in questo settore, che oltre agli organi, esegue annualmente 20.000 trapianti di tessuti, tra cui 7.000 cornee, e 5.000 trapianti di staminali emopoietiche (ossia di midollo osseo). Si tratta di un’organizzazione complessa, come ha recentemente sottolineato a l’ex direttore del Centro Nazionale Trapianti e membro del Comitato Nazionale di Bioetica Alessandro Nanni Costa – che in poche ore deve garantire la disponibilità di tutti gli organi secondo criteri prestabiliti ai centri trapianto e ai pazienti in lista d’attesa, cercando di utilizzare il maggior numero possibile di organi per ogni donatore. È una rete operativa 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, che non si arresta mai. Nessuno sa dove e quando sarà identificato il prossimo donatore. Tutti sono consapevoli di dover agire con efficienza e rapidità per garantire le migliori cure al ricevente, e che ogni attività sarà monitorata, valutata e ispezionata periodicamente.

Il cambiamento degli ultimi anni è evidente. Trent’anni fa, molti pazienti italiani si recavano all’estero in cerca di una speranza, ovvero un organo. Oggi, al contrario, i protocolli italiani disciplinano l’arrivo in Italia di pazienti provenienti da altri paesi a specifiche condizioni. Tuttavia, attualmente, nel settore dei trapianti, il numero di pazienti in attesa, circa 8000, è quasi doppio rispetto al numero degli organi disponibili. «È fondamentale sviluppare una vera cultura della donazione – conclude Nanni Costa – che entri nelle scuole, coinvolga i giovani e diventi una scelta sociale concreta a sostegno di chi ne ha bisogno».

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