Culturista deceduto per malore, chiusa l’inchiesta sulla sua morte. Sei persone coinvolte nel traffico di steroidi.

Goro. Si registra un’importante evoluzione nella duplice indagine avviata dalla Procura di Ferrara a seguito della tragica scomparsa di Elia Ricci, il 26enne pescatore e culturista di Goro, deceduto inaspettatamente il 16 dicembre 2022 dopo aver accusato un malore improvviso, mentre tornava a casa dopo una cena con amici.

Il gip Sandra Lepore ha infatti accolto la richiesta della pm Barbara Cavallo, decidendo l’archiviazione del procedimento per morte in conseguenza di altro reato avviato nei confronti di un 56enne di Mesola, proprietario della palestra frequentata dal giovane, e di un fisioterapista 39enne di Codigoro.

Contemporaneamente, però, per i medesimi due indagati – insieme ad altre quattro persone – gli uffici della Procura hanno richiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di utilizzo o somministrazione di farmaci o di altre sostanze destinate ad alterare le prestazioni agonistiche degli atleti.

Procediamo con ordine, ripercorrendo le fasi della vicenda. Elia Ricci perde la vita il 16 dicembre 2022 e, nei giorni successivi, la Procura affida ai carabinieri del Norm di Comacchio una serie di perquisizioni domiciliari per ricostruire la filiera dello spaccio di sostanze illecite e dopanti che, secondo le prime ipotesi, il giovane avrebbe potuto assumere con esiti fatali.

Il sospetto degli inquirenti era che Ricci, appassionato di culturismo, avesse utilizzato sostanze nocive per la salute. Nella palestra che frequentava, dopo il decesso, i carabinieri di Comacchio insieme ai Nas trovarono cocaina e hashish, oltre a numerosi farmaci privi di prescrizione medica e altri prodotti illeciti.

Nel registro degli indagati figurano così il 56enne gestore della palestra (avvocato Denis Lovison) che, secondo l’accusa, avrebbe fornito al giovane farmaci dopanti poi risultati fatali, e un fisioterapista 39enne (avvocato Andrea Marzola), trovato in possesso di sostanze stupefacenti.

I risultati della consulenza medico-legale affidata al medico legale Roberto Testi e al chimico-tossicologo Enrico Gerace non hanno però fornito risposte definitive, ma solo valutazioni di carattere generale e probabilistico.

Nel dettaglio, i due esperti sembravano escludere che il malore di Ricci fosse stato causato direttamente da un’assunzione recente di sostanze anabolizzanti o, più in generale, di farmaci avvenuta in prossimità della morte. Al contempo, hanno sottolineato come il giovane avesse sicuramente assunto, almeno negli ultimi 8-9 mesi precedenti al decesso, diverse sostanze anabolizzanti, tra cui testosterone, epitestosterone, boldenone e altri steroidi anabolizzanti.

Secondo gli specialisti, questa assunzione cronica avrebbe provocato un’alterazione del muscolo cardiaco, tale da poter avere avuto un ruolo concausale nell’insorgenza di una morte improvvisa, verosimilmente dovuta a una disfunzione aritmica. Una condizione che si sarebbe innestata su una predisposizione patologica già esistente: Ricci era infatti affetto dalla sindrome di Sindrome di Wolff-Parkinson-White, una patologia cardiaca congenita che può favorire la comparsa di tachiaritmie potenzialmente letali.

Alla fine, però, non essendo stato possibile raggiungere una prova oltre ogni ragionevole dubbio, la Procura di Ferrara ha richiesto e ottenuto l’archiviazione del procedimento nei confronti del proprietario della palestra e del fisioterapista, evidenziando la “mancata prova del nesso di causalità tra la condotta astrattamente ipotizzabile e l’evento”. Nelle proprie motivazioni, la pm richiama inoltre l’orientamento della Corte di Cassazione, secondo cui la responsabilità di chi cede farmaci o sostanze stupefacenti può essere configurata solo nel caso in cui sia dimostrata la preventiva conoscenza, da parte del cedente, delle precarie condizioni di salute di cui è affetto l’assuntore.

Quel fascicolo aperto per morte in conseguenza di altro reato, fornisce l’impulso agli inquirenti per avviare un’attività di indagine molto più ampia che porta a scoprire un presunto traffico di anabolizzanti e sostanze dopanti tra le province di Ferrara, Rovigo, Milano e Pavia. Oltre al proprietario della palestra frequentata da Elia Ricci e al fisioterapista già coinvolti nella prima inchiesta, in questo filone parallelo ci sono altre sette persone, indagate con l’ipotesi di utilizzo o somministrazione di farmaci e altre sostanze finalizzate ad alterare le prestazioni agonistiche degli atleti.

L’accusa rivolta ai nove indagati è la medesima, sebbene con ruoli differenti. Secondo la Procura, alcuni avrebbero procurato o facilitato l’acquisto di anabolizzanti – tra cui testosterone, testosterone enantato, nandrolone decantato e trenbolone enantato – da parte di Elia Ricci e di altri giovani, agevolandone anche l’accesso a una chat Telegram utilizzata per la compravendita delle sostanze. Altri, invece, si sarebbero occupati della vendita diretta dei prodotti o avrebbero fornito indicazioni sulle modalità di assunzione e conservazione. Nell’inchiesta compaiono così non solo gli assuntori, ma anche persone ritenute coinvolte nella detenzione, produzione e commercializzazione degli anabolizzanti. Le sostanze, una volta effettuato il pagamento, venivano poi spedite agli acquirenti tramite corrieri con consegna a domicilio.

Nei guai è finito anche un dipendente di una farmacia della provincia di Rovigo. A lui, la pm Barbara Cavallo contesta la vendita, in assenza della necessaria prescrizione medica, di farmaci dopanti e di medicinali che il culturista 26enne di Goro – e non solo – avrebbe utilizzato per attenuare eventuali effetti collaterali.

Per sei dei nove indagati la Procura di Ferrara ha richiesto il rinvio a giudizio, mentre per gli altri tre è stata disposta l’archiviazione. I sei imputati, assistiti dagli avvocati Denis Lovison, Andrea Marzola, Simone Bianchi, Dario Bolognesi, Barnaba Busato e Claudio Borriello, dovranno comparire il 9 luglio davanti al giudice per l’udienza preliminare Giovanni Solinas.

 

 

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