Dal Ferrarese al Brasile: il reporter Andrea Palladino segue le orme del latitante neonazista catturato in Italia.
La traccia che ha condotto all’arresto in Italia del neonazista brasiliano João Guilherme Correa passa anche per Ferrara. Tra i protagonisti dell’inchiesta che ha aiutato a ricostruire la fuga del ricercato c’è infatti Andrea Palladino, un giornalista investigativo che risiede da anni nel Ferrarese e che recentemente si è trasferito in città.
Palladino ha collaborato con la giornalista brasiliana Daniela Abade per la Revista piauí, considerata la principale rivista di giornalismo d’inchiesta in Brasile. Il mensile è stato fondato da João Moreira Salles, fratello del regista Walter Salles, vincitore dell’Oscar per il film Ancora sono qui.
João Guilherme Correa è stato catturato dalla Digos di Milano il 27 giugno scorso in provincia di Pavia, dopo aver lasciato il Brasile nel marzo 2025. Nel suo Paese era stato arrestato nel 2022 con l’accusa di associazione sovversiva per la presunta appartenenza agli Hammerskin, uno dei gruppi neonazisti più violenti e riservati a livello globale.
Secondo le autorità brasiliane, Correa era stato anche condannato per un duplice omicidio avvenuto nel 2009. Avrebbe fatto parte del gruppo che uccise il leader di un’organizzazione rivale e assassinò con un colpo di pistola alla testa anche la fidanzata ventunenne della vittima, considerata una testimone scomoda. Pochi giorni prima della sentenza definitiva, sarebbe riuscito a rimuovere il braccialetto elettronico, avviando così la fuga verso l’Europa.
L’inchiesta di Abade e Palladino ha consentito di ricostruire il tragitto del latitante fino al Veneto. I due giornalisti sono giunti a Costa di Rovigo seguendo le tracce della compagna di Correa, la brasiliana Lilian Evelin. Partendo da una sua immagine e utilizzando un software di riconoscimento facciale, hanno identificato il suo profilo su un sito dedicato ai servizi di dogsitting, dove appariva come indirizzo proprio il piccolo comune polesano.
Da questo punto è emerso il legame con il territorio. Lilian Evelin avrebbe infatti origini rodigine e, grazie a parenti residenti a Costa di Rovigo, la coppia avrebbe trovato ospitalità. Lo stesso Correa avrebbe anche lavorato nei campi durante il periodo trascorso in Italia. I familiari contattati dai giornalisti, tuttavia, hanno scelto di non rilasciare dichiarazioni sulla questione.
Nel frattempo, le indagini continuano anche in Brasile. La polizia dello Stato del Paraná ha perquisito l’abitazione dei genitori di Correa, sequestrando computer e telefoni cellulari. Tra gli aspetti ancora da chiarire vi è il possesso di una carta d’identità elettronica spagnola, ritenuta autentica dagli investigatori ma intestata, secondo le autorità, a un nome di copertura utilizzato dal latitante durante la sua permanenza in Europa.
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