Nel tribunale di Ferrara, dove si stava svolgendo un processo delicato, conclusosi con la condanna in primo grado di un uomo di 30 anni per violenza sessuale e lesioni, è emersa la notizia di uno stupro di gruppo rimasto sconosciuto fino ad ora. L’episodio sarebbe accaduto diversi anni fa a Trento ai danni di una giovane, già parte lesa nel procedimento ferrarese. È stata proprio lei, durante la sua testimonianza, a raccontare l’accaduto. Ora, il verbale di quella confessione è stato inviato alla Procura di Trento, che dovrà esaminare le dichiarazioni e decidere se avviare un’inchiesta per identificare i colpevoli di quello stupro ai danni della ragazza, che all’epoca dei fatti era un’adolescente, probabilmente non ancora maggiorenne.
Per quanto riguarda i fatti trattati nelle aule di via Borgo Leoni, avvenuti il 15 febbraio 2023 all’interno della sala comune di un ostello cittadino, dove la ragazza – una studentessa trentina di 21 anni – soggiornava, ieri (giovedì 7 aprile) mattina, i giudici del collegio del tribunale di Ferrara – presidente Piera Tassoni, affiancata dai colleghi Stefano Mandolesi e Valentina Camurri – hanno inflitto tre anni e tre mesi di reclusione a un uomo di origine marocchina, accusato di averla molestata fisicamente, palpeggiandola.
Secondo la Procura di Ferrara, l’episodio sarebbe avvenuto poco dopo la mezzanotte. I due – secondo la ricostruzione accusatoria – si erano ritrovati soli nella stanza quando, all’improvviso, l’imputato si era avvicinato alla ragazza, prendendole la mano e poi lasciandogliela. Successivamente, non soddisfatto, aveva continuato a infastidirla con un comportamento sempre più insistente, arrivando a prenderle per due volte la nuca come per avvicinarla al suo volto nel tentativo di baciarla, senza però riuscirci.
“La prima volta mi sono allontanata, la seconda gli ho detto che non ero interessata. Tuttavia, lui non si è fermato”, aveva raccontato in aula la giovane. A quel punto, secondo l’accusa, il 30enne le aveva palpeggiato con forza il seno sinistro, provocandole lesioni che i medici del pronto soccorso hanno giudicato guaribili in cinque giorni per ematomi e graffi. “Mi fece male”, aveva continuato la studentessa. “Ero bloccata, non riuscivo a reagire, non mi sentivo nel mio corpo e fissavo il vuoto davanti a me”, aveva aggiunto in aula.
In seguito, l’imputato le aveva afferrato il polso cercando di costringerla a toccargli le parti intime. Spaventata, la giovane era fuggita al piano inferiore, ma lui l’aveva seguita. “Non mi lasciava in pace”, aveva raccontato la studentessa, ricordando come il 30enne le rimanesse costantemente addosso, parlando senza sosta. “Mi sentivo confusa”, aveva aggiunto. Uno stato di shock tale che, nonostante quanto accaduto, finì persino per fumare una sigaretta insieme a lui prima di tornare nella propria stanza.
Il receptionist dell’ostello, notandola visibilmente spaventata, decise di cambiarle camera, assegnandole una stanza con bagno privato. Il giorno successivo, la giovane tornò a casa e denunciò tutto ai carabinieri, che delegarono i colleghi di Ferrara per condurre le indagini e identificare il 30enne.
Durante l’udienza di ieri, il pm Stefano Longhi, sottolineando la credibilità e la coerenza del racconto della giovane, aveva richiesto una condanna a cinque anni e sei mesi, soffermandosi su “ansia, timore e disorientamento” vissuti dalla studentessa in quei momenti. Disorientamento che, secondo l’accusa, emergerebbe anche dal fatto che, dopo l’aggressione subita, come se fosse bloccata e incapace di reagire, la ragazza abbia fumato una sigaretta insieme al proprio aggressore.
Nella propria requisitoria, il pm aveva inoltre richiamato una chat di gruppo condivisa dalla studentessa con due amiche, in cui è stato possibile riscontrare la veridicità e l’attendibilità tra quanto la ragazza raccontava dettagliatamente e in tempo reale riguardo alla violenza subita, e quanto poi aveva denunciato agli investigatori. “Un tizio mi ha molestata”, scriveva. E ancora: “Ma dici che posso denunciare solo per questo?”. Fino all’ultimo messaggio: “Ora sto malissimo, voglio tornare a casa”.
Il pubblico ministero aveva inoltre richiamato le dichiarazioni rese dall’imputato, che durante l’udienza aveva raccontato come la giovane, mentre stavano conversando, gli avesse detto di essere lesbica. Il 30enne aveva ammesso di aver solo successivamente tentato di avvicinarla e di baciarla, sostenendo però di averlo fatto “per scherzo, per farle uno scherzo”. Una versione che, secondo l’accusa, contrasta con quanto riferito in precedenza ai carabinieri. Ai militari, infatti, l’uomo avrebbe dichiarato di averci provato con la ragazza e di essere stato respinto, aggiungendo che solo successivamente lei gli aveva detto di essere lesbica.
Di parere opposto l’avvocato Damiano Giunti, difensore del 30enne, che aveva invece richiesto l’assoluzione dell’imputato, facendo leva su quelli che ha definito “elementi di contraddittorietà” emersi nel racconto della giovane e sostenendo che sul suo stato emotivo “potrebbe aver inciso la violenza sessuale subita in precedenza”. Secondo il legale, “poteva anche esserci stato un tentativo di bacio”, dovuto al fatto che l’imputato “avrebbe male interpretato il contesto”, ma non vi sarebbe “alcuna prova della responsabilità penale, neppure nella forma tentata e nemmeno per quanto riguarda le lesioni personali”.
Le motivazioni della sentenza saranno rese note entro sessanta giorni.