Edificio sorvegliato all’Aquila, inquilini registrati senza il loro consenso dal 2019.
Il presunto sistema di microcamere nascoste nei bagni di alcuni appartamenti affittati a famiglie e studenti in una palazzina dell’Aquila potrebbe essere iniziato molto prima di quanto si fosse ipotizzato. Le recenti indagini hanno infatti retrodatato l’ipotesi delle riprese clandestine fino al 2019, tre anni prima rispetto alle prime valutazioni emerse quando il caso è scoppiato alla fine dello scorso ottobre.
L’Aquila, telecamere nascoste in appartamenti affittati a studenti e studentesse
Il proprietario del palazzo
Un arco temporale più esteso che potrebbe implicare anche un numero maggiore di persone coinvolte. Proprio per questo, nei giorni scorsi, la procura ha deciso di estendere le indagini coordinate dal sostituto procuratore Andrea Papalia. L’indagato è il proprietario della palazzina, un 56enne aquilano, accusato di interferenze illecite nella vita privata e diffusione di materiale sessualmente esplicito.
Denunce in aumento
Nel frattempo, il numero delle denunce presentate contro il proprietario dell’immobile è in crescita: sono arrivate a quota 47. Si tratta di affittuari e dei loro ospiti che nel corso degli anni hanno soggiornato negli appartamenti oggetto dell’inchiesta. Proprio nei bagni di queste abitazioni, gli investigatori hanno rinvenuto microcamere nascoste in vari punti: tra specchi, lampadari e lavatrici. La palazzina si trova in via degli Acquaviva, nella periferia ovest dell’Aquila, in una zona particolarmente frequentata poiché vicina a importanti poli cittadini: dalle sedi dell’Università alla Scuola sottufficiali della Guardia di finanza, fino all’ospedale San Salvatore. Un’area che attira studenti e lavoratori da tutta Italia.
Le nuove convocazioni degli investigatori
Identificare con precisione tutte le persone coinvolte non è semplice. Oltre alla rotazione degli affittuari nel corso degli anni, c’è da considerare un aspetto delicato come la privacy delle potenziali vittime. Dopo settimane di stallo, gli accertamenti hanno ora subito un’accelerazione. Nei prossimi giorni, gli investigatori convocheranno i denuncianti, ai quali verrà richiesto di fornire fotografie personali e dei loro ospiti che negli anni hanno frequentato gli appartamenti.
L’analisi dei fotogrammi
Il materiale sarà utile agli inquirenti per effettuare confronti con i filmati e le immagini estratte dai dispositivi elettronici sequestrati al 56enne durante le perquisizioni. L’analisi tecnica dei supporti digitali è stata affidata al consulente informatico Fabio Biasini, incaricato di esaminare i numerosi dispositivi trovati nella disponibilità dell’indagato. La difesa, rappresentata dall’avvocato Roberto De Cesaris, ha invece nominato come proprio consulente informatico Cristian Franciosi.
La consulenza tecnica
La perizia informatica rappresenta uno degli snodi principali dell’inchiesta. Gli accertamenti dovranno chiarire diversi punti ancora aperti: quante registrazioni siano state effettuate dalle microcamere; se tra le persone riprese possano esserci minorenni; il numero complessivo delle vittime. Un altro aspetto cruciale riguarda la possibile diffusione dei filmati. Gli investigatori stanno cercando di capire se le immagini siano state condivise con terzi oppure caricate su piattaforme online.
Gli 80 mila euro trovati nell’auto
Parallelamente, proseguono anche gli accertamenti sulla provenienza degli 80mila euro in contante trovati nell’auto del 56enne durante le perquisizioni. Le verifiche, affidate ai militari della guardia di finanza, hanno riguardato sia la documentazione contabile sia i movimenti bancari dell’indagato. Dai primi controlli effettuati dal nucleo di polizia economico-finanziaria non sarebbero emerse anomalie o elementi che colleghino il denaro a eventuali attività illecite. Un dettaglio che potrebbe favorire un prossimo dissequestro della somma, richiesto dalla difesa. Fin dall’inizio dell’indagine, sia l’indagato sia il suo legale hanno infatti sostenuto che il denaro deriverebbe da guadagni leciti legati all’attività imprenditoriale del 56enne, titolare di un bar.
I dispositivi restano sotto sequestro
Rimangono invece sotto sequestro le microcamere e i dispositivi elettronici trovati durante le perquisizioni. L’inchiesta prosegue quindi su più fronti: dalla ricostruzione completa delle registrazioni effettuate negli anni all’eventuale diffusione del materiale raccolto clandestinamente, fino alla verifica della possibile presenza di minori tra le persone riprese.
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