Firme false per auto straniere, chiesti tre anni per l’ex ingegnere della Motorizzazione
La Procura di Ferrara ha chiesto la condanna a tre anni per accesso abusivo a sistema informatico nei confronti dell’ingegnere 67enne Edoardo Caselli, ex dipendente della Motorizzazione Civile, oggi a processo nel secondo filone della maxi inchiesta sulle mazzette all’ente di via Canapa.
Questo filone deriva dalle intercettazioni telefoniche disposte proprio nei confronti dell’ex ingegnere nell’ambito dell’inchiesta principale, in cui è già stato condannato in primo grado a quattro anni e un mese.
A Caselli viene contestato dalla Procura il fatto di aver, in qualità di funzionario dell’ente, commesso presunti falsi facilitando la nazionalizzazione dei veicoli aggiornando l’archivio informatico per farli risultare regolari.
Avrebbe inoltre dato accesso informatico a dati contenuti nell’archivio informatico della Motorizzazione alla compagna, dipendente di un’agenzia di autopratiche, che ha già patteggiato.
Secondo l’accusa sostenuta dalla Procura, l’agenzia di autopratiche, grazie all’aiuto interno alla Motorizzazione, aveva preso in carico oltre 250 veicoli provenienti dall’estero e li aveva fatti risultare regolarizzati.
Oltre al funzionario a processo sono finite altre due persone, un autotrasportatore italiano 60enne e un 41enne di nazionalità ucraina, titolare di una società di trasporti straniera.
Il quadro era venuto alla luce con l’operazione “Disconosco” effettuata dalla Polizia Stradale di Ferrara. Durante alcune verifiche, analizzando le procedure di nazionalizzazione nelle agenzie della provincia i poliziotti si erano accorti di alcune anomalie: le pratiche di nazionalizzazione erano monopolizzate dalla singola agenzia con oltre 250 veicoli immatricolati dall’estero in un solo anno e gli acquirenti erano residenti in luoghi diversi dalla normale competenza della Motorizzazione.
Da un esame delle pratiche era emersa un’altra anomalia: la calligrafia delle firme apposte dagli acquirenti dei veicoli sulle autocertificazioni necessarie all’espletamento della pratica non combaciava con quelle dei loro documenti di identità.
Al termine della requisitoria il pm Andrea Maggioni ha chiesto tre anni per Caselli per l’accesso abusivo, chiedendo invece il proscioglimento per intervenuta prescrizione per le restanti accuse contestate all’ex funzionario.
Proscioglimento chiesto, per lo stesso motivo, anche per i reati contestati al 60enne e al 40enne imputati con lui.
La sentenza del giudice Palasciano è attesa per il 16 ottobre.
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