Furto sacrilego alla Celletta. Baldini: “Rimandate gli oggetti”

di Giada Magnani

A fornire indicazioni utili agli investigatori che stanno esaminando il furto sacrilego avvenuto al Santuario della Celletta potrebbero contribuire le immagini registrate dai video del vicino autovelox. Inoltre, le impronte digitali e le possibili macchie di sangue rinvenute dai Carabinieri durante il sopralluogo potrebbero rivelarsi significative.

Nel frattempo, mentre il parroco Don Fulvio Bresciani esprime il suo disappunto di fronte a questo atto di vandalismo, definito con “sdegno e indignazione” anche dai fedeli e non solo attraverso post sui social, il sindaco Andrea Baldini rivolge un appello accorato ai malfattori: “Mi rivolgo a chi ha perpetrato questo gesto affinché restituisca gli oggetti rubati: beni liturgici, di culto, di scarso valore economico-commerciale, ma di immenso valore simbolico e affettivo, oltre che storico e artistico per tutta la nostra comunità”.

Con queste parole, il primo cittadino invia un messaggio agli “Arsenio Lupin delle Chiese”, autori del raid che la scorsa notte hanno razziato
oggetti religiosi all’interno del tempio seicentesco: monumento nazionale, caro agli argentani e alla venerata Madonna col Bambinello sin dal 1624. All’epoca, il santuario scampò al devastante terremoto che distrusse la città: da allora è diventato un luogo di culto, come attestato dalla lapide posta all’ingresso. Un luogo che testimonia grazie ricevute, apparizioni e eventi considerati miracolosi.

“Le indagini sono in corso – aggiunge il primo cittadino – ma non ci sono parole per descrivere un gesto simile. Inoltre, nel rimuovere gli
ornamenti in argento, l’affresco di Maria con il suo Bambino in braccio, opera del Garofalo del 1513, dipinta e ancora conservata su muro originale, ha subito danni significativi”.

Modesto il bottino dei ladri, che si erano nascosti nei confessionali prima della chiusura delle porte, avvenuta alle 20.30. Non tutto ciò che brillava era oro: suppellettili, un calice d’ottone contenente le ostie poi gettate sul pavimento, collane, anelli, ornamenti custoditi sugli altari, nelle teche, in bacheca, in canonica, affissi al colonnato. Il tutto si presentava in una scena caratterizzata dal caos: vetri rotti, porte sfondate o divelte, abiti talari sparsi ovunque, mobilio svuotato. Una scena di devastazione, insomma, interpretata anche come un atto vandalico.

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