“Ho percorso 400 chilometri in bicicletta per restituire all’umanità la presenza dell’uomo sulla Luna”

Leggi in app

"Ho percorso 400 chilometri in bicicletta per restituire all'umanità la presenza dell'uomo sulla Luna" 1 "Ho percorso 400 chilometri in bicicletta per restituire all'umanità la presenza dell'uomo sulla Luna" 3

Antonio Preden accanto a un modello di Orion 

Quando ha iniziato il suo viaggio in bicicletta da Leida, la città olandese dove lavora, Antonio Preden aveva una splendida sopra di lui. «Era l’una di notte e mi attendevano 400 chilometri fino a Brema. Vederla così luminosa mi ha infuso coraggio». L’impresa, per l’ingegnere italiano dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), era il risultato di una scommessa legata proprio al satellite d’argento: «Se tutto fosse andato per il verso giusto con la prima missione di Artemis avrei completato l’intero tragitto in un giorno».

Preden, 55 anni, padre fiero di tre figlie, prima di essere un appassionato di ciclismo è il responsabile del team di ingegneria dell’Esa che ha realizzato il modulo di servizio della capsula Orion. Nel 2022, la navicella ha compiuto un viaggio attorno alla Luna senza equipaggio: Artemis I.

Il prossimo primo aprile la posta in gioco sarà più alta. Con la missione Artemis II in partenza da Cape Canaveral, Orion accoglierà 4 astronauti: tre americani e un canadese. In 9 giorni compirà il giro della Luna. «Collaborando insieme siamo diventati amici. Sapere che la loro vita dipende dal nostro lavoro è una responsabilità enorme».

In cosa consiste il vostro impegno?

«La capsula Orion che orbiterà attorno alla Luna è composta da due sezioni. Ha un modulo abitativo dove risiederanno gli astronauti e un modulo di servizio di cui ci siamo occupati noi all’Esa. Questo ospita i motori e il carburante necessari per raggiungere la Luna. Contiene anche l’acqua e l’ossigeno per gli astronauti. I pannelli solari alimentano l’elettronica di bordo, ma sono fondamentali anche per mantenere una temperatura confortevole. Orion viaggerà in un ambiente che si trova a meno 273° ma quando sarà esposta ai raggi solari potrà arrivare a circa 100°. Infine, il serbatoio di azoto sarà utile in caso di perdita di pressione».

Cosa ha a che fare con l’impresa in bicicletta?

«Alla vigilia di Artemis I eravamo molto tesi. Era la prima volta che la Nasa affidava all’Esa un compito così delicato come il modulo di servizio. Scommisi che se tutto fosse andato bene avrei pedalato in un solo giorno da Leida, la nostra sede di lavoro, a Brema in Germania, dove il modulo è stato assemblato da Airbus. Era il 21 giugno, partii di notte e arrivai per cena. Ho sfruttato le lunghe ore di luce del Nord».

L’arrivo a Brema 

Il modulo di servizio ha 20mila componenti. Un solo difetto e la vita degli astronauti è a rischio. Come riesce a dormire?

«Ogni parte è testata fino all’estremo. Ci siamo impegnati a prevedere tutto ciò che potrebbe rompersi in un ambiente pieno di radiazioni e con enormi escursioni termiche. Per ogni guasto abbiamo previsto una o più soluzioni di emergenza. Un simulatore ha ricreato tutte le avversità concepibili: rottura del gabinetto, incendio a bordo, pannelli solari danneggiati da un meteorite. Gli astronauti durante i test hanno affrontato ogni situazione. Certo, non basta a farci stare tranquilli».

L’equipaggio di Artemis II (afp)

Per quale motivo?

«Gli imprevisti. Con Artemis I abbiamo riscontrato un malfunzionamento del sistema elettrico. Un circuito non era sufficientemente protetto dalle radiazioni. Avevamo sistemi di riserva e non ci sono stati problemi, ma è stata una lezione».

A cosa serve tornare sulla Luna?

«Non è per piantare una bandiera. C’è molto da esplorare e apprendere sull’origine dell’universo e del sistema solare. Al polo sud abbiamo trovato tracce di acqua ghiacciata. Spingere le tecnologie oltre i confini offre poi un ritorno ai paesi partecipanti. L’Italia sta contribuendo in modo significativo alla missione Artemis. In Europa è seconda solo alla Germania e molte delle sue industrie hanno ricevuto contratti. La maggior parte dei componenti del modulo di servizio è stata realizzata da Thales Alenia Spazio a Torino e da Leonardo».

Lei ha una voce molto calma. Resterà così il primo aprile?

«Anche quando dentro di me c’è una tempesta, è fondamentale che i miei messaggi rimangano chiari e sereni. Il primo aprile sarò a Houston alla Nasa, sperando che il lancio non venga ulteriormente rinviato. È solo la seconda volta che Orion vola, la prima con un equipaggio, e l’agenzia spaziale americana vorrà essere cauta. Noi saremo estremamente concentrati, non ci accorgeremo di nulla attorno a noi. Sapremo però di avere una splendida Luna sopra di noi, e questo è un grande supporto».

I commenti sono chiusi.