Il primo cittadino di Frosolone: “Le restrizioni sui coltelli danneggiano la nostra economia, è necessario rivedere il decreto”
Il decreto sulla sicurezza suscita preoccupazione a Frosolone, il borgo molisano noto come “il paese dei coltelli”, dove la lavorazione delle lame rappresenta una tradizione secolare e un elemento fondamentale dell’economia locale. Le recenti disposizioni del pacchetto sicurezza — dalla restrizione sulle lame superiori ai cinque centimetri agli obblighi di registrazione delle vendite — potrebbero, secondo l’amministrazione comunale e le imprese locali, colpire indistintamente la produzione artigianale e l’uso illecito. Il Comune, tramite il suo sindaco Pasquale Rocco de Lisio, ha avviato un dialogo con le aziende e i giuristi per suggerire modifiche al Parlamento: l’intento è quello di chiarire le normative senza danneggiare un settore che genera milioni di euro di fatturato, occupazione e turismo.
Sindaco, quale ritenete sia il problema principale legato al decreto sicurezza?
“Da quanto abbiamo potuto comprendere finora, ci sono alcuni aspetti della legge che potrebbero penalizzare direttamente le nostre aziende. Non contestiamo l’intento di garantire la sicurezza, ma alcune norme, così come sono formulate, creano difficoltà concrete per chi produce e vende coltelli in modo legittimo”.
Quali sono i punti più problematici?
“La soglia della lama oltre i cinque centimetri, ad esempio: non è chiaro come debba essere misurata, se solo la parte affilata o l’intero oggetto. Inoltre, c’è l’obbligo di registrare le vendite ai maggiorenni, di conservare i registri per oltre 25 anni e il rischio di sanzioni fino a 10 mila euro. Si tratta di adempimenti molto gravosi, soprattutto per le piccole realtà artigianali”.
È la prima volta che affrontate problematiche simili?
“No, situazioni analoghe le abbiamo già affrontate in passato. Sappiamo bene che il coltello può essere un utensile da lavoro o, se utilizzato in modo improprio, trasformarsi in un’arma. Proprio per questo motivo chiediamo norme chiare, che facciano una netta distinzione tra uso illecito e produzione legittima. Le nostre aziende non devono trovarsi in difficoltà a causa di ambiguità interpretative”.
Qual è l’importanza di questo settore per l’economia di Frosolone?
“È fondamentale. Parliamo di circa 15 milioni di euro di fatturato annuo e di decine di posti di lavoro. Per un comune delle nostre dimensioni, rappresenta una componente essenziale dell’economia locale”.
Esiste anche un problema di controlli sul commercio online?
“Esattamente. Ci chiediamo: chi si occupa di controllare le vendite su internet? Attualmente non c’è nulla di chiaro. Rischiamo di avere regole molto severe per i produttori tradizionali e, allo stesso tempo, meno controlli su altri canali di vendita”.
Quali sono le vostre azioni in merito?
“Abbiamo avviato incontri con le aziende locali e con esperti giuristi. L’obiettivo è elaborare una proposta concreta e presentare ai gruppi parlamentari un emendamento che eviti di danneggiare la nostra economia e quella di altri distretti del settore”.
Quali chiarimenti ritenete necessari nella legge?
“Innanzitutto, è fondamentale definire in modo preciso le lunghezze delle lame: da dove a dove si misura? E poi stabilire con chiarezza chi ha il diritto di portare un coltello e in quali circostanze. Senza definizioni tecniche chiare, si rischiano interpretazioni diverse e incertezze per tutti”.
Frosolone non è l’unico centro italiano legato a questa produzione.
“Esatto. Ci sono realtà storiche come Maniago, Premana e Scarperia. Tuttavia, Frosolone è l’unico grande polo del Centro-Sud che vive ancora in modo così intenso di questa tradizione. E non si tratta solo di industria: c’è anche un significativo valore turistico e culturale. Abbiamo un museo dei ferri taglienti molto visitato e una produzione di eccellenza riconosciuta”.
Cosa vi aspettate ora?
“La legge prevede un periodo per eventuali revisioni e noi desideriamo far sentire la nostra voce. Il nostro obiettivo è semplice: sicurezza sì, ma con regole chiare e sostenibili, che non mettano in difficoltà un comparto produttivo che rappresenta lavoro, identità e futuro per il territorio”.
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