Ilaria Salis: “Si tratta di un atto intimidatorio, l’Italia è diventata un regime che sopprime il dissenso”
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«È una coincidenza singolare che questo controllo sia avvenuto proprio all’alba del corteo No Kings. Ha il sapore di intimidazione. L’Italia si sta trasformando sempre più in una democrazia illiberale, in un regime che reprime chi esprime dissenso». Ilaria Salis si esprime con fervore, davanti alle bandiere rosso verdi di Avs, il partito con cui è stata eletta al Parlamento Europeo. E non cambia opinione riguardo a quella verifica in hotel.
Salis, torniamo indietro: cosa è successo?
«Stavo riposando nella mia stanza d’hotel, quando alle 7 ho sentito bussare alla porta e chiamare il mio nome. “Ilaria Salis, polizia”, gridavano. Ho aperto e mi hanno richiesto i documenti».
Cosa le hanno chiesto gli agenti?
«Per quale motivo fossi a Roma, da quanto tempo, con chi fossi arrivata e in che modo, se avessi intenzione di partecipare alla manifestazione No Kings, se avessi con me oggetti pericolosi da portare al corteo… Tuttavia, non hanno perquisito la camera».
Ha dichiarato di essere una europarlamentare?
«L’ho comunicato immediatamente. Ma il controllo è proseguito per un’ora. Alla fine ho chiesto se potessero fornirmi un verbale, ma se ne sono andati senza nulla».
Sui social ha scritto: “Viviamo in uno stato di polizia”. Per quale motivo?
«Viaggio frequentemente per lavoro, attraversando frontiere; sono appena tornata da Cuba e mi trovavo a Roma da giovedì sera. Eppure, sono venuti a bussare solo la mattina del corteo e solo dopo l’approvazione del nuovo pacchetto di sicurezza, come se fossi diventata all’improvviso una persona pericolosa. Se così fosse, un controllo tardivo e superficiale sarebbe anche indicativo di inefficienza. Per me sembrava un controllo preventivo, ma il diritto di manifestare è un diritto di tutti e dobbiamo difenderlo con ogni forza».
La questura e le ricostruzioni, anche di “Repubblica”, smentiscono però che sia stata un’iniziativa italiana. E che nulla c’entra con i decreti di sicurezza. La segnalazione è giunta dalla Germania.
«Io l’ho appreso tramite la stampa. Ma il fatto che la richiesta provenga da uno Stato estero rende la situazione ancora più seria: di fatto, un altro Paese europeo mette in discussione e in pericolo le prerogative di una europarlamentare italiana e il mio mandato in Europa, sostenuto da 178mila cittadini. È inaccettabile».
Ha considerato che la segnalazione al sistema di informazione Schengen possa essere collegata al processo a cui è stata sottoposta a Budapest?
«Non ne ho idea. Ed è proprio per questo che devono emergere tutte le motivazioni legate alla segnalazione e capire da cosa sia stata giustificata. È necessario agire».
Lei cosa intende fare?
«Desidero esplorare tutte le strade possibili, anche a livello istituzionale, per approfondire questa vicenda e scoprire di cosa si tratta. Pretendo risposte dai ministri Tajani e Piantedosi. Il governo italiano, responsabile di una preoccupante svolta autoritaria sotto vari aspetti, che vanno dalla limitazione dei diritti all’impossibilità di esprimere dissenso, deve intervenire. E voglio sapere perché non lo ha fatto fino ad ora, se la segnalazione dalla Germania risale all’inizio di marzo. Ciò che è accaduto a me potrebbe succedere domani a qualsiasi parlamentare e, in modo ancor più grave, a qualsiasi cittadino. È un fatto serio per la democrazia».
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