Un “complotto” ai danni di Anna Ferraresi, orchestrato dall’ex vicesindaco, con l’intento di “farla licenziare” e “metterla in difficoltà“. Rossella Arquà è tornata a esprimersi in merito, oggi, mercoledì 13 maggio, davanti alla giudice Valentina Camurri del tribunale di Ferrara, dove è stata ascoltata come testimone fondamentale nel procedimento riguardante il presunto dossieraggio in municipio. Nel processo, in cui si contestano il trattamento illecito di dati personali e la diffamazione nei confronti dell’ex consigliera, l’unico imputato è Nicola Naomo Lodi.
I fatti risalgono a maggio 2020 quando, secondo la ricostruzione fornita dagli inquirenti, un mittente anonimo inviò al datore di lavoro di Ferraresi e ai gruppi consiliari alcuni plichi contenenti documenti e annotazioni riservate riguardanti problemi legali che avevano coinvolto la donna. Problemi risalenti al 2014, quando l’auto con a bordo l’ex consigliera fu fermato all’uscita del casello di Ferrara Nord dalla Polizia Stradale: risultò positiva all’alcoltest e le fu ritirata la patente. Nei plichi erano inclusi copia dei verbali integrali della Polizia Stradale di Altedo, oltre a copia dei referti dell’Ausl, contenenti dati personali, della Ferraresi e del suo compagno di allora, come nome, cognome e targa dell’automobile.
Arquà ha riferito in aula di essere venuta a conoscenza di quei plichi già nel febbraio 2020, alcuni mesi prima che il caso Ferraresi si manifestasse pubblicamente, quando era ancora militante e consigliera della Lega. A mostrarle quei documenti, sempre secondo la sua testimonianza, sarebbe stato lo stesso ex vicesindaco, che li teneva in un cassetto “chiuso a chiave” della scrivania del proprio ufficio. È stato proprio in quel contesto – ha spiegato Arquà – che Lodi le avrebbe confidato l’intenzione di utilizzare quel materiale per inviarlo al datore di lavoro di Ferraresi. La successiva diffusione dei documenti ai capigruppo consiliari, invece, ha dichiarato di averla appresa solo attraverso articoli pubblicati sui giornali.
Anna Ferraresi è “sempre stata quella da mettere alla gogna”, ha raccontato Arquà, che all’epoca dei fatti era ancora il braccio destro di Naomo. “Noi del gruppo Lega – ha aggiunto – l’abbiamo insultata tutti e tutti eravamo lì per darle contro. Lo facevamo per il partito e per Lodi. L’abbiamo sempre criticata e ho smesso di farlo solo quando è scoppiata la mia vicenda (quella delle lettere minatorie, ndr). Ma fino all’ultimo sono stata al fianco di Lodi e ho eseguito ciò che mi diceva. Era piena obbedienza: lui parlava e noi agivamo. Per me era un punto di riferimento, un idolo. Ho sempre fatto affidamento su di lui e lui faceva altrettanto con me. Oggi invece provo odio e amarezza perché non è più la persona che stimavo un tempo”.
Arquà ha poi ricordato di aver chiesto a Lodi da chi provenissero quei documenti riguardanti la sfera privata di Ferraresi e come fosse stato possibile ottenerli. “Mi disse – ha proseguito – di non preoccuparmi, che lui aveva delle conoscenze e che riusciva ad avere tutto. Qualsiasi cosa volesse, la otteneva”. L’ex leghista ha quindi parlato delle presunte “amicizie con personale della Digos e della Polizia“. “Riusciva a entrare dappertutto e ad arrivare dove gli altri non arrivavano – ha aggiunto – e, per me, questo aveva valore”. Qualche giorno più tardi, dopo aver visionato quelle carte, la donna ha anche riferito di aver effettuato con Lodi un sopralluogo in auto per verificare se Ferraresi fosse al lavoro.
Durante la propria deposizione, Arquà ha fatto anche i nomi di Marco Vincenzi, ex consigliere comunale di centrodestra a Ferrara e assessore a Bondeno, dove è già ricandidato nella lista a sostegno del sindaco uscente Saletti, e di Lorenzo Poltronieri, ex presidente del Consiglio Comunale di Ferrara. Lo stesso Vincenzi risulta attualmente indagato dalla Procura di Bologna, in un procedimento in cui parte offesa è la stessa Ferraresi, per accesso abusivo a sistema informatico, in particolare alle banche dati Inps. A documentarlo è il certificato ex articolo 335 del codice di procedura penale che, prodotto dai legali dell’ex consigliera, gli avvocati Fabio Anselmo e Bernardo Gentile, è stato acquisito agli atti dell’attuale processo.
“Poltronieri mi riferì che Lodi gli aveva chiesto di verificare, tramite Vincenzi, che all’epoca lavorava all’Inps, se Anna Ferraresi fosse in regola sul posto di lavoro. Saltò fuori che era assunta soltanto per tre o quattro ore come colf e voleva sapere se, mentre lavorava, poteva somministrare medicinali ai pazienti come oss”, ha affermato Arquà. Su questo punto però, rispondendo alle domande della difesa di Lodi, rappresentata dall’avvocato Carlo Bergamasco, la testimone ha precisato di non aver mai parlato direttamente con Vincenzi e di non aver mai sentito affrontare quell’argomento tra Lodi e Poltronieri.
Proprio riguardo a Poltronieri, Arquà ha inoltre confermato una circostanza di cui aveva già dato conto nel novembre 2021, quando era stata sentita a sommarie informazioni testimoniali dagli inquirenti nell’ambito del procedimento relativo alle lettere minatorie. Dopo aver appreso che la casa di Anna Ferraresi era finita all’asta, l’ex presidente del Consiglio comunale – secondo quanto riferito dalla testimone – si sarebbe detto interessato ad acquistarla per poi “sbatterla fuori” e donare l’immobile alla Lega, affinché venisse ricavata una sede del partito. Nulla di penalmente rilevante, va precisato, ma un episodio che contribuisce comunque a delineare il clima avvelenato di quel periodo e il sentimento di ostilità maturato nei confronti dell’ex compagna di partito, nel frattempo diventata una nemica politica.
Fuori dall’aula, una volta conclusa l’udienza, l’avvocato Carlo Bergamasco ha dichiarato di essere “sempre più convinto dell’insussistenza delle accuse“. Il procedimento è stato riaggiornato al 29 giugno quando è programmata la discussione delle parti e la sentenza del tribunale.