Indagine sul traffico di dati riservati dei personaggi famosi: tre residenti di Ferrara coinvolti, uno è detenuto.

Indagine sul traffico di dati riservati dei personaggi famosi: tre residenti di Ferrara coinvolti, uno è detenuto. 1

Anche Ferrara è coinvolta nella maxi-operazione condotta dagli agenti della Squadra Mobile della polizia di Stato, che, sotto la direzione degli inquirenti della Procura di , ha portato a smantellare una complessa associazione a delinquere finalizzata all’accesso illecito a sistemi informatici, alla corruzione e alla rivelazione di segreti d’ufficio.

In particolare, sono tre i cittadini ferraresi coinvolti nell’inchiesta: un uomo di 47 anni, imprenditore nel settore delle investigazioni, considerato il leader e promotore dell’associazione, e due donne di 31 e 60 anni, entrambe impiegate in agenzie investigative. Per il 47enne è stata disposta la misura della custodia cautelare in carcere, mentre per le donne è stato imposto l’obbligo di firma.

L’uomo, secondo le indagini, avrebbe definito le strategie operative e coordinato le presunte attività illecite, organizzando la loro attuazione e fornendo indicazioni agli affiliati, mentre le altre due indagate avrebbero raccolto e distribuito agli altri membri le informazioni riservate ottenute in modo illecito da presunti pubblici ufficiali infedeli.

Insieme a loro, ci sono altre ventisei persone sottoposte a misure cautelari che avrebbero operato tra il 2020 e il 2023: tre in carcere, sei agli arresti domiciliari, mentre per le restanti diciassette è stato stabilito l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Contestualmente alle misure cautelari, sono stati effettuati sequestri a carico di alcuni indagati per un valore di circa 1.300.000 euro.

Oltre che nel capoluogo emiliano, i provvedimenti sono scattati nelle province di Napoli, Bolzano, e Belluno.

“Esfiltravano dalle banche dati, attraverso accessi abusivi, informazioni riservate su calciatori, imprenditori, personaggi dello spettacolo, cantanti e attori, vendendo queste informazioni ad alcune agenzie”. Così ha dichiarato all’Ansa il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, fornendo dettagli sulla maxi operazione. A operare in cambio di denaro – “c’era un tariffario” – erano membri delle forze dell’ordine che, attraverso accessi abusivi effettuati con le loro password, “esfiltravano dalle banche dati informazioni riservate per rivenderle”.

In due anni – riporta l’Ansa – sono stati 730 mila gli accessi alle banche dati riservate effettuati da due agenti infedeli, 600 mila da uno e 130 mila dall’altro, nessuno dei quali giustificato da esigenze di servizio: è stato reso noto durante la conferenza stampa convocata in Procura a Napoli, alla presenza, tra gli altri, del procuratore Nicola Gratteri, per illustrare l’operazione della polizia. Proprio da questo “massivo accesso“, ha spiegato il coordinatore della pool cyber-crime della Procura partenopea, Vincenzo Piscitelli, “è partita l’indagine“.

Secondo l’agenzia, durante una perquisizione è stato trovato un file Excel contenente il tariffario che regolava le richieste di denaro formulate dagli agenti infedeli in cambio delle informazioni estratte attraverso i loro accessi abusivi alle banche dati riservate. Accanto ai dati anagrafici dell’ignaro soggetto oggetto degli accertamenti c’era la tariffa che variava dai 6 ai 25 euro a seconda del tipo di accertamento effettuato, se, per esempio, eseguito sulla banca dati riservata alle forze dell’ordine, o su quelle dell’Inps o dell’Agenzia delle entrate, o delle Poste.

Oltre agli agenti della polizia sono coinvolti nell’indagine anche dipendenti dell’Inps, dell’Agenzia delle entrate e due direttori di altrettante filiali di Poste Italiane.

La polizia di Stato ha evidenziato all’Ansa Vincenzo Piscitelli, coordinatore del pool cyber-crime della Procura di Napoli, “è riuscita a individuare i colleghi infedeli, i presunti innocenti, che però hanno violato le regole di accesso alle banche dati riservate”. Il meccanismo “articolato e complesso” ha permesso agli agenti infedeli di prelevare e diffondere le informazioni sensibili in cambio di denaro: “Ci sono agenzie che raccolgono informazioni riservate per cederle a terzi, sulle quali sono in corso ulteriori accertamenti – ha precisato Piscitelli – Il mercato delle informazioni è un mercato vivissimo e questa indagine lo dimostra”.

Sono coinvolti agenti della Polizia di Stato di Napoli, Caserta e, a Roma, anche altri appartenenti delle forze dell’ordine. Non solo. Gli accessi abusivi, secondo una stima, sarebbero complessivamente circa un milione e mezzo, per un giro d’affari che appare plurimilionario, considerate le tariffe imposte. Tra gli indagati per un singolo accesso, anche una persona ritenuta legata all’agenzia Equalize di , già coinvolta in altre inchieste. È quanto emerso dalla conferenza stampa indetta in Procura a Napoli, per illustrare i dettagli della maxi operazione della Polizia che ha consentito di smantellare una organizzazione criminale dedita all’acquisizione illegale e alla vendita di informazioni sensibili.

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