Il Tribunale di Ferrara, dopo aver valutato la richiesta di riesame presentata dagli avvocati Alberto Bova, Marco Gemelli, Massimiliano Parpiglia e Bruno Salernitano, e a seguito dell’annullamento con rinvio deciso dalla Cassazione lo scorso marzo, ha revocato il sequestro di 4,9 milioni di euro, ordinando la restituzione dei beni confiscati alle due aziende e ai loro soci.
Il provvedimento era stato emesso a fine ottobre nei confronti di due individui, titolari di due concessionarie multimarca ferraresi, attualmente sotto indagine a piede libero nell’ambito di una presunta maxi frode fiscale da 43 milioni di euro, connessa all’importazione di automobili di lusso di origine tedesca.
I fatti risalgono allo scorso settembre, quando le indagini condotte dalla Guardia di Finanza – sotto il coordinamento della Procura Europea di Bologna – hanno portato alla smantellamento di una presunta rete italo-tedesca specializzata nella commercializzazione di veicoli di alta gamma – Ferrari, Lamborghini, Porsche e altri marchi prestigiosi – immatricolati in Italia senza il versamento dell’Iva.
Gli agenti della finanza, quindi, sotto la supervisione dei gip dei tribunali di Ferrara e Trani, hanno eseguito sequestri patrimoniali e bancari per un valore totale superiore ai 43 milioni di euro: sono stati congelati i fondi di otto società, sette terreni, tre immobili residenziali, un concessionario d’auto, 41 automobili di lusso e oltre 50 conti correnti con più di 1,2 milioni di euro di liquidità.
Oltre a Ferrara, l’operazione ha coinvolto i reparti di Prato, Bologna, Andria, Trani, Molfetta e Crotone, con più di quindici perquisizioni effettuate in abitazioni, sedi aziendali e negozi.
Le indagini erano iniziate a seguito di un esposto presentato da un acquirente, che aveva segnalato difficoltà nell’immatricolare in Italia un’auto usata acquistata tramite un concessionario multimarca da un venditore tedesco. Da quel punto di partenza, gli investigatori hanno ricostruito un flusso di vendite di oltre 1.700 veicoli, rivelando un presunto sistema complesso di elusione fiscale basato su società di comodo estere intestate a prestanome, fatturazioni false e continui cambi di partita Iva per rendere più difficile l’identificazione dei veri beneficiari del meccanismo fraudolento.
Si era così giunti al sequestro preventivo di beni per quasi 5 milioni di euro. Un sequestro al quale si era opposto il team difensivo, presentando un ricorso in Cassazione.
La Suprema Corte, lo scorso marzo, aveva annullato con rinvio l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Ferrara.
Adesso il sequestro viene revocato nuovamente e le aziende potranno riacquistare il possesso dei beni.