Istituti scolastici, abbandono dell’insegnamento di religione: quasi il 20% degli studenti opta per non partecipare alla lezione.

Istituti scolastici, abbandono dell'insegnamento di religione: quasi il 20% degli studenti opta per non partecipare alla lezione. 1

Continua la tendenza di abbandono dell’ora di religione nelle scuole italiane. E i ripetuti appelli da parte delle autorità ecclesiastiche, che promuovono la scelta di questa materia all’inizio di ogni anno scolastico, sembrano avere scarsa efficacia: le classi si presentano sempre meno numerose quando entra in aula il docente di religione e la spesa a carico del bilancio statale aumenta. A confermare questo fenomeno è la stessa Cei, la Conferenza dei vescovi, che ha recentemente pubblicato la consueta tabella annuale sugli studenti della scuola italiana che decidono di avvalersi o meno dell’insegnamento religioso. Il trend evidenziato dai dati raccolti dall’Ufficio Religione cattolica della Cei sembra inarrestabile, nonostante gli incessanti inviti da parte delle autorità ecclesiastiche rivolti a famiglie e alunni per approfittare di questa disciplina. L’ultimo appello risale al 7 gennaio, in prossimità dell’apertura delle iscrizioni per l’anno 2026/2027.

I numeri del fenomeno

I giovani stanno subendo una rapida evoluzione. Nel 2024/2025, la percentuale di studenti che non si avvalevano dell’insegnamento della religione cattolica era del 18%, quasi uno su cinque. Due anni prima (la Cei non ha reso noti i dati relativi al 2023/2024), i non avvalentisi si attestavano al 16%. Cinque anni fa, nel 2019/2020, la percentuale era ancor più bassa: il 14%.

Il fenomeno si manifesta in modo più marcato nelle regioni settentrionali . Nel 2024/2025, il 24% degli alunni delle regioni del nord Italia evitava l’ora di religione, mentre cinque anni prima ci si fermava al 18%: sei punti percentuali in meno. I dati sono influenzati dalla presenza straniera nelle classi italiane, ma non solo. È nelle scuole superiori, dove la scelta spetta agli studenti e non più alle famiglie, che si registra una quota significativa di alunni che preferiscono non partecipare all’ora di religione: nel 2024/2025, la percentuale era del 25% e al Nord si avvicinava al 34%, ovvero più di uno studente su tre. Nell’anno scolastico 2022/2023, al livello superiore si registrava un 22% di defezioni totali, al Nord si attestava al 31%, e cinque anni prima, nel 2019/2020, si era al 20%, mentre al Nord il dato era superiore di cinque punti: il 25%.

La spesa

Nonostante il costante calo delle adesioni, la spesa per la retribuzione degli insegnanti di Religione e per le attività Alternative per gli alunni che non partecipano continua a crescere ogni anno. Per il 2026 appena iniziato, sono stati previsti nel bilancio approvato lo scorso dicembre quasi 791 milioni di euro. L’anno passato, i milioni destinati a questo scopo erano 776, 15 milioni in meno, e 725 milioni nel 2021, cinque anni fa. Negli ultimi dieci anni, la spesa è aumentata dai 697 milioni di euro del 2016 ai 791 milioni del 2026: un incremento di 94 milioni, corrispondente a un aumento del 13%. Questa crescita dei costi è attribuibile principalmente alla scuola dell’infanzia e primaria. Fino a qualche anno fa, un certo numero di maestre e maestri delle scuole elementari e materne erano autorizzati, tramite un attestato rilasciato dal vescovo, a insegnare anche la Religione. Tuttavia, con il loro pensionamento, sono stati sostituiti da docenti specializzati, facendo lievitare i costi a carico del bilancio.

Le attività alternative

Per gli alunni che non si avvalgono della disciplina, la scuola è tenuta a garantire attività alternative. Se, nelle scuole medie e superiori, l’ora di Religione è collocata all’inizio o alla fine dell’orario scolastico, gli studenti e le loro famiglie possono richiedere di entrare in aula un’ora dopo o uscire in anticipo. Se l’insegnamento si svolge in un orario intermedio, lo studente può optare per lo “studio autonomo”, ripassando le materie che dovrà affrontare nelle ore successive, oppure partecipare ai vari progetti organizzati dalle scuole: scacchi, lettura di quotidiani, approfondimenti sulla Costituzione, pacifismo, multiculturalità e molto altro.

L’appello dei vescovi

I dati raccolti dai vescovi riguardo alle adesioni alla religione preoccupano le autorità ecclesiastiche. Lo scorso 7 gennaio, i vescovi italiani hanno rivolto un appello a studentesse, studenti e famiglie per incoraggiare, in vista delle iscrizioni al prossimo anno scolastico, la scelta della Religione cattolica come materia di insegnamento. I prelati definiscono questa disciplina non come un semplice esercizio teorico, ma “come uno spazio di libertà, di dialogo, di responsabilità, in cui la scuola incontra e sostiene il percorso di crescita personale e culturale di ciascuno”. L’insegnamento della religione rappresenta “un laboratorio di cultura e umanità dove si impara a decifrare il codice culturale che ha formato la nostra storia e a sviluppare uno sguardo critico e costruttivo. In un periodo in cui spesso si riduce la persona – continuano – a mera funzionalità e consumo, l’Insegnamento della religione cattolica offre uno spazio per riscoprire l’integralità dell’essere umano, che – per citare XIV – “non è un sistema di algoritmi: è creatura, relazione, mistero”.

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