Italiani intrappolati nel Golfo, rientrati circa 2.500 cittadini: gli aeroporti riprendono le attività.
Il rientro degli italiani rimasti intrappolati negli Emirati Arabi Uniti e negli altri Paesi del Golfo è iniziato lentamente. In totale, sono circa 2.500, tra cui 190 studenti che si trovavano a Dubai al termine di un soggiorno studio organizzato dall’associazione World student connection. Sebbene il rientro avvenga con cautela, il cielo del Golfo è ancora teatro di attacchi con missili e droni, che ieri hanno colpito anche le ambasciate statunitensi di Dubai e Riad, con indiscrezioni che suggeriscono una possibile reazione non solo difensiva da parte degli Stati Uniti.
La maggior parte delle persone è riuscita a tornare autonomamente, approfittando dei voli commerciali che stanno gradualmente riprendendo dalle varie aerostazioni della zona. Due voli charter della compagnia Oman Air, organizzati in collaborazione con la Farnesina, sono decollati in serata dall’aeroporto di Muscat. Con la riapertura degli aeroporti di Dubai e il ritorno operativo delle principali compagnie aeree – Emirates, Ethiad, FlyDubai, Turkish Airlines – è probabile che nei prossimi giorni un numero maggiore di italiani possa rientrare.
Gli oltre 20mila residenti nel Golfo
Nell’area del Golfo, ci sono oltre ventimila italiani, solo quelli in transito, che si trovavano lì per vacanza o per scalo, un numero che supera di oltre tre volte gli italiani residenti, i quali – almeno per ora – non sembrano avere intenzione di tornare in Italia. Se si considerano anche i turisti e i lavoratori sparsi nel Sud Est Asiatico o in Paesi africani, rimasti bloccati poiché i voli di rientro fanno quasi tutti scalo negli hub del Golfo, i numeri aumentano notevolmente.
Secondo le stime, ci vorranno diversi giorni prima che tutte le persone già arrivate in Emirati, Qatar, Arabia Saudita e Oman possano tornare in Italia, con tempi ancora più lunghi – alcune compagnie hanno già avvisato i passeggeri di un possibile rientro per il 15 marzo – ma tutto dipenderà dall’evoluzione del conflitto.
“L’aeroporto sta garantendo 48 voli al giorno, nessun attacco ha colpito obiettivi sul nostro territorio, la contraerea ha neutralizzato tutto in anticipo, al massimo sono caduti dei frammenti”, ha dichiarato ieri il governo emiratino. Tuttavia, dopo un nuovo lancio di missili e droni dall’Iran, l’aeroporto di Dubai è stato chiuso per diverse ore, causando inevitabili cancellazioni di voli già programmati, mentre l’attacco all’ambasciata statunitense a Riad ha paralizzato l’aeroporto per ore.
La macchina della Farnesina
La Farnesina ha avviato le operazioni, a Dubai ci sono trasferimenti per Muscat, da dove partono i charter organizzati con Oman Air, ma si procede per priorità, poiché il numero di italiani che cercano di partire è elevato e i tempi sono lunghi. Per questo motivo, molti hanno scelto di organizzarsi autonomamente. “Ho prenotato un volo che parte questa notte da Muscat per me e la mia famiglia: mia moglie incinta, mia sorella e mia madre quasi ottantenne – racconta Francesco – in totale abbiamo speso più di quattromila euro”.
Un costo imprevisto che si aggiunge a quello necessario per rimanere tre giorni in più a Dubai, con la necessità di acquistare anche vestiti. “Eravamo già sull’aereo quando ci hanno ordinato di scendere perché era iniziato il primo attacco. I nostri bagagli probabilmente sono ancora lì”. Anche per l’hotel si sono dovuti arrangiare: “Noi qui stiamo pagando tutto. Abbiamo sentito che il governo emiratino avrebbe garantito l’alloggio a tutti, ma noi al momento non abbiamo ricevuto alcun supporto”. La stessa situazione è raccontata da Domenico, un ventunenne calabrese a Dubai con la fidanzata. “Sto conservando tutte le ricevute, spero che prima o poi qualcuno mi rimborsi”.
Nel frattempo, la città vive in una realtà surreale, con la vita che sembra riprendere i suoi normali ritmi, tra persone in spiaggia e caffè affollati, interrotta di tanto in tanto dagli allarmi antimissile che invitano tutti a cercare un rifugio.
Fino a seimila euro per il volo di rientro
La situazione è più complicata per chi si trova ancora più lontano e aveva previsto di fare scalo a Dubai. Camilla, in viaggio con la compagna e le madri di entrambe, stava volando verso Dubai dalla Tanzania quando l’aereo ha cambiato rotta, atterrando a Salalah. Qui sono rimaste bloccate per giorni, con la compagnia che le ha convocate più volte per un’imminente partenza, sempre poi annullata. “Alla fine abbiamo deciso di raggiungere Muscat e da lì provare a tornare in Italia con un nuovo volo pagato di tasca nostra, che ci è costato circa 6mila euro”.
Costi elevati, ben lontani dai 600 euro che, secondo il messaggio inviato dalla task force della Farnesina, sarebbero necessari per viaggiare dall’Oman. “Per arrivare lì – spiega ancora Camilla – avevamo prenotato un altro volo che è stato cancellato, quindi abbiamo deciso di andare via terra, con un autobus notturno che impiega dodici ore per attraversare il deserto”. Un viaggio difficile, ma necessario. Le due ragazze sono viaggiatrici esperte, mentre le rispettive madri non lo sono, e entrambe hanno malattie croniche che richiedono terapie quotidiane. “Le scorte di farmaci si stanno esaurendo, quindi abbiamo bisogno di tornare. Noi siamo abituate a viaggiare e a cercare soluzioni, ma se fossero state da sole, cosa avrebbero fatto?”.
Il messaggio agli italiani in Bahrain
Anche la numerosa comunità di italiani in Bahrein, molti dei quali hanno già raggiunto l’Arabia Saudita nei giorni scorsi, ha ricevuto dalla Farnesina una proposta per lasciare il Paese. Tuttavia, non è alla portata di tutti. “Ieri io, come molti italiani residenti in Bahrain – e a quanto pare anche diversi a Doha – abbiamo ricevuto un SMS con un link dalle autorità italiane. In un primo momento molti hanno pensato potesse trattarsi di una truffa, ma successivamente abbiamo capito che si trattava di una proposta di evacuazione organizzata dalla Farnesina”, spiega un professionista che vive lì da anni. “La proposta è apparsa subito poco realistica: il messaggio è arrivato intorno alle 17:00 e richiedeva una conferma entro le 19:00. Il piano prevedeva un trasferimento in pullman fino a Riyadh e poi un volo speciale non meglio specificato, da acquistare direttamente in aeroporto al costo di circa 3.500 euro a persona”.
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