La residente provoca disturbo con i suoi passi. Condannato per stalking in ambito condominiale.
Due appartamenti, uno sovrastante l’altro. Al piano superiore vivono alcune studentesse, mentre al piano inferiore risiede una coppia di fratelli non più giovani. Quando giunge una denuncia, si potrebbe pensare a lamentele riguardanti feste o rumori fastidiosi. Tuttavia, in questo caso è accaduto il contrario.
A presentare la denuncia, per atti persecutori in ambito condominiale, è stata una studentessa di 24 anni, proprietaria dell’appartamento che condivideva con altre coinquiline. Il giudice ha condannato uno dei due fratelli, il maggiore, a un mese di detenzione e al pagamento di 3.500 euro di provvisionale, oltre al risarcimento del danno da determinare in sede civile. Il fratello più giovane, meno presente nell’abitazione, è stato invece scagionato.
Secondo quanto emerso dagli avvocati della ragazza, Gianni Ricciuti e Gabriele Farinelli, i due uomini avrebbero nel tempo infastidito la 24enne e le sue coinquiline bussando ripetutamente al soffitto con bastoni o salendo a suonare alla porta per lamentarsi dei rumori.
Le condotte, considerate ripetute e quotidiane tra l’estate del 2021 e il febbraio del 2023, avrebbero causato nella giovane uno stato di ansia e paura tale da farle temere per la propria sicurezza. La studentessa sarebbe stata costretta a cambiare le proprie abitudini quotidiane, arrivando persino a richiedere il supporto di uno psicologo.
A rendere ancora più surreale la situazione è la natura dei rumori contestati: non si trattava di feste o musica ad alto volume, ma di semplici suoni della vita di tutti i giorni, come passi o lo sciacquone. Situazioni ordinarie che, secondo l’accusa, i due fratelli non sopportavano, giungendo a protestare con insistenza.
Le ripercussioni si sono fatte sentire anche sul piano economico: le continue lamentele avrebbero indotto le inquiline a lasciare l’appartamento, cercando una nuova sistemazione. La stessa proprietaria, in più occasioni, avrebbe preferito tornare dai genitori, fuori città, per sfuggire alla situazione.
In diverse occasioni sarebbe intervenuta anche la polizia, che non avrebbe riscontrato irregolarità nei comportamenti delle ragazze, invitando invece i due uomini a cessare le segnalazioni.
La sentenza è stata emessa nella mattinata del 2 aprile dal giudice Giovanni Solinas, su richiesta del pubblico ministero Claudio Longhi. L’imputato, assistito dall’avvocato Marco Faveri, aveva scelto di procedere con rito abbreviato.
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