L’algoritmo antimafia sviluppato dall’intelligenza artificiale identifica le imprese controllate dalle organizzazioni criminali.

L'algoritmo antimafia sviluppato dall'intelligenza artificiale identifica le imprese controllate dalle organizzazioni criminali. 1

È sufficiente inserire una partita IVA e il sistema fornisce un indice di rischio: un valore che varia tra 0 e 1, il quale indica la potenziale esposizione di un’azienda a legami con la criminalità organizzata. Questo è il fulcro tecnologico di Rozes Intelligence, una start-up fondata a Padova e attualmente al centro di un progetto di sperimentazione antimafia lanciato dalla Regione Umbria per identificare, in fase preventiva, le infiltrazioni mafiose negli appalti e nei progetti pubblici. Il progetto è guidato da Antonio Parbonetti, docente di Economia aziendale e prorettore vicario dell’Università di Padova. Si tratta di un’iniziativa che segna il passaggio dalla ricerca accademica all’applicazione pratica dell‘intelligenza artificiale, con l’intento di supportare le istituzioni nell’identificazione dei segnali sottili con cui le mafie si infiltrano nell’economia legale.

Dalla ricerca accademica all’algoritmo

«Inizialmente non pensavo a una start-up», racconta Parbonetti. L’intento iniziale della sua ricerca, avviata più di dieci anni fa, era di comprendere il reale insediamento delle mafie nell’economia, un fenomeno tutt’altro che marginale e capace di generare effetti economici significativi. Da qui la scelta di raccogliere e analizzare dati riguardanti aziende collegate a individui condannati per reati di mafia, esaminandone le peculiarità e l’impatto sui mercati locali.

Lo studio

Due i filoni principali dell’indagine: identificare le caratteristiche distintive delle aziende infiltrate e valutarne le conseguenze economiche. I risultati hanno messo in luce dinamiche preoccupanti. «Quando un’impresa finisce nel mirino della giustizia con un’ordinanza di custodia cautelare – spiega – osserviamo effetti immediati e favorevoli sulle altre aziende che operano nello stesso comune e nello stesso settore». Indizio che la presenza mafiosa incide notevolmente sulla concorrenza.

Un’economia inquinata

Le aziende controllate dalla criminalità organizzata alterano il mercato in modo sistematico: non solo deprimono artificialmente i prezzi dei prodotti, ma distorcono l’intera struttura dei costi. «Imponendo fornitori, comprimono il costo delle materie prime, mentre incrementano altri costi, come quello del lavoro. Il risultato è una concorrenza sleale che mette in difficoltà le aziende sane», evidenzia Parbonetti. Proprio per affrontare questa distorsione strutturale, nel 2017 il gruppo di ricerca ha cominciato a testare l’uso dell’intelligenza artificiale. L’idea era ambiziosa: trasformare anni di analisi economico-aziendale in un algoritmo capace di rilevare connessioni sospette con gruppi mafiosi a partire da dati pubblici.

Come funziona il sistema

L’algoritmo creato da Rozes Intelligence esamina centinaia di variabili – oltre 220 indicatori – che descrivono il comportamento economico e finanziario di un’azienda. Inserendo una partita IVA, il sistema restituisce un indice di rischio che varia da 0 a 1: superata la soglia dello 0,5, aumenta la probabilità che l’azienda presenti legami diretti o indiretti con la criminalità organizzata. Tra gli elementi analizzati figurano incoerenze tipiche riscontrate in numerose indagini giudiziarie: fatturati elevati a fronte di strutture produttive minime, investimenti non congrui con i volumi di vendita, numero esiguo di dipendenti, crediti anomali, o pratiche come l’emissione di fatture false. Non si tratta di prove, ma di segnali deboli che, uniti, possono raccontare molto.

La sperimentazione in Umbria

Il progetto ha trovato una prima applicazione concreta in Umbria, dove la Regione ha avviato una sperimentazione per adattare l’algoritmo alle peculiarità del territorio. Il lavoro è stato svolto in collaborazione con l’Università e in costante dialogo con la guardia di finanza, integrando lo strumento all’interno di una rete istituzionale di prevenzione. Presentato ufficialmente il 17 ottobre 2025 alla Commissione d’inchiesta regionale sulle infiltrazioni mafiose, presieduta dal commissario Fabrizio Ricci, il sistema è stato adottato all’inizio del 2026 come supporto alle attività di controllo sugli appalti e sui progetti pubblici.

L’AI contro la cyber-mafia

Il contesto è quello di una criminalità sempre più tecnologica. La cosiddetta “cyber-mafia” sfrutta hacker, analisti finanziari e strumenti digitali per riciclare denaro, manipolare gare d’appalto e infiltrarsi nei meccanismi della pubblica amministrazione. In questo scenario, l’intelligenza artificiale diventa un’arma a doppio taglio: utilizzata dai criminali, ma anche – e sempre di più – dalle istituzioni. L’algoritmo di Rozes Intelligence si propone come un sistema-sentinella, capace di orientare i controlli e concentrare le verifiche dove il rischio è maggiore. Nei test, l’accuratezza avrebbe raggiunto il 90%, ma Parbonetti invita alla cautela: «Non è un giudice automatico. È uno strumento preventivo che supporta l’attività investigativa, non la sostituisce».

Trasparenza e limiti

Uno dei nodi cruciali resta quello dell’affidabilità e della trasparenza dell’intelligenza artificiale. Per questo motivo, il sistema è progettato per fornire anche le motivazioni alla base delle valutazioni, rendendo leggibili i fattori che contribuiscono all’indice di rischio. Una condizione fondamentale per evitare derive automatizzate e garantire il rispetto delle garanzie. Il futuro della lotta alle mafie passa anche da qui: dalla capacità di coniugare conoscenza scientifica, tecnologia e istituzioni. Un percorso iniziato nei dipartimenti universitari e oggi giunto nei territori, dove la prevenzione diventa la prima vera forma di contrasto.

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