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Diritti stagnanti da un decennio e violenze nei confronti della comunità Lgbtqia+ che continuano a rappresentare un problema serio. I dati sono stati esposti questa mattina durante l’incontro intitolato “Verso il 17 maggio: dati, urgenze e prospettive politiche sui temi Lgbtqia+”. Organizzato dalle deputate Laura Boldrini, Gilda Sportiello ed Elisabetta Piccolotti – in preparazione alla Giornata internazionale contro l’omolesbobitransfobia del 17 maggio – l’evento ha visto la partecipazione di rappresentanti istituzionali, associazioni e accademici per analizzare la situazione dei diritti in Italia, dieci anni dopo l’approvazione della legge sulle unioni civili.
Un quadro preoccupante
I dati presentati hanno messo in luce una condizione allarmante: nonostante il primo riconoscimento normativo, negli ultimi dieci anni non si sono registrati progressi significativi. Persistono lacune legislative e un clima sociale contrassegnato da discriminazione e stereotipi. Le associazioni Lgbtqia+ hanno evidenziato che i diritti di queste persone non possono più essere considerati una questione secondaria nelle trattative politiche. Secondo il report di Arcigay, nel 2026 sono stati documentati 127 episodi di violenza contro individui e luoghi Lgbtqia+, confermando che “l’odio non è un’eccezione”.
La posizione della politica
All’incontro hanno partecipato anche rappresentanti di partiti politici come il Pd, Italia Viva e +Europa. Le associazioni hanno sottolineato l’urgenza di impegni chiari e verificabili da parte della politica. Laura Boldrini ha denunciato il regresso dei diritti Lgbtqia+ sotto il governo Meloni, affermando che è fondamentale costruire un’alternativa credibile alla destra attuale.
Vittime di omotransfobia
Secondo i dati dell’Osservatorio di Omofobia.org, negli ultimi 14 anni sono state registrate 2.104 vittime di omotransfobia in Italia, con un elevato tasso di violenza fisica. Le persone trans risultano particolarmente esposte, con un rischio fino a dieci volte superiore rispetto ad altri gruppi. Queste statistiche rappresentano solo la parte visibile di un fenomeno più ampio, poiché molti episodi non vengono denunciati.
Geografia della violenza
I casi di omotransfobia si verificano più frequentemente nelle grandi aree urbane come Roma e Napoli, dove la comunità LGBTQIA+ è più visibile. Tuttavia, nelle zone meno esposte, la violenza è presente ma meno segnalata. La predominanza maschile tra le vittime (71% uomini cis) e il fatto che molte donne lesbiche subiscano violenze in contesti di coppia evidenziano una matrice culturale di maschilismo.
Pratiche di conversione
Le pratiche di conversione, considerate torture dall’ONU, colpiscono circa 1 persona su 5 tra le LGBTQIA+ in Italia. Questi abusi avvengono principalmente in contesti familiari e religiosi e colpiscono in particolare le persone trans e non binarie. La campagna “Meglio a Colori” ha raccolto oltre 60mila firme per chiedere la messa al bando di tali pratiche a livello europeo.
Diritti fermi da 10 anni
Le associazioni hanno lanciato un appello unitario affinché i diritti LGBTQIA+, stagnanti da 10 anni, diventino una priorità politica. Le richieste includono riforme nel diritto di famiglia, pari diritti per tutte le realtà familiari, un efficace contrasto ai crimini d’odio, e campagne di educazione sessuo-affettiva nelle scuole. “Siamo qui per ribadire l’impegno” ha dichiarato Schlein, “per una legge contro l’omobilesbotransfobia, per i matrimoni contro l’odio e per riconoscere finalmente i figli e le figlie delle coppie omogenitoriali. È la politica che deve occuparsi dei diritti civili e non lasciare che siano i tribunali a supplire a questa mancanza”.