L’Aquila, un sacerdote scrive al Papa: “Desidero rinunciare al sacerdozio per diventare padre, è sufficiente la solitudine”

L’Aquila, un sacerdote scrive al Papa: “Desidero rinunciare al sacerdozio per diventare padre, è sufficiente la solitudine” 1

Dopo quasi due decenni di ministero, don Giovanni Gatto ha preso la decisione di fermarsi. Non a causa di una crisi di fede, bensì per una scelta personale: abbandonare la tonaca per formare una famiglia. La sua scelta è stata comunicata attraverso una lettera indirizzata a XIV, in cui il parroco sottolinea di non riuscire più a sostenere il celibato e la solitudine che ne deriva.

La richiesta di dispensa dal sacerdozio

Proveniente da Montebelluna, in provincia di Treviso, ordinato sacerdote nel 2005 e per anni parroco a L’Aquila, don Giovanni chiede ora la dispensa dal sacerdozio. Questa decisione è stata elaborata lentamente, attraversando anni di conflitti interiori, relazioni affettive vissute in segreto e una grave malattia che ha modificato il suo approccio alla vita.

La lettera al Pontefice

Scrivere al Papa non è stato solo un gesto formale. «Secondo il diritto canonico, è necessario spiegare le motivazioni quando si richiede lo scioglimento dei voti», racconta ai media locali, «ma l’ho fatto soprattutto perché, dopo un lungo percorso umano, spirituale e psicologico, ho realizzato che per il mio benessere non riesco più a svolgere il ruolo di prete». Il fulcro della sua riflessione, spiega, è la solitudine: una condizione che con il tempo è divenuta insostenibile. «Sono consapevole che se continuassi a esercitare il ministero avrei necessità di avere una donna al mio fianco. Ma ciò non è compatibile con il sacerdozio».

Le relazioni mantenute segrete

Il celibato, inizialmente accettato senza traumi, nel corso degli anni si è trasformato in un peso. Don Giovanni non nasconde di aver intrattenuto relazioni affettive anche durante il suo ministero. «Le ho vissute prima e dopo la mia ordinazione a parroco. Nel 2006 ho avviato una relazione con una donna della mia parrocchia, che è durata a lungo». Una confessione schietta, senza veli. «Non sono l’unico: migliaia di sacerdoti hanno relazioni con donne o uomini». Tuttavia, il problema non era soltanto di natura morale, ma anche esistenziale: «Non mi sentivo libero. Non potevo vivere una relazione alla luce del sole, e questo mi ha spesso creato difficoltà».

La malattia come momento di cambiamento

La decisione di lasciare il sacerdozio si è definita nel 2022, durante un periodo di grave malattia. «Mi parlavano di morte, ero in carrozzina e solo a casa. In quel frangente ho compreso di aver bisogno di qualcuno accanto». Quell’esperienza ha segnato una svolta. «Affrontare tutto da solo mi ha fatto rendere conto in modo molto concreto che questa vita, per me, non era più praticabile».

Il supporto della Chiesa

Contrariamente a ciò che si potrebbe immaginare, don Giovanni non descrive una Chiesa avversa. «In questo percorso mi è stata molto vicina. Posso dire che è stata una madre». Un accompagnamento che ha incluso un lavoro profondo su di sé. «Sono stato a per un percorso individuale e di terapia di gruppo. Per un anno ho lavorato su me stesso, seguendo professionisti e figure ecclesiali». Un periodo di riflessione che lo ha condotto a una scelta definitiva, ma consapevole.

Il desiderio di diventare genitore

Attualmente don Giovanni non è innamorato. «Non c’è nessuna relazione in corso», specifica. Tuttavia, il desiderio di fondo rimane chiaro: «Voglio diventare padre. Non ci vedo nulla di sbagliato, è semplicemente la verità». Non rinnega né il sacerdozio né la fede. «Ho amato profondamente il mio ministero e la mia fede non è mai venuta meno. Ma ora so che non posso più vivere questa vita così com’è».

Un nuovo inizio

Il futuro, per il momento, ha una località precisa: Montebelluna, il suo paese . «Tornerò lì per ripartire. Voglio costruire una vita più autentica, più umana, più adatta a quello che sono oggi». Una decisione che segna la conclusione di un capitolo significativo, ma ne apre un altro, altrettanto impegnativo: quello di un uomo che ha scelto di non vivere più diviso tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere.

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