L’azione degli Stati Uniti nei confronti di Cuba mette a rischio il sistema sanitario calabrese. “Senza i medici, i pronto soccorso resteranno chiusi.”
L’azione degli Stati Uniti contro Cuba non minaccia esclusivamente l’isola, già in difficoltà a causa della crisi energetica derivante dal blocco delle forniture di carburante, ma ha ripercussioni anche sulla sanità calabrese, sostenuta da quasi 400 doctores. Questo programma, attuato da Cuba da tempo, non si limita a singole regioni, ma si estende a interi Paesi, ed è ora sotto l’attenzione dell’amministrazione statunitense, che ha avvertito di possibili sanzioni per chi decidesse di assumerli.
“Senza di loro non possiamo coprire i turni”
Paesi come Paraguay, Bahamas, Guyana, Antigua e Barbuda e Guatemala hanno già ceduto, “noi semplicemente non possiamo permettercelo. Se i cubani se ne vanno, potremmo dover iniziare a scavare fosse comuni davanti ai Municipi. Nei pronto soccorso calabresi, non riusciremmo nemmeno a coprire tutti i turni”. Vittorio Sacco, infermiere dell’emergenza/urgenza e sindacalista di Usb, non parla per sentito dire. È consapevole delle difficoltà della sanità calabrese, che vive in prima persona, dai turni estenuanti alle aggressioni, che – sottolinea – devono essere interpretate alla luce della frustrazione causata dalle lunghe attese inevitabili in un contesto di carenza strutturale di personale. Questa è una problematica storica per la sanità in Calabria, afflitta da un debito enorme, infiltrazioni mafiose e anni di “bilanci orali” – termine coniato dalla Corte dei Conti – bloccata da un commissariamento che dura da oltre dieci anni e da un piano di rientro che ha impedito turnover e assunzioni. Il risultato è che gli ospedali sono vuoti, i reparti chiusi o privi di personale sufficiente per coprire tutti i turni.
Le cliniche private
Una situazione di emergenza, in parte attenuata a partire dal 2022 con l’arrivo dei doctores, soprattutto nei reparti storicamente “critici”: pronto soccorso, rianimazione, ortopedia, ginecologia. I risultati sono evidenti. Con l’arrivo degli specialisti cubani, negli ospedali pubblici come quello di Polistena si è tornati a effettuare le fistole artero-venose per i pazienti in dialisi, interventi che in precedenza erano quasi esclusivamente riservati alle cliniche private o costringevano i pazienti a lunghe trasferte. In ambito ginecologico e ostetrico, la frequenza delle visite e la disponibilità dei servizi sono aumentate notevolmente, passando da una copertura sporadica a una presenza garantita più volte alla settimana.
Medici dell’altro mondo: un anno con i dottori cubani in Calabria
Reparto di rianimazione
“Se i cubani se ne vanno, il pronto soccorso chiude, l’ortopedia anche, l’ospedale si regge sui doctores. Anche a Locri non se la passeranno bene”. Marisa Valenzise si riferisce a Polistena, cittadina della Piana di Gioia Tauro con l’unico ospedale spoke che serve l’area interna e quella aspromontana, per un totale di 180mila utenti. Negli ultimi mesi, i cittadini hanno letteralmente piantato le tende davanti all’ospedale per evitare la chiusura del reparto di Rianimazione e Terapia Intensiva, salvato con una soluzione temporanea che consente ai pensionati ultrasettantenni di tornare in servizio come gettonisti. “Ma non è l’unico reparto in difficoltà: in ortopedia dovrebbero esserci 9 medici, ma attualmente ce ne sono solo tre, due italiani e un cubano, che è il fiore all’occhiello della chirurgia”.
“L’offerta sanitaria è carente”
Il cahier de doléance e di promesse non mantenute – day hospital oncologico, centro di salute mentale, ortopedia – è lungo e si racchiude in una lettera di diffida, supportata da 2.400 firme raccolte in dieci ore, inviata oggi all’Azienda sanitaria e per conoscenza alla procura. “Se a questa situazione disastrosa si aggiunge l’allontanamento dei cubani – afferma Valenzise – noi siamo morti che camminano”. Anche Michele Tripodi, sindaco di Polistena, esprime preoccupazione, il paese che ha accolto i dottori con entusiasmo. “Già così, l’offerta sanitaria è gravemente insufficiente. Se venissero a mancare anche i medici cubani, sarebbe un vero e proprio disastro”. Il rischio non è immediato, ma è presente.
“Lavoro forzato”
Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, il Ministero degli Esteri italiano ha ricevuto segnalazioni allarmanti dall’Ambasciata a Washington. Gli Stati Uniti hanno minacciato sanzioni potenziali, tra cui il divieto di ingresso nel Paese, per i funzionari delle autorità regionali che decidessero di assumere medici cubani. Per il segretario di Stato Marco Rubio, il programma cubano di medici all’estero è “una diplomazia pericolosa”, utilizzata per creare coperture politiche oltre a riserve di valuta estera. Ufficialmente, l’accusa è di “lavoro forzato”.
Quattrocento doctores
Il nodo (e grimaldello) si chiama CSMC S.A., una sorta di agenzia di intermediazione statale cubana utilizzata per stipulare contratti con ospedali o entità estere, che trattiene una parte dello stipendio erogato ai medici all’estero. A parte rare defezioni, non è mai stato un problema per i professionisti coinvolti. Eppure.
Dalla Regione Calabria, ufficialmente non giungono commenti. Tuttavia, il programma che mirava a portare fino a mille doctores negli ospedali calabresi sembra essersi bloccato, rispetto al passato, quando i cubani erano arrivati a 497, sembra ci sia stato un lieve disimpegno (oggi sono poco meno di quattrocento). Voci che filtrano dalla Cittadella raccontano che le “interlocuzioni” con l’ambasciata Usa sono sempre esistite, ma con l’amministrazione Trump sarebbero diventate decisamente più pressanti. Tuttavia, anche in Regione – ci tengono a sottolineare – sono pienamente consapevoli che i cubani rappresentano un pilastro imprescindibile, quindi l’idea di interrompere i contratti in essere, blindati fino al 2027, non è percorribile. Ne sono coscienti, pena un disastro sanitario e una mezza rivolta in regione.
Per il futuro si vedrà. L’ultimo bando, pubblicato a metà gennaio, si limita a esprimere l’interesse dell’amministrazione calabrese per “medici extra Ue” e le assunzioni semestrali di nuovi doctores sono attualmente sospese. Cuba è sempre più isolata. E la Calabria lo è altrettanto.
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