Le ricette pasquali in omaggio con Repubblica

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Non si esaurisce in un solo pranzo, ma si espande: la Pasqua inizia al mattino, con una colazione che già emana profumi festivi, e prosegue il giorno successivo, quando il cibo esce dalle mura domestiche e si trasforma in picnic, con tovaglie distese sull’erba e piatti in movimento. Attorno al tavolo si amplia il gruppo: prima la famiglia, poi i parenti, infine gli amici degli amici. È una convivialità che si sviluppa per stratificazione, proprio come il menu.

Perché a Pasqua si prepara, certo, ma senza la rigidità delle grandi occasioni. Non esiste un copione prestabilito: la tavola si compone attraverso aggiunte successive, in modo quasi naturale. Ognuno porta qualcosa, una torta rustica, una teglia calda, una salsa, e ciò che ne deriva è un insieme variegato, un mosaico dove i protagonisti sono gli ingredienti di stagione: asparagi, fave, carciofi, erbe fresche. È la primavera che si insinua nelle ricette ancor prima di manifestarsi nelle giornate.

È partendo da questa concezione di tavola condivisa che presenta tre piccoli volumi di cucina, curati da Eleonora Cozzella, in uscita con il quotidiano il 31 marzo, il 1° e il 2 aprile. Tre opere distinte, che riflettono altrettanti approcci contemporanei alla cucina: uno più legato alla tradizione domestica, uno completamente vegetale e uno che si muove con maggiore libertà tra memorie regionali e influenze internazionali.

Nel primo, Luisa Orizio, fondatrice di Allacciate il grembiule, dà vita a una cucina accessibile e familiare, che non rinuncia ai sapori della tradizione ma li rende praticabili. Tra le ricette si trovano preparazioni semplici e riconoscibili: antipasti come asparagi in sfoglia o frittatine di tagliatelle, primi piatti stagionali come pasta con le fave e risotto primavera. E poi i grandi classici del periodo: il casatiello, la torta pasqualina (qui in versione mini) e la pastiera.

Il secondo libro, scritto da Ilaria Busato di Dispensa Vegana, cambia prospettiva ma non spirito. Qui la tradizione viene reinterpretata in chiave vegetale, mantenendo una certa familiarità. La suggestione rimane quella dei sapori di un tempo, ma gli ingredienti si trasformano. Così nascono cestini di insalata russa veg, crostini di polenta con un “baccalà” reinterpretato, trofie con crema di fiori di zucca. I secondi propongono alternative come l’inaspettato arrosto di sedano rapa o i nuggets di tofu, mentre i dolci, come la “colomba veloce” dimostrano che anche la pasticceria può essere ripensata senza compromessi.

Il terzo volume è quello di Stefano Cavada, che presenta un approccio più libero e personale. La sua cucina mescola riferimenti diversi. Accanto a preparazioni che richiamano le tradizioni regionali, dal pane all’anice alla treccia di Pasqua, si trovano piatti che si aprono ad altre influenze: dagli Yorkshire pudding agli spiedini di gamberi e ananas.

Tre libri, quindi, ma soprattutto tre modi di interpretare una stessa occasione. Perché la cucina di Pasqua non è mai identica a se stessa: cambia ogni anno, si adatta a chi la vive, mescola abitudini e novità senza necessità di dichiararlo. Ed è proprio questa sua natura aperta, imperfetta e accogliente a renderla, ancora oggi, una delle festività più vive della nostra tradizione gastronomica.

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