Leone XIV: “Tutela dei civili in Libano”. Il cardinale a Washington: “Conflitto in Iran inaccettabile”

Leggi in app

Leone XIV: “Tutela dei civili in Libano”. Il cardinale a Washington: “Conflitto in Iran inaccettabile”0 Leone XIV: “Tutela dei civili in Libano”. Il cardinale a Washington: “Conflitto in Iran inaccettabile” 2

XIV ha sollecitato un cessate-il-fuoco per il Libano, dove i bombardamenti israeliani stanno colpendo la popolazione civile. Durante il Regina Caeli, il ha dichiarato di essere «più che mai vicino» all’«amato popolo libanese» in «questi giorni di sofferenza, di paura e di invincibile speranza in Dio. Il principio di umanità, inscritto nella coscienza di ogni individuo e riconosciuto dalle normative internazionali, implica l’obbligo morale di tutelare la popolazione civile dagli orribili effetti della guerra», ha affermato: «Faccio appello alle parti in conflitto affinché cessino il fuoco e ricercano con urgenza una soluzione pacifica».

Ucraina e Sudan

Il Pontefice ha anche pregato per l’Ucraina, esprimendo il desiderio che «non venga meno l’attenzione della comunità internazionale verso il dramma di questa guerra» e per il popolo sudanese, «vittima innocente» di un «sanguinoso conflitto» che perdura da tre anni, auspicando che si avvii «senza precondizioni» un «sincero dialogo volto a fermare quanto prima questa guerra fratricida».

James Martin: Trump meritava una risposta

Questo Papa, che negli ultimi giorni ha intensificato le critiche alla guerra scatenata da Stati Uniti e Israele in Iran, «non è anti-Trump», afferma a il gesuita statunitense James Martin: «È a favore di Gesù. E Gesù non potrebbe essere più chiaro riguardo al suo desiderio di pace. Nel suo ministero pubblico, Gesù ha detto: “Beati gli operatori di pace”, non “Beati i guerrafondai”. E dopo la sua Risurrezione, il suo messaggio ai discepoli spaventati è stato “Pace a voi”, non “La vendetta è mia”. Non serve un dottorato in Nuovo Testamento per comprendere il desiderio di pace di Gesù». Il Papa «raramente menziona i politici», spiega Martin, ma «i suoi recenti commenti sembrano essere stati stimolati dalla dichiarazione di di voler distruggere un’intera “civiltà”. Sicuramente ciò meritava una risposta dal Vaticano, e l’ha ricevuta».

La critica del cardinale di Washington

Rispetto alle denunce della guerra in Iraq di Giovanni Paolo II, nel 2003, la situazione attuale, chiarisce James Martin, è differente «perché non c’è assolutamente alcuna giustificazione per una guerra in Iran (mentre, anche se non eri d’accordo con la legittimità delle motivazioni, ce n’erano di serie per la guerra in Iraq); inoltre, le motivazioni fornite dalla Casa Bianca per giustificare la violenza in Iran cambiano quotidianamente, quasi ogni ora». Sulla stessa lunghezza d’onda il cardinale arcivescovo di Washington, Robert McEleroy, che durante una veglia per la pace parallela a quella del Papa a San Pietro ha definito quella in Iran una «guerra immorale».

“Not in our name”

«Siamo entrati in questa guerra non per necessità, ma per scelta. Non abbiamo perseguito con determinazione la via del negoziato fino alla sua conclusione prima di ricorrere alla guerra. Non avevamo un obiettivo chiaro e ci siamo accecati di fronte alla cascata di distruttività globale che probabilmente sarebbe derivata dai nostri attacchi: l’estensione della guerra ben oltre l’Iran, la perturbazione dell’economia mondiale e la perdita di vite umane. Not in our name”. Oggi il Papa parte per un viaggio di dieci giorni in quattro paesi africani: Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale.

I commenti sono chiusi.