Libia, secondo gli esperti delle Nazioni Unite: “L’Italia potrebbe aver infranto l’embargo su armi e formazione militare”

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Secondo quanto riportato, l’Italia potrebbe aver infranto la risoluzione che proibisce l’invio di armi e l’addestramento militare in Libia, senza fornire risposte ai chiarimenti richiesti dall’Onu. Questo è uno dei punti emersi dall’ultima relazione del panel of experts delle Nazioni Unite, che monitora regolarmente la situazione nel Paese e ha rivelato che la rete di potere di Almasri è ancora attiva.

Nel documento, gli esperti hanno individuato tre attività di addestramento militare che potrebbero rappresentare una violazione della risoluzione 1970, fondamentale per le missioni internazionali in Libia, “due provenienti dalla Bielorussia e una dall’Italia”. Sono state rinvenute tracce di altre cinque attività su fonti aperte, “ma non è stato possibile verificarle in modo indipendente se non attraverso geolocalizzazione o altri metodi”.

Il corso di addestramento italiano oggetto di attenzione da parte degli osservatori delle Nazioni Unite risale a dicembre 2024. Si tratta di un programma di formazione sul “metodo di combattimento militare” per 27 cadetti selezionati dall’accademia di Tripoli, organizzato nell’ambito della missione bilaterale di assistenza in Libia (Miasit). A condurre il corso, il Mobile Training Team del Centro di Addestramento Paracadutisti e del 184° Comando “Nembo” italiano, che – come confermato dal sito del ministero – hanno istruito i partecipanti su “tecniche speciali di combattimento corpo a corpo”.

Per la Difesa italiana, tale formazione rappresenta uno strumento utile per “contribuire attivamente all’aumento delle capacità delle Istituzioni locali e alla credibilità dello Stato Italiano nel contesto internazionale”. Tuttavia, gli esperti del panel Onu offrono una valutazione differente: “l’addestramento al “metodo di combattimento militare” era di natura militare, pertanto ha costituito una violazione del paragrafo 9 della risoluzione 1970 (2011) da parte dell’Italia”. A , così come alle autorità di Tripoli, il panel of experts ha inviato richieste di chiarimenti tramite tre missive formali, tutte rimaste senza risposta. Anche la richiesta di chiarimenti riguardo a una serie di voli militari sospetti partiti da Pisa e Sigonella ha trovato un muro di silenzio.

In base alla risoluzione 2769, l’embargo sulle armi non si applica a aerei e navi militari che entrano nel territorio libico per consegnare materiali o per attività non coperte dall’embargo. Tuttavia, è necessario dimostrare tutto ciò su richiesta. Solo per quanto riguarda i voli, il panel ne ha identificati 124, per lo più voli cargo, operati da Italia, Russia, Turchia, Regno Unito e Stati Uniti. Mentre Mosca, Ankara e hanno risposto alle richieste di chiarimento sulle loro attività, Roma e Washington non lo hanno fatto.

Per l’Italia, si tratta di 38 voli, tutti decollati da Pisa, diretti verso Misurata, Tripoli e Bengasi. Qual è il motivo? Con quale obiettivo? Hanno trasportato materiali o personale operativo? L’Italia non ha fornito spiegazioni in merito. Tra tutti, spicca quello del 23 gennaio 2025, avvenuto esattamente due giorni dopo la riconsegna di Almasri. Anche i voli contestati agli Stati Uniti sono in parte collegati all’Italia: undici su quattordici sono partiti dalla base siciliana di Sigonella. Qual è il loro scopo? Non è noto. Anche gli Stati Uniti hanno scelto di non rispondere alle Nazioni Unite.

Il giudizio complessivo è unico: “non compliant”. Questo indica il mancato rispetto delle disposizioni previste dalle risoluzioni internazionali. Tutte queste valutazioni, una volta che il rapporto sarà formalmente presentato, saranno portate all’attenzione del Consiglio di sicurezza.

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