Migranti, nuovi interventi tra gli uliveti nei pressi di Sfax. Possibile imminente aumento delle partenze.

Migranti, nuovi interventi tra gli uliveti nei pressi di Sfax. Possibile imminente aumento delle partenze. 1

Le forze della Garde Nationale si presentano in massa, distruggendo tende e baracche, incendiando alcune di esse, spingendo e aggredendo le persone, e deportando altre. Negli insediamenti informali situati tra gli uliveti alla periferia di Sfax, che sono diventati rifugio per i costretti a lasciare le città, il copione si ripete. Questo scenario è “identico a quello che si è verificato poco prima della grande ondata di partenze che ha preceduto l’uragano Harry”, culminato in una tragedia con almeno mille vittime.

A denunciare la situazione è Mediterranea Saving Humans, che ha pubblicato un video per documentare le violenze, confermate anche da media e fonti locali. “È stata una vera e propria caccia all’uomo di colore”, hanno riferito agli attivisti dell’ong italiana gli abitanti del campo, ancora spaventati. “Siamo stati investiti da una pioggia di lacrimogeni, ci sono stati abusi fisici e molti sono stati costretti a scappare”. L’unica via possibile è verso la spiaggia, il mare, con la speranza di poterlo attraversare.

Nei mesi scorsi, il flusso non si è mai fermato, ma ha subito una notevole diminuzione. Poi, all’improvviso, proprio nei giorni dell’uragano Harry, i controlli sono diventati molto più permissivi e, in pochi giorni, almeno 29 barchini hanno lasciato la costa. Solo due di essi sono riusciti a raggiungere terra. Uno è miracolosamente approdato al largo di Lampedusa, mentre l’altro è tornato indietro. Di tutti gli altri non si hanno più notizie. E il timore è che ora possa ripetersi la stessa situazione, con il mare e le condizioni meteorologiche che si mostrano meno favorevoli.

Chi non è riuscito a sfuggire al raid della Garde Nationale, raccontano da Sfax, è stato catturato e deportato al confine con l’Algeria. Questa pratica è in corso da tempo, denunciata in rapporti e dossier da comitati, ong e gruppi di ricercatori anche a Bruxelles, e nei mesi scorsi è giunta all’attenzione della commissione Libe. Tuttavia, non ci sono stati risultati: nonostante i ripetuti appelli delle organizzazioni per i diritti umani, gli accordi con la Tunisia non sono mai stati messi in discussione.

“Morire in mare o morire nel deserto? Questa è l’alternativa che il regime di Saïed in Tunisia impone a centinaia di donne, uomini e bambini migranti – afferma Laura Marmorale, presidente di Mediterranea Saving Humans – La cooperazione tra il regime tunisino, il governo italiano e la Commissione europea comporta rastrellamenti e devastazioni che costringono le persone a prendere il mare anche in condizioni di estrema pericolosità o che deportano e abbandonano gli individui nel deserto, privi di acqua e cibo”.

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