Migranti, Piantedosi annuncia: “Faremo ricorso contro le sentenze di Sea Watch”

Migranti, Piantedosi annuncia: “Faremo ricorso contro le sentenze di Sea Watch” 1

Matteo Piantedosi, capo gabinetto, durante la conferenza stampa al Viminale per illustrare i contenuti della direttiva Scuole sicure, 05 Settembre 2018 / LUIGI MISTRULLI 

“Impugneremo le sentenze”. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, torna a discutere il caso in seguito alla decisione del tribunale di Palermo che obbliga il Viminale, il ministero dei Trasporti e dell’Economia e la prefettura di Agrigento a risarcire con 70mila euro più l’ong tedesca Sea Watch per aver ingiustamente bloccato la Sea Watch 3 dopo il noto “caso Rackete”.

“Noi – afferma il ministro – fino ad ora e continueremo a farlo, abbiamo adottato un approccio di confronto con questo tipo di sentenze impugnandole, valorizzando così il sistema giudiziario che prevede tre gradi di giudizio e quando è stato possibile abbiamo presentato ricorso, quindi anche in questa circostanza procederemo in tal modo. Quello che voi definite blocco navale è un’ipotesi normativa che ora seguirà il suo iter nelle aule parlamentari e quindi è una questione completamente differente – aggiunge – Vorrei sottolineare che con le politiche di questo governo si sta assistendo a una progressiva diminuzione degli arrivi irregolari. Osservate i dati che riguardano anche quest’anno il calo degli sbarchi, il che indica che l’insieme delle iniziative che stiamo attuando, anche al di là delle azioni legali, sta confermando l’efficacia delle politiche del governo.”

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Matteo Piantedosi, capo gabinetto, durante la conferenza stampa al Viminale per illustrare i contenuti della direttiva Scuole sicure, Roma 05 Settembre 2018 ANSA / LUIGI MISTRULLI 

I soccorsi e il blocco

Il 12 giugno 2019 la Sea Watch 3 soccorre nel Mediterraneo 53 ma subito giunge l’interdizione all’ingresso nelle acque territoriali firmata dai ministri dell’Interno, della Difesa e dei Trasporti, come previsto dal decreto-sicurezza Salvini bis poi abrogato.

La nave rimane bloccata in mare per una settimana, undici persone vengono trasferite a terra per motivi di salute urgenti, ma il 19 giugno Carola Rackete considerando la situazione a bordo non più sostenibile decide di forzare il blocco e si dirige verso il porto di Lampedusa dove si trova davanti una motovedetta della Guardia di finanza.

La comandante prosegue comunque, la sua nave entra in rotta di collisione e tocca la motovedetta senza conseguenze. Subito dopo l’ormeggio e lo sbarco dei migranti, Rackete viene arrestata a bordo con le accuse di resistenza a pubblico ufficiale e resistenza e violenza contro nave da guerra.

Pochi giorni dopo il gip la rilascia e considera peraltro insufficiente la motivazione del provvedimento che aveva vietato l’ingresso alla nave in assenza di “specifiche ed individualizzanti situazioni di ordine e sicurezza pubblica che avrebbero potuto far ritenere pericoloso lo sbarco in Italia dei naufraghi”.

La decisione del tribunale di Palermo

I giudici, quindi, hanno dichiarato illegittimo il provvedimento ministeriale di interdizione delle acque italiane alla nave, per il tribunale di Palermo risulta ora altrettanto illegittimo il fermo della Sea Watch. Da qui il risarcimento di 76mila euro disposto per l’ong tedesca deciso dal tribunale di Palermo che, con quattordici pagine di sentenza, ha respinto le argomentazioni dell’avvocatura di Stato. Duro il confronto tra governo e magistratura con la premier Meloni che ha definito “una sentenza ideologica” mentre il ministro Salvini ha scritto su X “una decisione inaudita”. Ferma la risposta dei magistrati: “Denigrare i giudici per un provvedimento non condiviso o non gradito, magari senza neppure conoscerne le motivazioni, non ha nulla a che vedere con quel diritto di critica delle decisioni giudiziarie che va riconosciuto ad ogni cittadino”.

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