Modifica dell’orario: quale destino per l’eliminazione dell’ora solare?
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Per molti, il passaggio dall’ora solare a quella legale e viceversa si riduce al dilemma “si guadagna un’ora di sonno o se ne perde una?”, ma in Europa la questione è un argomento di discussione attiva.
L’ultima nazione a rilanciare la proposta lo scorso ottobre è stata la Spagna. Secondo il governo Sanchez, l’abitudine di spostare le lancette un’ora in avanti l’ultima domenica di marzo e un’ora indietro l’ultima domenica di ottobre, concepita inizialmente come metodo per ottimizzare l’illuminazione naturale e ridurre i consumi, oggi risulta più dannosa che vantaggiosa.
I ritmi lavorativi, produttivi e di vita si sono evoluti rispetto agli anni Ottanta – periodo in cui l’Ue ha formalizzato con una prima direttiva il cambio d’ora coordinato, successivamente definito da una norma del 2001 – e attualmente gli effetti sulla salute potrebbero rivelarsi più significativi dei risparmi sulle bollette.
Questa posizione trova consenso tra quasi il 70% degli spagnoli, i quali ritengono che un’ora legale permanente possa adattarsi meglio ai ritmi di vita contemporanei. Tuttavia, Madrid non intende procedere in modo autonomo; la decisione dovrà essere presa a livello europeo.
L’Italia non si esprime, Francia e Germania raccomandano cautela e strategie per evitare fusi orari all’interno dell’Ue, i Paesi del Nord sarebbero favorevoli a un’ora solare permanente, mentre quelli del Sud preferirebbero mantenere quella legale. La discussione è in corso. È iniziata nel 2018, con una consultazione online che ha raccolto 4,6 milioni di risposte, convincendo la Commissione a proporre l’abolizione dei cambi semestrali d’ora, lasciando ai governi la libertà di scegliere tra ora solare e ora legale.
Nel marzo 2019, il Parlamento Ue ha approvato la proposta, prevedendo di attuarla nel 2021, ma la “rivoluzione dell’ora” si è bloccata in Consiglio, dove non si è mai raggiunta la maggioranza qualificata necessaria.
Attualmente, quindi, si continua a spostare le lancette due volte l’anno, un’ora avanti o indietro a seconda della stagione. Tuttavia, la questione – che riguarda la capacità dell’Unione di coordinare politiche energetiche, commerciali e di protezione della salute – rimane aperta e per alcuni rappresenta uno dei numerosi banchi di prova per il progetto europeo nel suo complesso.
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