Montagna, dodici vittime in una settimana a causa di valanghe e incidenti

Montagna, dodici vittime in una settimana a causa di valanghe e incidenti 1

Dodici persone hanno perso la vita in soli sette giorni. La montagna presenta un bilancio pesante, in gran parte a causa delle valanghe, che hanno causato oltre dieci decessi lungo le Alpi italiane.

L’ultima tragedia sul Monte Grappa

L’evento più recente si è verificato nella serata di ieri, 8 febbraio, intorno alle 23.30, sul Monte Grappa, in Veneto. Un escursionista di 70 anni è stato rinvenuto privo di vita al termine delle ricerche avviate nel pomeriggio, dopo che il figlio aveva lanciato l’allerta non riuscendo più a contattarlo dalle 17.45. Si tratta dell’ennesimo intervento che si aggiunge a una lunga lista di incidenti.

La settimana nera

Nel fine settimana più recente, diverse valanghe hanno colpito simultaneamente più aree delle Alpi. In Val di Fiemme un distacco ha coinvolto quattro scialpinisti: uno ha perso la vita, mentre un altro ha riportato ferite gravi. Nelle stesse ore, in Valtellina tre sciatori sono stati travolti da una slavina: due di loro sono deceduti, mentre un terzo è stato recuperato in condizioni critiche. Un’ulteriore valanga, nel massiccio della Marmolada, ha causato un’altra vittima. Un uomo è rimasto sepolto sotto una valanga a Punta Rocca, mentre due sciatori sono stati trovati senza vita ad Albosaggia, in bassa Valtellina. Nei giorni precedenti, un’altra valanga nella stessa regione del Trentino-Alto Adige aveva già causato la morte di due sciatori finlandesi, aggravando ulteriormente il bilancio settimanale.

Un’emergenza diffusa su tutte le Alpi

Il fenomeno non è limitato a un’area specifica. I distacchi di valanghe registrati negli ultimi giorni interessano una vasta porzione dell’arco alpino, dalla Valle d’Aosta fino al Friuli- Giulia, passando per Lombardia e Trentino. Un quadro che richiede una riflessione: le condizioni della neve sono eccezionalmente critiche e chi si avventura in ambienti innevati è chiamato a una cautela ancora maggiore del solito.

La struttura fragile

Dietro agli incidenti non c’è una sola dinamica, ma si delinea uno scenario che si ripete in molte aree. La neve caduta di recente — spesso rimaneggiata dal vento — si è accumulata sopra strati più vecchi caratterizzati da una marcata debolezza strutturale. In diversi casi, alla base del manto nevoso sono presenti strati di brina di superficie sepolta, che riducono drasticamente la coesione tra i vari livelli. Una combinazione che rende il pacchetto nevoso instabile anche in assenza di forti sollecitazioni.

Il ruolo del vento

A complicare la situazione, in alcune zone si sono verificate precipitazioni accompagnate da vento forte. Questo ha creato accumuli da vento localizzati ma spesso estesi, estremamente sensibili anche al passaggio di una sola persona. Un equilibrio già precario che, negli ultimi giorni, ha trasformato molti pendii dell’arco alpino in aree ad alto rischio.

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