Naufragio di migranti al largo della Libia: 53 persone risultano disperse, inclusi due minori.

Naufragio di migranti al largo della Libia: 53 persone risultano disperse, inclusi due minori. 1

Di cinquantacinque individui partiti da Al Zawiya in Libia, solo due sono riusciti a sopravvivere. Sono state queste due persone a narrare come il mare abbia inghiottito il loro gommone e i passeggeri a bordo, compresi due bambini. A poco più di quindici giorni dalla serie di naufragi che, durante il ciclone Harry, hanno portato alla scomparsa di almeno 400 persone secondo le autorità, circa mille secondo Refugees in Libya, un nuovo dramma in mare costringe a rivedere il triste conteggio delle vittime nel Mediterraneo.

Intorno alle 23 del 5 febbraio, conferma oggi l’agenzia Onu Oim – un’imbarcazione partita da Al Zawiya, uno dei centri di detenzione arbitraria per , noto per gli abusi che vi si verificano – si è capovolta a circa sei ore dalla partenza. Nessuno è intervenuto in soccorso, e cinquantatré persone sono scomparse tra le onde, che le hanno risucchiate o portate via.

Tra di loro c’erano anche i due bambini di una delle due donne, che sono riuscite a rimanere aggrappate per ore al relitto o alle camere d’aria, spesso utilizzate da chi fugge dalla Libia come dispositivi di galleggiamento. L’altra donna ha perso il marito. Quando una motovedetta libica le ha avvistate, le due uniche sopravvissute erano in acqua da ore, e nessuna delle due credeva di poter resistere ancora a lungo.

“L’ennesima tragedia evidenzia come il Mediterraneo sia diventato una fossa comune per coloro ai quali vengono negati percorsi sicuri”, afferma Refugees in Libya. “Queste morti sono il risultato di confini chiusi, di decisioni politiche che oggi stabiliscono chi può vivere e chi può morire”, evidenziano da Mediterranea Saving Humans. Anche Marco Grimaldi, deputato di Avs, esprime un giudizio netto: “Questa è una strage politica. È il risultato diretto di accordi illeciti, respingimenti mascherati, porti chiusi e propaganda disumana. È la conseguenza di governi che hanno trasformato il Mediterraneo in un cimitero e la vita umana in un fastidio da eliminare. Ogni volta che un gommone affonda – sottolinea – affonda anche un pezzo della nostra democrazia. Ogni volta che un neonato perde la vita in mare, muore la retorica ipocrita di chi parla di ‘valori occidentali’ mentre finanzia milizie e ignora la tortura.

Solo a gennaio – ricorda l’Oim – almeno 375 migranti sono stati dichiarati morti o dispersi, cifra che sale già a 484 se si considera la prima settimana di febbraio. Numeri necessariamente approssimati per difetto, ammette anche l’agenzia Onu, che parla di “centinaia di morti che si ritiene non siano state registrate”. Non esiste un registro che possa tenere traccia delle imbarcazioni che il mare inghiotte senza che nessuno ne sia a conoscenza, se non familiari e amici che a terra attendono una telefonata che non arriva più. Li chiamano naufragi fantasma, ma a bordo di quelle imbarcazioni c’erano persone.

Secondo il Missing Migrants Project dell’Oim, nel 2025 sono scomparsi oltre 1.300 migranti nel Mediterraneo centrale. E la strategia dei muri – sembra emergere dalla nota diffusa dall’Oim – non funziona. È necessaria, si legge, “una cooperazione internazionale più forte e risposte incentrate sulla protezione per contrastare le reti di contrabbando, oltre a percorsi migratori sicuri e regolari per ridurre i rischi e salvare vite”.

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