Nelle Valli del Natisone la prima stazione di terapia forestale in Italia

Nelle Valli del Natisone la prima stazione di terapia forestale in Italia 1

Nei Valli del Natisone, lungo i sentieri incantevoli che conducono alle cascate di Kot, al confine tra Slovenia e Friuli- Giulia, ci sono momenti in cui la foresta sembra prendere vita. È in questi frangenti che le persone vengono guidate attraverso i sentieri, «quando la concentrazione di terpeni raggiunge il massimo: in questo modo si ottengono i benefici maggiori».

Maurizio Droli è un ricercatore e co-fondatore della prima stazione di terapia forestale in Italia, situata a San Leonardo, nella provincia di Udine, dove è stata registrata una significativa presenza di queste molecole che gli alberi emettono per proteggersi da insetti e patogeni. Sembra che, se respirate dagli esseri umani, possano avere effetti benefici: riduzione dello stress, miglioramento dei parametri cardiovascolari e potenziamento del sistema immunitario.

Il Shinrin-yoku giapponese

In Giappone, dove le ricerche sono più avanzate e la pratica è ben consolidata, si fa riferimento al Shinrin-yoku, ma il potere terapeutico dell’immersione nella foresta è stato esaminato anche dal Cnr. Non si intende sostituire le terapie farmacologiche tradizionali, ma «offrire un supporto per rendere queste ultime più tollerabili e, in alcuni casi, migliorare i risultati», chiarisce Droli. In una regione dove la percentuale di persone con asma supera la media , la sua esperienza inizia come genitore: due dei suoi tre figli soffrono di asma bronchiale ereditaria. Nel 2010, un soggiorno a Sauris, a 1400 metri di altitudine in provincia di Udine, organizzato da Alpi, l’Associazione Lotta alla Pneumopatia Infantile, produce risultati sorprendenti: «I ragazzi, seguiti da alcuni medici dell’ospedale civile, nei tre mesi successivi avevano crisi più brevi, meno frequenti e meno intense: le cellule dei bronchi sono risultate parzialmente autoriparate».

La terapia sperimentale

<panche Stefano Qualizza, medico e presidente dell’associazione Nascemed, ha cominciato a raccomandare passeggiate nei boschi circostanti quando gli studi sulla terapia forestale in Italia erano ancora alle fasi iniziali. «Il primo paziente soffriva di ipertensione associata allo stress: dopo 10 sedute, i suoi valori erano migliorati». Come nel caso di Davide Stulin, 49 anni, metalmeccanico di giorno e buttafuori di notte, che affrontava problemi di pressione alta. «Nel 2018, il dottore mi suggerì questa terapia sperimentale: “perché no”, ho pensato. È stata un’esperienza incredibile». Da quel momento, le ricerche, supportate da studi finanziati dalla Regione e collaborazioni con centri di ricerca universitari e istituzioni sanitarie, hanno portato al riconoscimento di San Leonardo come stazione adatta alla terapia forestale. Si è scoperto che l’aria proveniente dal nord-est della Slovenia è estremamente pulita e ricca di terpeni, che vengono trattenuti come in un imbuto grazie alla conformazione geografica del territorio.

A occhi chiusi per i sentieri

Così, in modo sempre più organizzato, gruppi composti da dieci a venti persone, unite dalla stessa patologia – problemi di ipertensione, diabete, asma – vengono accompagnate da un’equipe medica in un’immersione nella foresta che coinvolge tutti i sensi: ascolto dei suoni, osservazione dei colori, respirazione consapevole e contatto con gli elementi naturali. «Fondamentale è il cammino cieco», spiega Droli. “I pazienti vengono condotti a occhi chiusi per i sentieri. La sensazione è che il tempo si dilati fino a fermarsi, come in un sogno». Ma, soprattutto, i valori raccolti prima del percorso e confrontati con quelli dei giorni successivi mostrano benefici «che durano una o due settimane, a volte anche tre», riporta Qualizza. Entra in gioco la psico-neuro-endocrino-immunologia: «Se si lavora sulla psiche, anche il resto ne trae vantaggio: sistema immunitario, endocrino, cardiovascolare. Tutto è interconnesso».

Le cellule “natural killer”

È solamente effetto placebo, quindi? «Assolutamente no, perché dopo l’esposizione ai terpeni si osserva un incremento delle cellule natural killer, le cosiddette cellule spazzino», afferma il medico. «Queste sono cruciali nella risposta immunitaria, anche contro le cellule tumorali. Lo abbiamo riscontrato in uno studio condotto con il centro oncologico di Aviano». Il percorso si conclude con la meditazione, per un trattamento terapeutico che dura poco più di un’ora, da ripetere più volte l’anno. Stulin lo pratica ogni mese, ormai autonomamente: «Esco dal lavoro alle 5 di mattina, vado nel bosco e poi a dormire. Da allora la mia salute è notevolmente migliorata».

Lo studio di nuovi sentieri

Grazie a un programma Interreg dell’Unione europea, che consente di mantenere la terapia gratuita, l’associazione si doterà di nuova attrezzatura per verificare se altri sentieri presenti sul territorio possano ottenere la stessa certificazione. La speranza è che si trasformi in una pratica comune, «con un enorme risparmio per il sistema sanitario», afferma Qualizza, «poiché è in grado di prevenire anche l’insorgenza di patologie legate a stili di vita non salutari. In questa fase storica di crisi del settore, potrebbe rivelarsi determinante».

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