Raccolti i primi ceci coltivati sulla Luna. Nutrireanno gli astronauti nelle basi permanenti.

Raccolti i primi ceci coltivati sulla Luna. Nutrireanno gli astronauti nelle basi permanenti. 1

Credit: Jessica Atkin. 

Si stanno progettando razzi, lander, sistemi di propulsione e tute spaziali. Tuttavia, per raggiungere la o Marte, resta da risolvere un aspetto fondamentale: l’alimentazione. È infatti irrealistico pensare di rimanere per lunghi periodi portando tutto il cibo dalla Terra. Come nel film The Martian, l’unica alternativa è apprendere come coltivare piante commestibili sul suolo extraterrestre.

Presso il centro spaziale della Nasa a Houston, sono custoditi alcuni campioni di polvere lunare raccolti dagli astronauti della missione Apollo. L’università del Texas, situata nelle vicinanze, ha analizzato la sua composizione e l’ha riprodotta per far crescere piante di ceci. Tuttavia, raggiungere la maturazione dei frutti e il raccolto non è stata un’impresa priva di difficoltà.

Raccolti i primi ceci coltivati sulla Luna. Nutrireanno gli astronauti nelle basi permanenti.1

Credit: Jessica Atkin. 

Il suolo lunare, noto anche come regolite, contiene metalli tossici come alluminio, zinco e rame ed è scarsamente permeabile all’acqua. Sono presenti minerali nutrienti come fosforo, potassio e calcio, ma in forme chimiche che le radici faticano ad assorbire. In un esperimento precedente con una pianta non commestibile, l’arabidopsis, i semi erano germinati, ma le piante erano cresciute in modo molto debole. Tuttavia, una serra spaziale prospera fornirebbe agli astronauti anche ossigeno, un’altra risorsa vitale scarsa nello spazio.

Attualmente, i ricercatori del Texas hanno deciso di arricchire la regolite con due sostanze facilmente trasportabili dalla Terra: microscopici funghi che rendono i nutrienti più assimilabili e lombrichi. Questi vermi sono capaci di digerire e compostare i resti alimentari degli astronauti, arricchendoli di batteri benefici e rendendo il terreno più poroso, quindi più capace di trattenere l’acqua.

Le piante di ceci sono state selezionate poiché richiedono poca acqua e nutrienti. I loro frutti contengono proteine, molecole difficili da reperire nello spazio se non da fonti vegetali. I semi sono stati interrati in contenitori con diverse miscele di regolite, compost di lombrichi e funghi. Tutti sono germinati, ma le piantine hanno mostrato rapidamente difficoltà nella crescita, presentando foglie gialle e poche ramificazioni.

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Credit: Jessica Atkin. 

I contenitori con le percentuali più elevate di regolite hanno avuto i risultati peggiori (i ceci coltivati nella regolite pura sono morti prima di fiorire). Questo suggerisce che l’arricchimento con compost e microrganismi potrebbe migliorare le rese agricole sulla Luna. I risultati dell’esperimento sono stati pubblicati su Scientific Reports.

Anche con la fertilizzazione della regolite, i ceci cresciuti sul suolo lunare sono stati inferiori in numero rispetto a quelli coltivati nel contenitore con la terra terrestre. Sognando un futuro con colonie permanenti sulla Luna o su Marte, sarà difficile ottenere un raccolto sufficiente per nutrire gli astronauti e garantire la semina per l’anno successivo. I funghi, invece, una volta assimilati dal terreno, hanno dimostrato di poter sopravvivere anche nella regolite.

Per quanto riguarda il sapore dei ceci lunari, finora nessuno ha osato assaggiarli, a causa della presenza di sostanze tossiche nel terreno. “I frutti sono attualmente oggetto di test”, afferma Jessica Atkin, agronoma dell’università del Texas e coordinatrice dello studio. “Non li abbiamo ancora mangiati per misurare l’accumulo di metalli”.

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Insalata sulla Stazione Spaziale. NASA/Cory Huston 

Gli esperimenti di agricoltura in microgravità sulla Stazione Spaziale Internazionale sono iniziati esattamente vent’anni fa. In alcuni periodi, gli astronauti hanno arricchito la loro dieta con insalata e pomodori, coltivati principalmente con tecniche idroponiche. La luce solare è stata simulata tramite lampade speciali con lunghezze d’onda progettate per ottimizzare la fotosintesi, anche all’interno di un cilindro metallico in viaggio nello spazio.

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