Risorse idriche, energia nucleare e elio-3: il timore degli Stati Uniti di non vincere la competizione lunare contro la Cina.

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Il ritorno di un taikonauta dallo spazio 

“Nessun errore: siamo in una nuova competizione spaziale con la Cina”. A dichiararlo è Ted Cruz, senatore repubblicano del Texas. Tuttavia, l’intera audizione del , convocata per confermare Jared Isaacman come nuovo direttore della Nasa, avvenuta il 26 gennaio, sembra rappresentare il grido di allerta di una nazione in difficoltà. “Se rimaniamo indietro, non avremo più possibilità di recuperare”, afferma Isaacman. “Se un giorno, al nostro risveglio, vedessimo i nostri rivali taikonauti sulla prima di noi, il senso di shock si diffonderebbe in tutto il pianeta”.

La preoccupazione degli Stati Uniti di perdere il predominio nello spazio

Pechino, come emerge chiaramente dalla seduta, incute timore agli Stati Uniti. E il disco argentato rappresenta la superficie su cui questo timore si concentra attualmente. Da quando la Cina ha reso noto il suo obiettivo di inviare un proprio equipaggio sulla Luna entro il 2030, la Nasa ha accelerato i suoi piani per un ritorno sul satellite.

“L’esplorazione non è il punto centrale” ammette apertamente Cruz. “Le decisioni di oggi stabiliranno se gli Stati Uniti continueranno a essere i leader nello spazio o se passeranno il testimone a un regime autoritario”. Mentre Pechino, dopo aver lanciato la sfida, prosegue il suo lavoro in silenzio e senza clamore, Washington ha cominciato a immaginare una serie di scenari inquietanti.

Tim Sheehy, ex marine e senatore repubblicano del Montana, spiega, sempre durante la seduta di gennaio, che “la Cina sta avanzando a ritmi sostenuti. Hanno l’intenzione di vincere a tutti i costi. Se non concentriamo i nostri sforzi per puntare alla vittoria, presto ci ritroveremo a dormire sotto il bagliore di una Luna rossa”.

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La partenza di un razzo Lunga Marcia (afp)

I progressi della Cina

A febbraio, mentre il lancio di Artemis II veniva posticipato a causa di una perdita di carburante, la Cina ha lanciato, con successo e senza eccessivo clamore, la sua navicella Mengzhou (vascello dei sogni) nel suo primo volo di prova senza equipaggio, utilizzando il razzo Lunga Marcia 10, destinato a trasportare i taikonauti sulla Luna.

Entro la fine dell’anno, Mengzhou dovrebbe tentare un viaggio verso la stazione orbitante cinese Tiangong, con una di attracco. Una settimana fa, una rivista scientifica cinese ha rivelato i dettagli tecnici del lander Lanyue (“abbracciare la Luna”), che porterà i taikonauti sulla superficie lunare, con la sequenza delle fasi di allunaggio.

La competizione spaziale si gioca anche sulla tensione. Cruz, subito dopo il lancio, ha pubblicato un post soddisfatto: “Buon viaggio patrioti”, ricordando che il “Big Beautiful Bill”, il bilancio redatto dal presidente , prevede finanziamenti stabili e abbondanti per l’intero programma Artemis.

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Un test di atterraggio del lander cinese per la Luna 

I ritardi dei lander americani

All’interno delle mura dell’audizione del Senato, però, la senatrice democratica di Washington, Maria Cantwell, si è mostrata molto meno sicura: “I resoconti forniti dagli esperti lasciano poco spazio ai dubbi. Il lander di SpaceX non sarà probabilmente pronto per riportare gli americani sulla Luna né nel 2027 né nel 2028. E quasi certamente perderà la competizione con la Cina”.

Neanche il secondo lander in fase di sviluppo presso la Nasa, Blue Moon dell’azienda Blue Origin, sarà pronto con largo anticipo rispetto all’appuntamento del 2028, scadenza della presidenza Trump.

Nel frattempo, la Cina – unica nazione al mondo – è riuscita a far atterrare una sonda sul lato nascosto della Luna e a riportare sulla Terra alcuni campioni di suolo per analisi scientifiche. Si tratta di un obiettivo complesso, poiché la faccia lontana non consente comunicazioni con la Terra.

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Il saluto a tre taikonauti prima del lancio (afp)

Le basi permanenti al Polo Sud

I progetti per un ritorno sul satellite entro il 2030, sia per gli Stati Uniti che per la Cina, si concentreranno al Polo Sud, dove sia Washington che Pechino (in collaborazione con Mosca) intendono realizzare una base permanente, dotata di un reattore nucleare per la produzione di energia elettrica.

Al Polo Sud lunare si trova acqua sotto forma di ghiaccio. Separando le due componenti, idrogeno e ossigeno, la molecola potrebbe essere utilizzata anche come combustibile per razzi. Tuttavia, il terreno è più irregolare rispetto all’equatore, area scelta da Pechino per il primo allunaggio del 2030.

Un’altra risorsa ambita potrebbe essere l’elio-3, un elemento chimico quasi assente sulla Terra, che potrebbe essere utilizzato nei reattori a fusione nucleare. Si tratta di centrali dove si spera un giorno (gli esperimenti sono ancora lontani dal traguardo) di replicare la reazione che alimenta le stelle, per la quale l’elio-3 sembra particolarmente adatto.

“Sulla Luna c’è elio-3 – ha confermato Isaacman durante l’audizione al Senato – e siamo consapevoli di quante guerre siano state combattute dalla nostra nazione in nome delle fonti energetiche. Sbagliare la nostra politica spaziale potrebbe avere conseguenze qui sulla Terra tali da alterare l’equilibrio dei poteri”.

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