Sangue tra piazza Cacciaguida e via Beretta, oltre tre anni per il rapinatore
Tre anni e cinque mesi di carcere, oltre a 800 euro di multa. È la pena inflitta ieri mattina, mercoledì 14 ottobre, dal collegio del Tribunale di Ferrara – presidente Stefano Amore – a un 46enne di origine straniera, finito a processo con la duplice accusa di rapina e lesioni aggravate. Ad avere la peggio un uomo di nazionalità tunisina, che era rimasto coinvolto nella violenta aggressione avvenuta più di due anni fa a pochi passi dal Castello Estense, nelle vicinanze della centralissima piazzetta Cacciaguida.
Il fatto risale al 28 maggio 2024.
Era salito agli onori delle cronache dopo la denuncia dell’avvocato Fabio Anselmo che, allora candidato sindaco per il centrosinistra, ne aveva dato notizia attraverso i propri canali, essendo accaduto tutto vicino alla sede elettorale della lista civica che lo sosteneva.
Secondo l’accusa, quel giorno l’uomo tunisino fu aggredito e rapinato di una somma di denaro e del telefono cellulare davanti al bar Egò Lounge di via Fausto Beretta. Alla base della lite forse un movente sentimentale, legato a una donna che lavorava nel locale, ascoltata nelle precedenti udienze del procedimento. A suggerire questa lettura era stato il titolare del bar che, in aula, aveva raccontato di aver visto la vittima seduta nell’area esterna dell’esercizio insieme a un altro uomo quando arrivò l’imputato.
Quest’ultimo avrebbe iniziato a inveire verbalmente, poi tra i due sarebbe scoppiata una zuffa – a colpi di spintoni, pugni e lancio di sedie – in cui ad avere la peggio fu l’uomo di origini tunisine.
Quest’ultimo rimase ferito e fu soccorso dal 118 e dalla Polizia di Stato, mentre l’altro riuscì a fuggire ma venne successivamente identificato. A terra rimasero ben visibili macchie di sangue. Tanto che in un primo momento si era arrivati a ipotizzare l’uso del collo di una bottiglia come arma, circostanza mai confermata né dalle testimonianze raccolte né dalle immagini delle telecamere di sorveglianza che erano state mostrate più e più volte in aula. Sul posto non furono trovati nemmeno cocci di vetro.
La Procura aveva chiesto tre anni e sei mesi di reclusione. La difesa invece, rappresentata dall’avvocato Alessandro Gabellone, aveva chiesto l’assoluzione dall’accusa di rapina e il minimo della pena per le lesioni.
Alla fine il collegio del tribunale ha condannato l’imputato a tre anni e cinque mesi di carcere, 800 euro di multa e all’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici.
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