Save the Children: un giovane su quattro subisce comportamenti violenti in una relazione.
In prossimità di San Valentino, Save the Children mette in evidenza un aspetto preoccupante delle relazioni giovanili: comportamenti violenti e dinamiche di controllo che possono essere erroneamente considerati “normali”. Il rapporto “Stavo solo scherzando”, redatto in collaborazione con Ipsos Doxa, delinea un “continuum tra vita privata e spazi pubblici, sia offline che online, dove possesso, gelosia e pressioni digitali si intrecciano nella quotidianità”, afferma Antonella Inverno, responsabile ricerca e analisi dati di Save the Children.
Un adolescente su quattro vittima di violenze
Secondo l’indagine, un giovane su quattro riporta di aver subito intimidazioni almeno una volta attraverso atti violenti (schiaffi, pugni, spinte, lancio di oggetti) da parte del partner o dell’ex. Il linguaggio aggressivo è ancor più diffuso: il 36% ammette di aver vissuto grida e insulti nella relazione.
Controllo digitale: geolocalizzazione
Tra i segnali di controllo emergono le pratiche legate all’uso dello smartphone: un giovane su tre è stato geolocalizzato dal partner. Inoltre, a molti viene richiesto di limitare amicizie, contatti sui social, scelte di abbigliamento, fino alla condivisione delle password.
Immagini intime senza consenso
Il report evidenzia un’area di rischio particolarmente critica: il 28% ha subito pressioni per inviare foto o video intimi. Una percentuale simile ha vissuto la condivisione di immagini riservate senza consenso, con gravi conseguenze in termini di vergogna, stigma e ricatto.
Molestie e avances indesiderate
Le molestie non si limitano alla coppia. Oltre 4 giovani su 10 segnalano commenti o avances sessuali indesiderate, una percentuale che tra le ragazze arriva a circa il 50%. Nello spazio pubblico, molte adottano strategie di “autoprotezione” che si traducono in rinunce: evitare mezzi di trasporto la sera, luoghi isolati, uscite da sole. Il 66% delle ragazze ha subito catcalling in strada, il 70% si sente in pericolo mentre cammina e quasi la metà (49%) decide di non utilizzare mezzi pubblici la sera da sola.
Famiglie conflittuali
Un aspetto fondamentale riguarda il contesto: chi vive in un ambiente familiare percepito come teso o violento mostra più frequentemente dinamiche di controllo e aggressività nelle relazioni, sia come vittima che come autore/attrice. Un segnale, secondo Save the Children, di quanto i “copioni” relazionali vengano appresi e riprodotti.
Maggiore consapevolezza
Rispetto a precedenti indagini, aumenta la consapevolezza: diminuiscono i giovani che considerano “normale” la gelosia o lo scambio di password come espressione d’amore. Tuttavia, questo non è sufficiente: alcuni comportamenti di controllo e violenza risultano ancora molto presenti nella vita quotidiana.
A chi chiedere aiuto
L’85% afferma che si rivolgerebbe a qualcuno in caso di violenza, in particolare alla madre. Tuttavia, rimane un dato preoccupante: solo l’11% conosce correttamente il numero 1522, uno dei principali canali nazionali di supporto. Con la campagna #Facciamoloinclasse, Save the Children richiede percorsi obbligatori di educazione all’affettività e alla sessualità fin dall’infanzia, includendo moduli su digitale, consenso e rischi online. Tra le proposte: accesso gratuito e tempestivo al supporto psicologico per minorenni vittime di violenza, e un sistema nazionale stabile di raccolta dati sulla violenza di genere, compresa quella digitale.
I progetti sul campo
L’Organizzazione sottolinea anche il proprio impegno operativo: programmi di prevenzione, emersione e protezione per donne e minori, interventi dedicati agli orfani di femminicidio e iniziative per la tutela online. Tra gli strumenti menzionati, anche Stop-It, il servizio per segnalare materiale pedopornografico online in collaborazione con la polizia postale.
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