Scuola, Renzi critica Meloni: “La carta del docente è stata una mia invenzione, inaccettabile il taglio di 117 euro”

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“Dieci anni fa, il mio governo ha introdotto la carta del docente, fornendo 500 euro a ciascun insegnante. Tutti i governi che si sono succeduti hanno confermato questa iniziativa. Tuttavia, a partire da lunedì prossimo, grazie all’amministrazione Meloni, il valore scenderà a 383 euro. È una vergogna”.

Matteo Renzi

Dopo oltre sei mesi di attesa, il ministero dell’Istruzione e del Merito ha finalmente autorizzato anche quest’anno la tanto attesa carta. Tuttavia, l’importo è diminuito di 117 euro per ogni insegnante.

Si tratta di un taglio? Piuttosto, è il risultato di un allargamento forzato – necessario a seguito di diverse sentenze – della categoria dei beneficiari, senza che sia stato aggiunto un euro al budget.

A partire da lunedì 9 marzo, la carta sarà destinata ai docenti a tempo indeterminato, ai supplenti annuali con contratto fino al 31 agosto, ai loro colleghi nominati fino al 30 giugno e al personale educativo di educandati e convitti nazionali.

Più destinatari, meno risorse, è questa l’equazione. Anche se il ministero, per non limitare eccessivamente le opportunità dei docenti di partecipare a corsi di aggiornamento e di acquisire strumenti tecnologici, ha previsto 281 milioni di euro (11 milioni in più rispetto ai 270 già annunciati) da destinare «alla formazione e all’aggiornamento dei docenti e per l’acquisto, da parte delle istituzioni scolastiche, di tablet, personal computer, dispositivi digitali, libri e sussidi didattici da concedere in comodato d’uso agli insegnanti».

Non si amplia solo il numero dei destinatari, ma anche i servizi che includono anche un aspetto di welfare: «Oltre all’acquisto di libri, riviste, attività di formazione e aggiornamento, musei, mostre, teatri, acquisto di hardware e software, sono stati previsti per la prima volta – sottolinea il Mim – anche servizi di trasporto di persone e l’acquisto di strumenti musicali».

Facendo i conti, resta comunque evidente il taglio: i 117 euro in meno rispetto ai 500 erogati per otto anni consecutivi dal 2016/2017 rappresentano una riduzione netta del 23 per cento. E se si considera anche la perdita del potere d’acquisto causata dall’inflazione, i sindacati osservano che il bonus vale il 44,5% in meno rispetto a dieci anni fa.

Inoltre, c’è il rischio che il budget possa ulteriormente ridursi in futuro, con l’estensione della carta al personale tecnico e amministrativo, come ad esempio richiede la Uil Scuola, se non si deciderà di aumentare il finanziamento complessivo.

Per questo motivo, il presidente di Italia Viva, Matteo Renzi, dalla cui riforma della Buona scuola è nata la carta del docente un decennio fa, si scaglia contro l’attuale governo: «Giorgia Meloni aumenta le consulenze di Chigi, gli stipendi dei dirigenti romani, le assunzioni di amici e amichetti. Ma taglia sulla carta del docente. Tutti zitti anche stavolta? O qualcuno dirà finalmente che è una vergogna?».

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