Sfruttamento lavorativo durante l’epidemia di aviaria. Condannati i dirigenti delle cooperative irregolari.
Codigoro. Da un lato tre condanne in primo grado a quattro anni di reclusione e 50mila euro di multa per ciascuno, dall’altro – per gli altri tre accusati – una serie di assoluzioni e di non luogo a procedere. Questo è il verdetto emesso ieri (giovedì 9 aprile) dal collegio del tribunale di Ferrara riguardo al presunto caso di sfruttamento di manodopera di lavoratori stranieri durante le operazioni di bonifica dal focolaio di aviaria presso l’Eurovo di Codigoro, avviate nell’ottobre 2017 con l’abbattimento e lo smaltimento di circa 750mila galline infette.
A subire le conseguenze più gravi sono stati i tre responsabili delle cooperative – definite durante il processo come “spurie”: il 61enne Abderrahim El Absy della Coop Work Alliance di Cesena, il 64enne Ahmed El Alami della Coop Agritalia di Verona e il 60enne Lahcen Fanane della Coop Veneto Service di San Bonifacio, condannati per intermediazione illecita e sfruttamento della manodopera. Non è stata invece accertata alcuna responsabilità per gli altri tre imputati, ossia i vertici amministrativi e operativi della Cooperativa Agricola del Bidente, situata in provincia di Forlì-Cesena.
Per la 56enne Elisabetta Zani, ex presidente della cooperativa e attualmente impiegata amministrativa, e per il 49enne Gimmi Ravaglia, all’epoca vicepresidente, è stata emessa una sentenza di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione riguardo all’accusa di subappalto di pura ed esclusiva manodopera senza autorizzazione. Per la prima, la Procura aveva richiesto 2 anni e 10 mesi e una multa di 168mila euro, mentre per il secondo è stata disposta l’assoluzione, poiché, al momento dei fatti, rendendo dichiarazioni spontanee, evidenziò di non essere stato operativo.
I due sono stati altresì assolti dalle accuse di tentata truffa ai danni dell’Ausl, in quanto il fatto non sussiste, e di intermediazione illecita e sfruttamento della manodopera, poiché il fatto non costituisce reato. Quest’ultima accusa era condivisa anche dal 68enne Ido Bezzi, attuale presidente della cooperativa, che all’epoca dei fatti ricopriva il ruolo di responsabile del cantiere e per il quale erano stati richiesti 4 anni di condanna. Anche lui è stato assolto con la medesima formula.
Secondo l’accusa iniziale, la cooperativa forlivese avrebbe regolarmente ottenuto un appalto di cinque milioni di euro per avviare il cantiere, ma allo stesso tempo avrebbe indebitamente concesso in subappalto, senza mai richiedere né ottenere l’autorizzazione dall’Ausl, come previsto dalla legge, i lavori ad altre tre società cooperative – la Coop Work Alliance di Cesena, la Coop Agritalia di Verona e la Coop Veneto Service di San Bonifacio – che la Procura definì “spurie”, ossia cooperative irregolari che sfruttavano il modello cooperativo per fini fraudolenti.
Nel mezzo – secondo l’accusa – ci sarebbe stata una tentata truffa all’Ausl da 1,8 milioni di euro.
A tutti e sei gli imputati veniva infine contestato di aver reclutato 372 lavoratori stranieri e di aver impiegato la loro manodopera in condizioni di sfruttamento, con ripetute violazioni della normativa riguardante le retribuzioni dovute, i turni di lavoro, i periodi di riposo giornaliero e settimanale, l’igiene e la sicurezza nei luoghi di lavoro. In molti casi – secondo la Procura di Ferrara – con minacce e violenze consistenti nel prospettare il licenziamento o la mancata corresponsione della paga, approfittando sempre dello stato di bisogno dei lavoratori.
L’inchiesta – coordinata dal pm Andrea Maggioni – ebbe inizio a seguito di un incidente avvenuto lungo l’autostrada A13, nella notte tra il 25 e il 26 novembre 2017, quando un furgone su cui viaggiavano dodici cittadini di nazionalità straniera, di ritorno dall’impianto di Codigoro, si ribaltò. Nello schianto perse la vita il 62enne marocchino Lahmar El Hassan, autista del veicolo, residente in provincia di Verona. Da quel momento, partirono le indagini della Procura di Ferrara, che portarono alla scoperta di un presunto caso di caporalato nel Basso Ferrarese e al primo processo di questo tipo a Ferrara.
“Siamo soddisfatti dell’esito del procedimento, che è stato lungo, complesso e molto delicato. Alla fine, però, in modo attento e oculato, riteniamo che il tribunale di Ferrara sia riuscito a cogliere l’essenzialità dei fatti relativi alla vicenda. Non era affatto semplice e nemmeno scontato, quindi siamo doppiamente soddisfatti perché giustizia è stata fatta”, dichiarano congiuntamente gli avvocati Nicola Mazzacuva e Mario Gabriele Di Giovanni, legali difensori dei vertici amministrativi e operativi della Cooperativa Agricola del Bidente. Le motivazioni saranno rese note entro novanta giorni.
I commenti sono chiusi.