Sottratti 143 falsi di Banksy, Warhol e Haring esposti per mesi a Reggio Calabria.
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Che trentaquattro delle opere attribuite a Andy Warhol, Keith Haring e Banksy, esposte per un lungo periodo a Reggio Calabria, fossero contraffatte, era emerso già qualche mese fa, portando l’Accademia di Belle Arti della città a chiudere in modo repentino la mostra Pop to Street Art: Influences. In effetti – ha rivelato la procura di Reggio Calabria, che ha coinvolto i carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza per indagare sul caso – almeno 143 delle 170 opere esposte erano semplici imitazioni. Tuttavia, i curatori della mostra, organizzata dall’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria con il supporto della Città metropolitana, hanno ottenuto notevoli guadagni.
Per quanto riguarda l’evento di Reggio Calabria, che si è svolto dal 20 luglio 2024 al 5 gennaio 2025 tra l’Accademia di Belle Arti, la Casa della Cultura Pasquino Crupi e il Museo Archeologico Nazionale, si stima un incasso di almeno cinquantamila euro, oltre ai proventi derivanti dalla vendita di biglietti e gadget, tutti finiti nelle mani del curatore Jean-Christophe Hubert. Di lui, rimane solo un’ombra di un sito personale – rimosso in fretta – e i social media, dove si possono trovare immagini dell’allestimento della mostra e vari riferimenti su riviste d’arte italiane e europee, che lo descrivono come curatore di esposizioni anche di Picasso e Miró, attivo tra Belgio, Francia e Italia.
A Reggio Calabria, uno dei tre belgi è finito sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori, insieme alle tre aziende di cui sono proprietari e che hanno organizzato quella mostra nella città calabrese e altre esposizioni simili in Italia e in Europa. Quasi tutte riguardano quadri e disegni falsificati, anche in modo grossolano. Ciò è suggerito non solo dal ritrovamento di ulteriori dieci “opere” attribuite a Banksy a Liegi, già incluse nel catalogo che i tre belgi proponevano, ma anche da altre undici tele, disegni e litografie attribuite a Warhol, Haring e Banksy, su cui sono in corso verifiche, ma che sembrano identiche a quelle già sequestrate. Caratteristica distintiva: sono anch’esse male contraffatte.
“Le indagini condotte dal Nucleo Carabinieri TPC di Cosenza riguardo all’autenticità delle opere d’arte esposte nella mostra di Reggio Calabria hanno dimostrato, anche attraverso metodi scientifici, l’assoluta falsità delle opere sequestrate, la cui contraffazione risulta, nella maggior parte dei casi, addirittura grossolana”. Eppure, aveva dichiarato il direttore dell’Accademia delle Belle Arti di Reggio Calabria, Piero Sacchetti, quando erano emersi i primi sospetti su 34 delle opere esposte, tutte sarebbero arrivate “accompagnate da un certificato di autenticità” e anche le compagnie assicurative non avevano sollevato dubbi sull’autenticità delle opere, tanto da assicurare la mostra per due milioni di euro. In Accademia, ogni documento e certificato e anche le opere stesse – aveva garantito – erano stati esaminati con grande attenzione.
Per la procura di Reggio Calabria, guidata da Giuseppe Borrelli, l’istituto è in buona compagnia. Infatti, quella esposta per mesi sulla riva calabrese dello Stretto sarebbe solo una delle mostre di quadri, disegni e sculture falsificate diventate una fonte di guadagno per i curatori e organizzate da un vero e proprio “complesso sistema criminale specializzato nella produzione seriale di falsi riconducibili ai principali esponenti del movimento internazionale Pop Art”.
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