Tentato omicidio al Doro. “Spinto a terra due volte, ho risposto con un martello”

La 40enne di origine nigeriana ha fornito la propria versione dei fatti riguardo all’episodio che l’ha vista coinvolta, avvenuto lunedì 29 giugno, per il quale è accusata di tentato omicidio nei confronti della sua coinquilina. La donna, attualmente in custodia nel carcere della Dozza di Bologna da due giorni, ha partecipato ieri mattina (mercoledì 1° luglio) all’interrogatorio di garanzia davanti al gip Marco Peraro del tribunale di Ferrara. Nelle prossime ore, lo stesso giudice dovrà decidere in merito alla convalida del fermo effettuato dagli agenti della polizia di Stato.

Durante l’udienza, l’indagata ha esposto la propria ricostruzione dei fatti, cercando di delineare, passo dopo passo, quanto accaduto. Secondo il suo racconto, tutto sarebbe iniziato nella serata di domenica 28 giugno, quando, insieme alle quattro figlie, sarebbe rientrata nell’appartamento di via Salvador Allende, nel quartiere Doro, dopo un’assenza di alcune settimane. Una volta entrata, avrebbe cominciato a riordinare un mobile con un martello. A quel punto, la coinquilina, una donna italiana di 60 anni, avrebbe iniziato a lamentarsi, ordinandole di andarsene e poi spingendola. La 40enne ha dichiarato di essere caduta a terra due volte prima di reagire in modo violento, utilizzando l’oggetto – che in quel momento aveva in mano – per colpire la donna.

La 40enne risiedeva in quell’abitazione da circa un anno, mentre la coinquilina era arrivata nel mese di gennaio. Secondo la difesa, la convivenza sarebbe stata problematica fin dall’inizio. “La mia assistita ha subito, fin dal momento in cui la signora è entrata nell’abitazione, atteggiamenti mirati a spingerla ad andarsene. L’episodio di domenica sera, secondo il suo racconto, è culminato in due spinte che l’hanno fatta cadere a terra e alle quali ha reagito, ma non con la gravità descritta immediatamente dopo i fatti”, ha spiegato l’avvocato difensore Massimo Cipolla, il quale ha richiesto al giudice di riqualificare il reato contestato da tentato omicidio a lesioni gravi e di revocare la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti della propria assistita.

L’indagata ha fornito anche una versione differente riguardo all’entità dell’aggressione. Non ha menzionato quindici colpi di martello, come inizialmente riportato da fonti investigative, ma ha affermato di aver inferto tre colpi alla coinquilina. Quest’ultima, dopo essere stata colpita, si sarebbe rinchiusa in una stanza, barricandosi all’interno dopo aver spostato il frigorifero davanti alla porta. La stessa 60enne ha riferito agli investigatori di non aver chiesto aiuto né urlato per timore che la 40enne fosse ancora nell’appartamento e potesse sentirla. A quel punto, la 40enne, insieme alle quattro figlie, avrebbe lasciato l’appartamento e, intorno all’una di notte, avrebbe trovato rifugio in un albergo nelle vicinanze della stazione ferroviaria. Da lì, verso le 4 del mattino, aveva contattato i soccorsi.

Sul luogo erano quindi intervenuti i sanitari del 118, che avevano trasportato la 60enne al pronto soccorso dell’ospedale Sant’Anna di Cona. La donna è stata ricoverata nel reparto di Medicina d’Urgenza con lesioni alla testa, alle costole e a una mano, giudicate guaribili in oltre trenta giorni. Le sue condizioni non sono mai state considerate tali da mettere in pericolo la vita. Contestualmente, gli agenti della Polizia di Stato avevano fermato la 40enne che, dopo essere stata accompagnata in questura per gli accertamenti di rito, era stata trasferita nel carcere della Dozza di Bologna, da dove ora attende il provvedimento del gip sulla convalida del fermo e sull’eventuale applicazione della misura cautelare.

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