Tornato a Terra l’astronauta che si è ammalato nello spazio: con lui i tre compagni di missione
Il distacco della navicella Dragon di SpaceX dalla Stazione Spaziale (afp)
Un rientro anticipato sulla Terra per quattro astronauti che si trovavano a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Uno di loro – la Nasa ha scelto di non rivelarne l’identità per motivi di privacy – si è ammalato mentre era in orbita. Si trova in una situazione “seria e difficile da diagnosticare con esattezza”, anche se si dice “stabile e ben assistito”, ha dichiarato il responsabile dello staff medico dell’agenzia spaziale americana.
“Siamo una famiglia”
Gli statunitensi Zena Cardman e Mike Fincke, il giapponese Kimiya Yui e il cosmonauta russo Oleg Platonov hanno lasciato la Stazione intorno all’una di notte di giovedì, tuffandosi al largo di San Diego, in California, quando negli Stati Uniti erano le 3 e 40 di notte (le 9 e 40 in Italia). Hanno trascorso 167 giorni nello spazio.
Ad attenderli c’era una nave con tecnici della Nasa e un’équipe medica. I quattro astronauti hanno salutato le telecamere al momento dell’uscita, mentre quello malato è stato poi trasportato in ospedale per le prime valutazioni, prima di volare con gli altri verso la base dell’agenzia spaziale americana a Houston.
“Non c’è nulla di inaspettato nella scelta di rientrare prima del previsto” ha commentato Cardman prima di lasciare la Stazione. “Siamo diventati una famiglia. Ci supportiamo e ci assistiamo in ogni situazione”.
La Crew-11 al momento della partenza (afp)
Platonov, 39 anni, è un ex pilota dell’aeronautica russa. Doveva partire per lo spazio qualche anno fa, ma il suo lancio era stato posticipato a causa di un problema di salute non specificato.
Anche la missione di Cardman era stata rinviata di un anno, poiché la Nasa aveva dovuto rivedere i suoi programmi per riportare a Terra Butch Wilmore e Suni Williams, due astronauti costretti a rimanere a bordo della Stazione per dieci mesi a causa di un guasto alla navicella sperimentale utilizzata per il viaggio di andata.
Ammalarsi in orbita
Questa è la prima volta nella storia della Stazione che si procede a un rientro d’urgenza per motivi medici. Nel 2020, un astronauta aveva sofferto di un trombo alla carotide, ma era stato trattato a bordo con farmaci anticoagulanti. Quando il suo armadietto delle medicine si era esaurito, un’altra fornitura era stata inviata nello spazio con una navetta cargo.
Un’emergenza medica si era verificata per i sovietici nel 1985, quando il cosmonauta Vladimir Vasyutin era stato colpito da un’infezione ed era dovuto tornare urgentemente sulla Terra.
Mal d’orecchi, mal di denti e mal di stomaco che avevano afflitto altri astronauti erano sempre stati trattati in orbita senza particolari preoccupazioni. Parte dell’addestramento per lo spazio è dedicato proprio alla gestione dei problemi di salute più comuni. A bordo della Stazione è presente un armadietto ben fornito di medicinali, insieme a dispositivi per effettuare elettrocardiogrammi ed ecografie.
Chi parte e chi resta
Oggi, insieme all’astronauta malato, sono rientrati i tre compagni di volo della Crew-11: il team partito il primo agosto e programmato per tornare – secondo le previsioni iniziali – a fine febbraio. Sulla Stazione rimangono altri tre astronauti, in attesa che il prossimo quartetto (la Crew-12) completi rapidamente l’addestramento e si prepari alla partenza. Questo non avverrà prima del 15 febbraio.
I sette astronauti a bordo della Stazione
Ora l’astronauta malato dovrà affrontare lo stress del rientro. Una permanenza nello spazio di mesi causa perdita della capacità del corpo di mantenere l’equilibrio, di camminare e provoca un indebolimento dei muscoli posturali. Il cuore deve ricominciare a pompare con maggiore intensità per contrastare la forza di gravità. Ogni astronauta descrive i primi giorni sulla Terra come un’esperienza faticosa. Il programma di riabilitazione richiede generalmente diverse settimane.
La decisione della Nasa in questo caso è stata presa principalmente per chiarire le cause del problema di salute. A bordo della Stazione non era stato possibile determinare con precisione di quale malattia si trattasse. “A Terra sarà possibile effettuare tutti i controlli, con tutti gli strumenti diagnostici disponibili” ha spiegato Fincke, che era anche il comandante della Stazione. Prima di partire, ha effettuato una cerimonia consueta per ogni cambio di equipaggio, cedendo la campanella (simbolo del comando) al russo Sergey Kud-Sverchkov.
L’aurora fotografata dall’astronauta giapponese
Yui, la settimana scorsa, ha celebrato il 300esimo giorno nello spazio, condividendo immagini dell’aurora e del Monte Fuji coperto di neve. “Voglio imprimere queste immagini nei miei occhi e ancor più nel mio cuore. Presto tornerò a essere una di quelle lucine là a terra” aveva scritto su X, lasciando trasparire l’unica nota di nostalgia di tutta questa vicenda.