Trapianto cardiaco, l’esperto: “Scopri le metodologie per ottimizzare la conservazione di un organo”
Si tratta di un’operazione collettiva che richiede una coordinazione impeccabile. Il prelievo, il trasporto e il trapianto di un organo possono avvenire solo se ogni fase è eseguita con precisione. “Il primo passo consiste nella selezione del gruppo sanguigno. È fondamentale che anche il peso del donatore e del ricevente sia compatibile” afferma Gino Gerosa, professore e direttore della cardiochirurgia presso l’azienda universitaria di Padova, dove nel 1985 si è realizzato il primo trapianto di cuore in Italia, e assessore alla Sanità del Veneto.
Qual è l’importanza del peso del donatore?
“Non è possibile impiantare il cuore di un donatore di 70 chili su un ricevente di 100. L’organo si troverebbe immediatamente in difficoltà. Questo principio vale anche per i bambini. Esiste una tolleranza di circa il 20% oltre la quale non è consentito andare”.
Qual è il processo di espianto?
“Si tratta di una fase delicata poiché diversi organi devono essere espiantati simultaneamente. Quando si interrompe l’afflusso di sangue al cuore, è il momento in cui tutti devono agire insieme, nel modo più rapido possibile. Il chirurgo cardiaco e quello polmonare, in particolare, si trovano con le mani molto vicine. È essenziale lavorare in sintonia con il collega”.
Quali sono le sfide nella conservazione?
“Esistono quattro metodi per conservare e trasportare un organo. Il primo, il metodo tradizionale, prevede l’infusione nel cuore, attraverso le coronarie, di una soluzione chiamata cardioplegica, che arresta il metabolismo delle cellule e le protegge. L’infusione avviene in sala operatoria poco prima dell’espianto. Successivamente, l’organo viene sistemato nel dispositivo di trasporto e mantenuto a 4 gradi. Si utilizza il ghiaccio per abbassare la temperatura, ma solo all’esterno del sistema di trasporto, senza contatto diretto con l’organo. Un secondo sistema più avanzato consente il monitoraggio costante della temperatura. Un display esterno al sistema di trasporto segnala eventuali deviazioni dai 4 gradi ottimali. Sia una temperatura eccessivamente alta che una troppo bassa possono danneggiare i cardiomiociti, le cellule del muscolo cardiaco. L’organo potrebbe non essere in grado di riprendere a battere in modo ottimale dopo il trapianto”.
Il chirurgo ha la possibilità di valutare l’organo prima dell’impianto?
“Prima dell’espianto vengono effettuati esami strumentali, come l’ecocardiografia e la coronarografia. All’arrivo del cuore in ospedale, prima del trapianto, il chirurgo verifica la temperatura, quindi ne valuta il colore e la consistenza. In situazioni estreme, può decidere di non procedere con il trapianto di un organo che non si è conservato adeguatamente”.
Quali sono gli altri due metodi?
“La soluzione che protegge il cuore può essere infusa in modo continuo. In questo modo, le coronarie vengono costantemente lavate con sostanze protettive. Recentemente, con questo metodo, un cuore prelevato in Guyana francese è stato trapiantato a Parigi dopo 12 ore di volo di linea. Teoricamente, questa tecnica potrebbe essere utilizzata anche per i bambini, ma mancano ancora le approvazioni formali”.
Qual è il quarto sistema?
“Il più innovativo, in cui il sangue del donatore viene mantenuto in circolazione all’interno del cuore a una temperatura di 37 gradi. In questa condizione, l’organo non si ferma e non subisce alcun danno. Attualmente, il trasporto a cuore battente viene effettuato solo sugli adulti. A Padova, nel 2024, abbiamo eseguito per la prima volta un trapianto senza mai fermare il cuore, né al momento dell’espianto, né durante il trasporto. In questo modo, abbiamo evitato anche il danno che le cellule subiscono quando il cuore si arresta e deve poi ripartire”.
Quale metodo è stato utilizzato nel caso del bambino di Napoli?
“Il primo, il più tradizionale”.
Quali sono i limiti di tempo da rispettare per ciascun metodo?
“Per i primi due, 4 ore, mentre gli altri possono arrivare fino a 12 ore”.
È più complicato trovare un donatore per i bambini?
“I donatori sono più rari, ma in generale i cuori dei bambini sono di ottima qualità. Per gli adulti, l’età media dei donatori è aumentata notevolmente in Italia. Fortunatamente, da quando utilizziamo il casco, abbiamo registrato una diminuzione dei decessi per traumi. La maggior parte dei cuori proviene da persone sopra i 50 anni decedute per ischemia o emorragia cerebrale. Se la causa del decesso è stata ipertensione o diabete, il cuore potrebbe aver subito dei danni. Questo è il motivo per cui negli ultimi anni abbiamo osservato un incremento della mortalità post trapianto tra gli adulti”.
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